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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Novembre - ore 15.49

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La rete dei locali contro la malamovida all'Umbertino

Ieri incontro tra i gestori dei circoli dominicani e non solo, si scambieranno informazioni tramite Whatsapp per mettere alla porta i disturbatori della quiete pubblica. "Siamo vittime come i residenti. Quale sicurezza, è un problema di educazione".

POSSIBILE SVOLTA
La rete dei locali contro la malamovida all'Umbertino

La Spezia - Spesso accusati di essere la radice del problema, loro si sentono invece le prime vittime. E da oggi proveranno a diventare la soluzione. Questa volta sono gli stessi gestori dei locali notturni del Quartiere Umbertino a dire basta a quella che è stata chiamata "malamovida". Ieri sera si sono dati appuntamento presso il circolo di Via Aldo Ferrari, un incontro a quattr'occhi che servirà come primo passo per coordinare una serie di iniziative. Il loro obiettivo è diventare parte attiva nel mettere un freno a chi non riesce a passare una serata in libertà senza sconfinare in quella altrui, che siano residenti o altri avventori.

C'erano rappresentanti dei quattro circoli dominicani attorno a Piazza Brin, c'erano gli organizzatori delle serate latine al Papilio disco, c'era il gestore del club Nfasis che sorge nei locali sotto lo stadio "Alberto Picco". Mancava giusto la voce del circolo caraibico di Via XXIV Maggio, assenti per problemi di lavoro, ma moralmente accanto ai colleghi. "Era una cosa di cui parlavamo da tempo, gli ultimi avvenimenti ci hanno spinto a rompere gli indugi e a sederci attorno a un tavolo", spiega Maria Peralta che conduce il club di Via Corridoni.

E' uno dei club legati alla comunità dominicana di più vecchia data. "Abbiamo aperto dodici anni fa, quando c'era un clima ben diverso - ricorda - Per me dovremo iniziare a sostituire la parola sicurezza con una molto più semplice: educazione. Ci sono persone che non ne hanno, si passa dall'urlare forte in strada in piena notte, all'ascoltare la musica a tutto volume e così fino alle risse. Noi gestori dei locali inizieremo a selezionare chi entra". Per questo il primo passo è stato creare un gruppo Whatsapp per scambiarsi informazioni. Si segnalano ogni sera gli avventori molesti, o che magari hanno già alzato il gomito, ai colleghi in modo che possano tenerli d'occhio, lasciarli fuori dalla porta o rivolgersi alle autorità ancora prima che la situazione degeneri. Secondo i gestori, sono pochi e ben conosciuti i soggetti problematici. "Ovviamente non ci sostituiamo alle forze dell'ordine, ma è un passo per far capire che noi siamo parte lesa", dice Peralta.

Se per i residenti la convivenza con gli esagitati del sabato sera è difficile, per chi ha un'attività può essere catastrofica. "Siamo le prime vittime di certi comportamenti - spiega Etmond Tosku che gestisce l'Nfasis insieme al fratello - Vi faccio un esempio: una sera un uomo già palesemente ubriaco si è presentato al bancone chiedendo di bere. Al mio rifiuto si è fatto aggressivo e ha finito per rompermi una vetrata prima di essere accompagnato fuori dal locale. Sono ovviamente intervenute le forze dell'ordine. Una vicenda del genere nella percezione della gente genera l'idea che è il mio locale quello in cui succedono i casini. Tutto viene messo in contro a noi gestori, che poi ci troviamo ad avere il locale chiuso per motivi di ordine pubblico".

Nella fattispecie l'Nfasis ha avuto venti giorni di stop in passato per episodi di questo tenore e ha dovuto licenziare buttafuori e impiegati. "E il paradosso è che durante il periodo di chiusura, il soggetto che aveva fatto tutto questo continuava a girare ogni sera liberamente", dice Tosku. "Quello che vorremmo si capisse è che con il nostro lavoro noi manteniamo la famiglia e diamo uno stipendio - conclude Peralta - Non abbiamo alcun interesse che si turbi l'ordine pubblico. Nella stessa Piazza Brin era da molto tempo che non succedevano disordini, poi quella rissa di qualche tempo fa ha riacceso i fari sul quartiere. Qualche pecora nera rovina l'immagine di tutti".

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