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Memoria e accoglienza, il Cardarelli vola a Lampedusa | Foto

Il reportage di Chiara e Noemi, studentesse del Liceo Artistico: "Noi sappiamo di non appartenere agli indifferenti, semineremo il messaggio che ci hanno consegnato".

"Oggi come ieri le persone non sono numeri"
Memoria e accoglienza, il Cardarelli vola a Lampedusa

La Spezia - Il 3 ottobre del 2013 perdevano tragicamente la vita nel mare di Lampedusa 368 persone, nel disperato tentativo di raggiungere l’Italia e l’Europa. Ecco perché questo giorno, il 3 ottobre, è stato scelto per non dimenticare. Nel ricorrere di questa data, si tengono a Lampedusa importanti eventi che vedono anche il coinvolgimento delle scuole. L’obiettivo è, certamente, onorare la memoria di tutte le vittime dei terribili traffici di esseri umani ma anche guardare avanti, alla ricerca di nuove strategie per gestire il problema dell’accoglienza e dell’integrazione.

Per la Giornata della memoria e dell’accoglienza del 3 ottobre, nonostante l’emergenza Covid, il Comitato 3 ottobre non si è arreso e ha deciso di riorganizzarsi, restringendo la presenza sull’isola di Lampedusa a una delegazione di scuole italiane ed europee. Il Liceo artistico Cardarelli della Spezia, anche quest’anno, era tra quelle scuole. Chiara Villa, della classe V C del Liceo Artistico, e Noemi Arabia della classe 5D insieme alla docente Lorenza Marchesini sono state coinvolte direttamente nell’esperienza: "Noi ragazzi siamo stati a Lampedusa dal 30 settembre al 3 ottobre, e questi giorni sono stati intensi, forti, pieni di dolore, ma anche di rabbia. Durante la nostra permanenza, abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare la testimonianza diretta dei sopravvissuti al naufragio, persone che hanno vissuto questa tragedia e che non si capacitano di come sia potuta accadere, di come ancora oggi si possa rimanere inermi ed indifferenti di fronte a tante morti nel Mediterraneo. Noi però sappiamo di non appartenere a quegli indifferenti. Abbiamo ascoltato i volontari dell'ANVCG, le persone che sono state vittime civili della guerra, e che hanno sentito sulla loro pelle che cosa significa essere feriti, stuprati o uccisi per ragioni che ignorano e spesso nemmeno condividono, come Nicholas, un ragazzo 23enne che all'età di 15 ha perso la vista e una mano a causa di un ordigno bellico. Abbiamo ascoltato i ragazzi sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre 2013 e in qualche modo tentato di rispondere alle loro domande. Ma nel silenzio delle risposte che non abbiamo saputo dare abbiamo una promessa: semineremo il messaggio che ci hanno consegnato. Una tra le esperienze più forte è stata all’alba del 3 ottobre, quando nella stessa ora in cui è avvenuto 7 anni fa il naufragio, ci siamo recati al memoriale delle vittime, un monumento su cui non è stato ancora possibile iscrivere tutti i nomi: c'è chi ancora non è stato identificato, ci sono genitori che ancora stanno aspettando notizie dei propri figli. Oggi come ieri le persone non sono numeri, quegli uomini, quelle donne, quei bambini non erano e non sono numeri. Sono esseri umani. I workshop e le tavole rotonde ci hanno portato dentro il mondo, purtroppo a noi quasi sconosciuto, dell'immigrazione, sino ad arrivare al momento cruciale, scioccante, emozionante e struggente, che si è svolto il 3 ottobre alle 9 di mattina alla porta d'Europa, durante la celebrazione funebre".

"I sopravvissuti, gli studenti, i docenti e i volontari - concludono - si sono ritrovati tutti uniti per la stessa causa e le stesse speranze e rivolgendosi al mare hanno lanciato dei fiori gialli, ricordando così quelle persone che il mare si è portato via. Ancora una volta abbiamo ascoltato le parole dei sopravvissuti e insieme ci siamo commossi e motivati. Alla fine di questa esperienza, tanto bella quanto atroce, sappiamo che porteremo il messaggio del comitato 3 ottobre con noi dovunque andremo e che ci impegneremo a condividerlo con chiunque incontreremo".

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