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Liceo Costa, gli ex studenti reclamano un preside e l'autonomia

Aumento significativo delle iscrizioni per il prossimo anno, ma non basta.

Liceo Costa, gli ex studenti reclamano un preside e l´autonomia

La Spezia - È questo il periodo in cui gli alunni appena licenziati dalla Scuola Secondaria di Secondo Grado confermano la loro iscrizione alla scuola superiore e il Liceo Classico Lorenzo Costa può vantare per l'anno scolastico 2017/18 un aumento significativo delle iscrizioni. Saranno infatti 5 le classi prime: 1 da ordinamento, 2 a curvatura internazionale (tedesco/spagnolo), 1 a curvatura matematica e 1 di arte musica e spettacolo.
Tuttavia per pochissimi allievi in meno rispetto alla soglia stabilita, pur mantenendo l'autonomia, non ha diritto né ad un Dirigente scolastico né ad un Dsga (direttore dei servizi generali e amministrativi) con tutto quello che ciò comporta sia in termini di attività ordinaria e quotidiana sia di progettazione a lungo termine.

Il liceo Costa seppur in reggenza, nel corso del corrente anno ha lavorato con tenacia e passione promuovendo iniziative e progetti che hanno riscosso apprezzamento. Le iscrizioni alle classi prime, per l'anno scolastico 2017/2018, infatti si sono concluse con 25 iscritti in più rispetto allo scorso anno segno che le famiglie e gli studenti hanno mostrato fiducia nell'offerta formativa della scuola e tale crescita è in linea con il trend nazionale che indica un nuovo interesse versi licei ed il liceo classico.

“Noi, ex studenti di questo Istituto – così un gruppo di costiani -, facciamo nostro l'appello di un gruppo maggioritario di docenti del Liceo, rivolto al Miur regionale e provinciale, al Sindaco della Spezia, alla Dirigente-reggente e alle forze sindacali, auspicando che quanto prima le istituzioni competenti possano risolvere la situazione dando una possibilità di deroga sull'autonomia amministrativa così da restituire alla nostra scuola un Dirigente che dia stabilità a quella che è da sempre una fondamentale realtà culturale dello spezzino, baluardo della cultura classica, peculiarità della scuola italiana, che tanto ha contribuito alla formazione di generazioni di spezzini. Per una città che si vede proiettata verso una realtà globale e turistica, il liceo classico rappresenta, e deve essere incentivato a rappresentare, il percorso di studi più indicato per approfittare delle possibilità lavorative, sociali ed economiche che si prospettano all'orizzonte. La capacità e l'attitudine a ragionare, anche nelle situazioni più inusuali e complesse, infatti sono, al giorno d'oggi, molto richieste, non solo nel mondo aziendale e industriale, ma anche nelle piccole imprese e, in generale, in ogni parte del settore economico, dove la capacità di fare delle scelte accurate prevarrà su ogni conoscenza tecnica.
Negli anni, il nostro liceo spezzino ha proposto opzioni formative che ben si sposano con il cambiamento e con l'innovazione, a livello sia didattico sia curricolare, proponendo ai suoi iscritti lo studio di una seconda lingua comunitaria oltre l'inglese (non a caso tedesco e spagnolo) e il potenziamento matematico e scientifico, oltre alla curvatura di arte musica e spettacolo per chi si volgesse a nuove professioni dell'intrattenimento dello spettacolo e della comunicazione. Inoltre le iniziative dei singoli insegnanti che coinvolgono i ragazzi in progetti extrascolastici, fornisce loro la possibilità di lavorare insieme, di imparare a lavorare in gruppo, competenza indispensabile per tutti coloro che si muovono nell'attuale mondo del lavoro.
Lo stesso vale per il campo tecnologico, futuro anch'esso, della cittadinanza spezzina e della sua università. Lo spiegava anche Umberto Eco qualche anno fa: «Serve studiare greco per ideare un buon programma per computer? Sì. C'era una volta un signore che si chiamava Adriano Olivetti, il quale quando ancora i computer occupavano ciascuno una stanza assumeva laureati in materie umanistiche, che magari avevano fatto una tesi (ma una buona rigorosa ricerca) su Aristotele o su Esiodo, poi li mandava a fare gavetta per sei mesi in fabbrica, perché capissero per chi dovevano lavorare, e alla fine ne faceva delle menti altamente produttive per un futuro tecnologico. Quindi, anche nel mondo della tecnologia, l'avvenire è di chi sappia ragionare in modo da inventare programmi. E si dà il caso che chi abbia fatto una tesi di logica formale, di filologia classica, di filosofia, abbia allenato una mente più adatta a inventare programmi (che sono materia del tutto mentale)» (Umberto Eco, l?Espresso).
É quindi con forza che chiediamo alle nuove amministrazioni di garantire all'istituto la stabilità necessaria a condurre e portare a termine serenamente la formazione delle generazioni future, sperando di essere riusciti a far percepire che oggi più che mai il futuro ha un cuore antico”.

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