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Ultimo aggiornamento: Domenica 26 Maggio - ore 20.23

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Lavoratice Acam licenziata, nasce il comitato "Iren? No grazie"

Il consigliere Massimo Caratozzolo e l'avvocato Roberto Quber sono tra i promotori dell'iniziativa e della raccolta firme iniziata nei giorni scorsi. Intanto la vicenda prosegue in Tribunale e nei rapporti con l'onorevole Schullian.

La vertenza non è conclusa
Lavoratice Acam licenziata, nasce il comitato "Iren? No grazie"

La Spezia - Un comitato e una raccolta firme per esprimere solidarietà a Teresa, la lavoratrice di Acam Ambiente licenziata in maniera illecita, ma non reintegrata al lavoro a causa dell'applicazione delle modifiche allo statuto dei lavoratori decise dal governo Renzi alcuni anni or sono.

Non si ferma dunque la mobilitazione del mondo politico, di quello della giustizia e del sindacato e dei colleghi della donna, rea di aver ritirato alcune cassette di legno e plastica di un venditore ambulante nel giorno in cui avrebbe dovuto occuparsi unicamente del servizio di raccolta porta a porta.
"Questa è una vicenda sulla quale mi ero espresso poco - afferma Massimo Caratozzolo, consigliere comunale e referente del neo nato comitato - con la speranza che non arrivasse a perdere il posto di lavoro. Visto l'esito della vertenza, ho dato mia disponibilità a rappresentare il comitato "Iren? No grazie", che vuole essere un supporto a lei e un momento di denuncia di quello che è accaduto. Un epilogo così pesante è dovuto a quel governo che ha compresso i diritti dei lavoratori: il diritto più importante è quello al lavoro, non all'indennizzo con il pagamento di alcune mensilità. Ma il comitato si rivolge anche a Iren, la società arrivata in riva al golfo a causa della gestione scellerata di Acam e che si è presentata mostrando i muscoli e non ascoltando ragioni in relazione alla decisione di licenziare la lavoratrice".

Accanto a Caratozzolo, a promuovere la battaglia del comitato, che sta raccogliendo firme per conferire maggiore peso alla sua posizione, c'è l'avvocato Roberto Quber, legale della donna nell'impugnazione del licenziamento realizzata insieme a Uiltrasporti e dei successivi passaggi giudiziari.
"Teresa ha commesso una infrazione disciplinare nel momento in cui ha caricato un numero di cassette di plastica e legno compreso tra 5 e 7 da un ambulante, nel corso del giro quotidiano del porta a porta. Non ha deviato dal percorso stabilito e avrà perso al massimo 40 secondi per fare un favore che non ha risolto economico. Il venditore avrebbe comunque potuto smaltire le cassette all'isola ecologica e il comportamento della lavoratrice gli ha solamente risparmiato un viaggio di alcune centinaia di metri. Un favore 'ripagato' con due banane e una fetta di torta di verdura, per un valore che il giudice ha quantificato in 3,5 euro. Il comportamento della dipendente - spiega l'avvocato - non è stato certamente impeccabile, ma non è stato certo da licenziamento. Infatti il giudice ha ritenuto il provvedimento illegittimo, ma, in base al nuovo statuto dei lavoratoti non ha potuto reintegrarla al lavoro, stabilendo un risarcimento economico pari a 21 mensilità".

Quber allarga il ragionamento, passando dal caso specifico alla norma generale: "Il contratto a tutele crescenti introdotto da Renzi prevede che chi viene licenziato non ritorni al lavoro che possa ottenere al massimo un risarcimento. Questo vale per chi è stato assunto dopo l'entrata in vigore della legge, nel marzo del 2015. Ma, in realtà, vale anche per coloro che sono stati assunti prima: basta che il fatto disciplinare contestato sussista. Mi ero accorto di questa stortura e la segnalai, ma mi dissero che tanto non sarebbe capitato. E invece il primo caso di cui mi occupo è accaduto proprio nella nostra provincia e non a carico di un dipendente di un'azienda privata, ma di una società partecipata dal pubblico e di un gruppo, Iren, che forse alla Spezia doveva dimostrare qualcosa. Lo ha fatto rovinando una famiglia spezzina, pur essendo la stessa Iren che si propone agli spezzini per la fornitura di servizi ulteriori rispetto a quelli che competono ad Acam". Per questi motivi Quber ha deciso di far parte del comitato "Iren? No grazie" e di promuovere la raccolta di firme a sostegno della causa, trovandolo da parte dei colleghi avvocati Roberto Lamma, Sabrina Romagnoli, Daniele Bordigoni, Emiliano Barbieri, Nicola Giusteschi Conti e Massimo Lombardi, che è anche consigliere comunale di Spezia bene comune.

Intanto la battaglia per cambiare la norma che ha modificato uno dei diritti dei lavoratori prosegue insieme a Marco Furletti, segretario provinciale di quella Uiltrasporti di cui Teresa è iscritta. "Abbiamo scritto alle più alte cariche del parlamento - ricorda Quber (leggi qui) - ma per il momento non abbiamo ricevuto alcuna risposta, se non quella dell'onorevole Manfred Schullian, del Südtiroler Volkspartei. Ci ha scritto che dubita si riesca a modificare la legge in questa legislatura, ma ha ci ha chiesto di inviargli il testo di una proposta di legge, cosa che abbiamo fatto".
Ora, visto il particolare momento politico, l'attenzione è rivolta alla raccolta firme, poi si cercherà di avere un incontro coi sindaci azionisti e, infine, sarà istituito un premio per le aziende spezzine che nei contratti inseriranno una deroga di legge che porti all'applicazione del vecchio articolo 18.
Parallelamente prosegue anche la vicenda processuale con il ricorso centro l'ordinanza del giudice, che porterà alla prima udienza del 30 maggio prossimo.
"Mi auguro che ci sia l'adesione da parte di altre forze politiche alla battaglia del comitato - ha concluso Caratozzolo - per le implicazioni che ha avuto il ruolo di Iren in questa vicenda".

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