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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 19 Settembre - ore 22.25

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La nave italiana che va a caccia di tempeste artiche

L'Alliance è rientrata alla base con il suo equipaggio di marinai e scienziati. Da fine gennaio erano impegnati al Polo Nord. Vento glaciale e mare mosso: lì nascono le correnti marine che toccano tutto il mondo. L'Italia mancava da quei mari dal '28

MISSIONE SCIENTIFICA
La nave italiana che va a caccia di tempeste artiche

La Spezia - Dove le altre osservano il meteo per evitare di navigare in condizioni pericolose, c'è un nave che invece aspetta il riscontro del satellite per dirigere proprio in mezzo alle tempeste. E lo fa in uno dei mari più "scomodi" del pianeta, quello immediatamente sopra al Circolo Polare Artico. Da lì si possono trarre dati preziosi per capire come funziona quel gigantesco meccanismo che sono le correnti marine della Terra, un fenomeno alla base della vita stessa del pianeta. I venti gradi che accolgono Nave Alliance al rientro dalla missione in Polo Nord sono sembrati un miraggio per circa tre mesi all'equipaggio dell'unità della Marina Militare, che ha trasportato 22 scienziati di dodici diversi Paesi in una delle zone più fredde e inospitali del pianeta.

"Avrei voluto darvi un bentornato a casa in maniera più allegra, ma oggi non sono allegro", li saluta l'ammiraglio Donato Marzano, comandante in capo della Squadra navale. Si trova alla Spezia mentre dal Mediterraneo centrale arriva la notizia della sciagura dello specialista di volo Andrea Fazio, che ha perso la vita nell'incidente del suo elicottero finito in mare durante un tentativo di appontaggio su Nave Borsini. Volerà ad Augusta subito dopo. "Ma oggi deve essere una giornata di festa per voi, per le vostre famiglie". Su molo Varicella i primi abbracci di mogli e mariti, di figli e figlie che avevano salutato i propri cari il 19 gennaio scorso.
"I dati che sono stati raccolti da Nave Alliance sono amazing - dice l'americana Catherine Warner, direttrice del Centre for maritime research and experimentation della Nato che ha sede alla Spezia - E' la prima volta che conduciamo questo tipo di missione con la Marina Militare italiana, davvero molto impegnativa. La Nato é orgogliosa di questo successo". L'Alliance è infatti stata costruita al Muggiano nel 1984 e ha battuto bandiera tedesca, ma sotto insegne Nato (allora Saclant), fino al 2016 quando è passata direttamente tra le fila della marineria italiana.

E' così che nasce il ritorno della bandiera con gli araldi delle Repubbliche marinare al Polo Nord. Mancava dal 1928, quando la Città di Milano partì proprio dalla Spezia per dare supporto all'impresa del dirigibile "Italia" del comandante Nobile. "Nave Alliance non è una vera e propria rompighiaccio, ma un'unità di classe C che permette di addentrarsi in mezzo al ghiaccio di prima formazione - illustra il capitano di fregata Daniele Cantù, comandante dell'unità - Come evitiamo gli iceberg? Riceviamo costanti aggiornamenti dal satellite, che ci indica anche quanto spesso è il ghiaccio che potremo trovare di fronte a noi. Questi dati li incrociamo con quelli dei nostri strumenti e, semplicemente, con l'osservazione. La nave è costruita per rispettare le normative del cosiddetto Polar code ed è completamente winterizzata, come si suol dire, ovvero con una serie di caratteristiche che la rendono operativa anche ai -10 gradi che abbiamo incontrato". Persino le prese di corrente devono essere riscaldate per funzionare in quelle condizioni.

I problemi tecnici da superare sono inediti per una marina abituata a confrontarsi con il cosiddetto "Mediterraneo allargato", che va grossomodo dal Corno d'Africa fino alla possibilità di dover compiere la traversata atlantica. Basti pensare che, per paradosso, la stessa acqua di raffreddamento dei motori deve essere riscaldata prima di poter essere usata. Con una temperatura che arriva fino a -2.5°, se fosse immessa così com'è potrebbe generare cricche e rotture. Gli stessi ufficiali sono stati preparati alla navigazione artica. Alcuni hanno fatto esperienza con i colleghi delle marine di Cile e Argentina, che hanno l'Antartico come compagno di cuccetta. Il comandante Cantù ha ricevuto invece il suo training direttamente alla Spezia presso la Litav, un istituto di formazione marittima superiore che possiede un sofisticato simulatore di navigazione tra i ghiacci.

"Perché navighiamo dentro le tempeste? Perché è lì che troviamo i dati più preziosi - spiega il capitano di vascello Massimiliano Nannini, capo missione e ufficiale idrografo - Nel momento in cui i forti venti che arrivano da Nord incontrano il mare mosso, ecco che si formano quelle acque dense e ricche di ossigeno che sono la linfa delle correnti marine che poi viaggiano in tutto il mondo. A partire dalla Corrente del Golfo". In plancia i marinai a gestire la nave tra i marosi, subito sotto coperta un laboratorio scientifico dove ha lavorato un team internazionale. Portano a casa un'infornata di file che faranno fare un passo in più alla scienza per quanto riguarda la comprensione di questo piccolo angolo d'universo. "Certo ci sono stati momenti difficili, ma l'equipaggio é stato davvero straordinario - spiega Nannini - Ora i dati saranno analizzati da chi di competenza, ma intanto possiamo già dire che abbiamo notato come in quelle zone l'acqua sia molto più salata di quanto ci si attendesse. All'inizio pensavamo addirittura gli strumenti fossero stati tarati male. Agli scienziati ora capire come questo influisca sul mare". Una ricerca che proseguirà a maggio: i ghiacci si sciolgono man mano che ci si avvicina all'estate nell'emisfero boreale e Nave Alliance potrà mettere la prua sulle Isole Svalbard, le terre abitate più a nord del pianeta.

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L'equipaggio riabbraccia le famiglie Andrea Bonatti
Catherine Warner e l'ammiraglio Donato Marzano Andrea Bonatti
Nave Alliance Andrea Bonatti
L'ammiraglio Donato Marzano Andrea Bonatti
Massimiliano Nannini Andrea Bonatti


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