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Ultimo aggiornamento: Lunedì 29 Maggio - ore 16.42

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La nuova Piazza Verdi pagherà o la farà pagare? | Foto

Grande dibattito sui colori dei portali, che quasi nessuno considera un'opera d'arte, ma il capriccio di un francese di nome Buren. E' presente al Guggenheim Museum e ha vinto il Leone d'oro, ma in città non è stata organizzata nessuna mostra...

La nuova Piazza Verdi pagherà o la farà pagare?<span class=´linkFotoA1´ style=´color: #000´> | <a href=´/fotogallery/Piazza-Verdi-via-all-installazione-dei-2176_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´ style=´Font-size: 33px´>Foto</a></span>

La Spezia - Dalle 13 di ieri, momento dello scartamento dei primi sei portali di Piazza Verdi, da Marsiglia a Terni, passando per La Spezia e Carrara, a molti avranno fischiato le orecchie. Nella città francese Daniel Buren si sarà chiesto ancora una volta quale problema abbiano gli spezzini con la sua arte, quale sia il motivo di tante critiche ogni qual volta ritorna a galla tra i marosi della contestazione al progetto complessivo della nuova piazza e al poco distante Palazzo civico. A Carrara e Terni, ieri e oggi, si saranno invece domandati perché in riva al golfo si sia improvvisamente iniziato a parlare dei loro colori. In città, beh, dal sindaco Massimo Federici all'assessore ai Lavori pubblici Corrado Mori, sino a quelli che hanno osato l'azzardo di difendere sin dall'inizio il progetto giudicandolo certamente migliorativo rispetto all'assetto precedente, le orecchie non solo hanno fischiato, ma ad un certo punto si sono abbassate, di fronte alla marea di polemiche e ironie che hanno invaso gli ormai immancabili social network, oltre ai negozi, gli autobus e i crocchi di anziani che, sfidando il freddo, continuano imperterriti a controllare da vicino l'andamento dei lavori. Unici, forse, a giovarsi della lungaggine del cantiere e degli imprevisti che si sono susseguiti.

Ieri e oggi, però, il tema non è stato quello dei lavori mal eseguiti, dei materiali inadatti al transito dei mezzi o dei costi lievitati per questo o quell'altro motivo. No, il nocciolo della discussione è stato l'accostamento cromatico scelto da Buren per le installazioni di Piazza Verdi.
Il giallo e il blu sono dapprima stati considerati offensivi, perché "dello stesso punto di colore della Carrarese". Poi più semplicemente "brutti" e "non adatti al contesto, alle tonalità delle facciate dei palazzi". L'arancio e verde della seconda mandata, quella verso Via Veneto scoperta oggi, è stato più velatamente criticato per l'accoppiamento in sé, solo alcuni hanno ironicamente fatto riferimento ai colori della Ternana.
L'amministrazione non ha replicato, se non attraverso una battuta del sindaco, che ha sottolineato la presenza di marmi bianchi e neri nella parte laterale dei portali, mentre l'assessore Mori ha detto di non essersi mai interessato del colore, avendo a che fare con delle opere d'arte.

Ecco, è proprio questo che - dopo anni di polemiche per l'abbattimento dei pini, di interventi via Twitter da parte del ministro, di anatemi lanciati da Vittorio Sgarbi dagli schermi nazionali, di battaglie infinite nei tribunali, di lavori fatti e da rifare e di nuove prescrizioni da rispettare - è stato completamente rimosso. Che si tratti di un intervento di arte contemporanea, nella fattispecie concettuale. Un ambito, quello dell'arte contemporanea, che in estate ha portato in poche settimane decine di migliaia di persone a camminare sulla passerella arancione realizzata nel Lago d'Iseo. Non senza che si sollevassero critiche per i costi e l'utilità dell'opera.
Ma Christo è noto quasi a tutti, camminare sull'acqua è un'esperienza e il pontile è stato smontato dopo poco tempo. Buren alla Spezia è praticamente sconosciuto, portali e pilastri vengono giudicati come capricci di un bambino - se non come infrastrutture di un autolavaggio - e l'intervento resterà sul groppone della città per decenni. Una sfortuna, per chi non lo digerisce. Un lusso per chi, invece, considera l'artista francese tra i massimi esponenti del suo campo. Ma in città sono in pochi, o comunque pressoché silenti.

Buren, che nel 1986 ha partecipato alla Biennale di Venezia aggiudicandosi il Leone d'Oro per il miglior padiglione, ha realizzato "L'arc rouge" a Bilbao, nel complesso urbano del Guggenheim Museum. Si tratta di una struttura di un rosso acceso che sostiene il ponte Principi Espana. Un "pugno in un occhio", lo definirebbero alcuni, per la forma e il colore. Eppure è ritenuto un'opera di grande valore. Quali siano i crismi che definiscono l'arte contemporanea e quella concettuale sono per lo più un mistero per i non addetti ai lavori. Di certo non la bellezza, l'armonia o la terzietà rispetto ai colori delle tifoserie di calcio "nemiche".

L'unica cosa certa è che Piazza Verdi, da tre anni e mezzo a questa parte, è al centro del dibattito cittadino, politico, da bar e da social network. E che tante cose, dall'istruttoria per il progetto alla comunicazione dovevano essere fatte meglio. Per alcuni - e col senno di poi il loro numero è in crescita - la scelta stessa della proposta progettuale, tra le 89 pervenute, doveva essere differente. Forse le cose non sarebbero andate diversamente, ma la complessità e lo spirito di rottura rispetto al passato sono un boccone molto difficile di mandare giù. E cercare di andare incontro ai gusti della cittadinanza non sarebbe stata una macchia sul curriculum, non per ribaltare il progetto o commettere ingerenze nei confronti dell'autonomia dell'artista. Tutt'altro. Organizzando una mostra, un incontro tra Buren e la cittadinanza, nel corso del quale esporne il passato, spiegarne il presente e illustrandone il possibile valore futuro.

L'amministrazione, con il sindaco in primis, è convinta che la nuova piazza sarà talmente bella da convincere anche gli oppositori più accaniti. Anche se fosse la faziosità italica non farà riconoscere nessun merito, a nessuno. E dopo tre anni di polemiche sembra quasi impossibile che qualcuno cambi opinione.
Pare impossibile fare un pronostico su come si dividerà il consenso sulla nuova opera, bisognerà attendere qualche giorno per la fine, qualche settimana perché sia vissuta e poi qualche mese per vedere gli effetti dal punto di vista elettorale.
Quindi il quesito che resta è uno solo: la nuova Piazza Verdi pagherà o la farà pagare al Pd?

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