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La Chiesa festeggia la Giornata mondiale delle persone migranti

La Chiesa festeggia la Giornata mondiale delle persone migranti

La Spezia - Domenica prossima 14 gennaio la Chiesa celebra la giornata mondiale delle persone migranti. L’evento, anno dopo anno, ha assunto un’importanza crescente, per l’oggettivo incremento di questo fenomeno, ormai davvero definito epocale. Per la Chiesa si tratta però di una iniziativa molto antica, segno di una indubbia capacità di anticipare i tempi: la giornata sarà infatti la 104.a della serie iniziata all’inizio del secolo scorso. La giornata di domenica, in particolare, si collegherà, in questo 2018, con la giornata mondiale della pace, appena celebrata il 1° gennaio, che Papa Francesco ha inteso infatti dedicare al tema “Migranti e profughi, uomini e donne di pace”. Alla Spezia, la celebrazione diocesana – che non esclude quelle tenute nelle parrocchie per iniziativa dei singoli parroci – si terrà domenica mattina alle 10.30 alla Spezia, nella parrocchia santuario di Santa Rita, ai Vicci. Il vescovo Luigi Ernesto Palletti presiederà la Messa, caratterizzata da canti e preghiere guidati dalle singole, ed ormai numerose comunità non italiane che sono presenti a Spezia, in particolare africane e sudamericane. Al termine, presso i locali della parrocchia, ci sarà un momento di festa per tutti. Lo scorso anno i vescovi delle diocesi della Liguria proprio su questo tema avevano pubblicato un importante documento, dal titolo “Migranti segno di Dio che parla alla Chiesa”: un testo per offrire alle comunità cristiane – scrivono i vescovi – una riflessione che aiuti a leggere le migrazioni come un segno di Dio che parla alla Chiesa, non dimenticando le cause del fenomeno. “L’arrivo dei richiedenti asilo nei nostri paesi – prosegue il documento – solleva non solo problemi di ordine sociale ed economico, ma anche ecclesiale, perché fa emergere la profonda difficoltà delle nostre comunità ad essere evangelizzatrici verso queste persone, anche solo nella modalità dell’accoglienza. Persino il rapporto con gli immigrati cristiani spesso risulta estremamente faticoso”. Di qui la necessità di un nuovo passo verso l’accoglienza, cercando di comprendere “le ragioni che spingono enormi masse di persone ad abbandonare il proprio paese”. “La migrazione – scrivono i vescovi – coinvolge la vita di tutti, ci ‘tocca’ tutti in eguale maniera”. Sollecita le diocesi ad un profondo ripensamento delle modalità con cui “offriamo la proposta evangelica”: “Ora che l’annuncio ad gentes non è più solo ai confini della terra, ma è entrato prepotentemente nella nostra vita sociale, le comunità cristiane devono usare parole e porre gesti capaci di dire il Vangelo anche agli stessi migranti che vengono da una formazione cristiana”. “Il fenomeno delle migrazioni forzate – scrive ancora il messaggio – domanda un rinnovamento del linguaggio e della prassi dell’evangelizzazione a cui, come Chiesa, non possiamo sottrarci”. Il primo passo da cui partire è “un profondo cambio di prospettiva: fino ad ora la missio ad gentes ha prevalentemente favorito l’atteggiamento di chi è chiamato a portare ad altri il Vangelo, la cultura, gli aiuti. Ora il mondo, le culture, le religioni interpellano le nostre Chiese”. “Occorre anzitutto ascoltare: i profughi sono portatori di culture altre, di stili di vita differenti, di sensibilità alternative alle nostre e, quando cristiani, di un patrimonio di esperienza di fede e vita ecclesiale da cui abbiamo molto da imparare, specie in un contesto così secolarizzato come il nostro”. Il vescovo Palletti, a sua volta, aveva illustrato il messaggio del Papa per la giornata della pace nel corso della Messa dell’ultimo giorno dell’anno in cattedrale alla Spezia.

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