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Lambruschini e l'Enciclica

Lambruschini e l'Enciclica

La Spezia - ?C?inquant’anni fa, mentre in molti paesi dilagava la contestazione giovanile e l’opinione pubblica guardava con apprensione ai preparativi dell’imminente invasione sovietica della “dissidente” Cecoslovacchia, Papa Paolo VI firmava l’enciclica “Humanae Vitae”. Il documento, datato 25 luglio e pubblicato il giorno 29, era destinato a far molto discutere, all’interno e all’esterno della Chiesa, anche per l’oggettiva rilevanza dei temi trattati, connessi alla visione cristiana della sessualità umana in un contesto, già allora, di grandi cambiamenti culturali, sociali ed antropologici. Per questo, mezzo secolo dopo, ancora si parla dell’enciclica e se ne analizzano i contenuti, come nel documento pubblicato da “Avvenire”, nell’inserto “Noi – Famiglia & Vita”, sui temi della generazione e fecondità umana. Ma non è qui il luogo per entrare nel merito di tale discussione, bensì per ricordare la figura di un ecclesiastico che, svolgendo il suo compito di teologo e di sacerdote, in ossequio alla volontà del Papa, ebbe l’incarico, non semplice, di “mettere la faccia”, come si dice oggi, nella presentazione di quel documento. L’enciclica, infatti, venne presentata alla stampa, la mattina di lunedì 29 luglio 1968, da monsignor Ferdinando Lambruschini. Lambruschini, nato a Sestri Levante nel 1911 ed appartenente ad una famiglia che contava ecclesiastici di rango, tra i quali un arcivescovo di Genova e noti studiosi, era allora incardinato nella diocesi di Roma, in quanto canonico della basilica di San Pietro, ma aveva studiato nel seminario di Sarzana, ed a Sarzana, dopo l’ordinazione nel 1933, era stato canonico della cattedrale e primo insegnante di religione, tra il 1940 e il 1946, nel ginnasio liceo “Tommaso Parentucelli”. Fu poi anche parroco di Casarza Ligure, parrocchia che, come tutto il Sestrese, apparteneva allora alla diocesi di Brugnato, unita poi alla Spezia e a Sarzana nel nome di Luni. Tornato a Roma nel 1952, fu collaboratore del cardinale Alfredo Ottaviani al “Sant’Uffizio” e docente di teologia morale alla Lateranense: incarico di grande rilievo già in quel periodo, per il quale venne appunto scelto dal Papa a collaborare alla preparazione dell’enciclica. In seguito sarebbe divenuto arcivescovo di Perugia e Città della Pieve. Sul ruolo e sul pensiero di Lambruschini in quella circostanza si è a lungo discusso, e, di sicuro, altre interessanti indicazioni potranno venire ora dalla commissione storica incaricata di approfondire vicende e tematiche dell’”Humanae Vitae”, commissione coordinata, per coincidenza, proprio da un altro sacerdote della Spezia – Sarzana – Brugnato, monsignor Gilfredo Marengo, da anni docente anch’egli alla Lateranense, nella cattedra di Antropologia teologica del Pontificio istituto “Giovanni Paolo II” per gli studi su matrimonio e famiglia. Corsi e ricorsi storici, si potrebbe dire.

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