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Ultimo aggiornamento: Martedì 23 Luglio - ore 22.50

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L'odio al tempo dei social, combustibile del consenso

Come la rete viene utilizzata dalla propaganda sovranista. Alla Spezia il guru digitale Alex Orlowski: "Il successo di Salvini è marketing e Facebook fa finta di non vedere". E Sandro Ruotolo: "Fake news? Non si cerca più conferma sui giornali".

"Siamo sotto attacco"
L'odio al tempo dei social, combustibile del consenso

La Spezia - Terroni, negri, buonisti, sinistri, zingari, zecche, pidioti. Talvolta anche nella variante colta pdioti. A debita distanza ecco felpapig e caccapound. C'è chi usa queste formule semplicemente per emulazione, per esprimere senso di appartenenza a una fazione politica o ad una visione del mondo che si sostanzia nel disprezzo nei confronti degli "altri", che siano stranieri o oppositori politici. Sono coloro che si fanno inconscio strumento di uno strumento ben più grande, frutto di un lavoro incessante attuato sui social network per influenzarne gli utenti, indirizzare il dibattito, alzare i toni, creare allarme e in definitiva avvelenare i pozzi del discorso pubblico. Questo strumento è La Bestia.
Sandro Ruotolo è un giornalista, conosciuto per le sue inchieste sulla mafia (è tuttora sotto scorta) e volto noto grazie al suo lavoro in Rai. Alex Orlowski è un esperto di marketing digitale, studia i social network e il loro utilizzo. Insieme hanno curato un'inchiesta che prova ad accendere una luce su come lavora la propaganda sovranista in Italia, La Bestia appunto, e oggi sono passati dalla Spezia per parlarne ad Avanti Pop, la festa della Cgil locale. "La Bestia non è un nome di nostra invenzione, è una definizione che gira all’interno di chi gestisce la comunicazione digitale di Matteo Salvini - spiega Alex Orlowski - E’ l’insieme di tecniche social utilizzate per la propaganda del Capitano. Hanno in pratica applicato i princìpi del marketing online, estremamente bene devo dire, alla politica".

Le parole d'odio che ogni utente di Facebook ha imparato a conoscere sono l'emergenza di una comunicazione che mira a semplificare al massimo la complessità del mondo in cui viviamo. E' comunicazione puramente emotiva, si sarebbe detto quando Zuckerberg era un bambino e nei corsi di linguistica alle università si mettevano a confronto i testi dell'Eiar con quelli coevi della BBC. Si delineava così il contrasto con la comunicazione informativa che dovrebbe essere appannaggio dei giornali e dei giornalisti. La prima non ha come scopo la consegna degli elementi utili a formarsi un'opinione da cittadini, ma trasferisce già confezionata una reazione intestinale nei confronti di un obiettivo, che siano persone o cose. E crea consenso. "La Lega, supportata da Casapound e Forza Nuova, ha creato lo storytelling sui social, forse inconsciamente. - continua Orlowski - La giornata di Salvini è così fatta: cambia location quattro volte al giorno usando gli elicotteri della Polizia di Stato per fare una continua propaganda elettorale. Se vengo alla Spezia, mi mangio due muscoli ripieni e faccio la foto del mio piatto geolocalizzando la Spezia, c'è un algoritmo su Facebook che farà vedere quel post a tutti gli spezzini senza spendere un euro. Questo algoritmo, creato da Ross Quinlan, si chiama J48".
Costruito per presentare ad un utente la proposta di un libro da leggere a seconda dei libri letti in passato e di quelli letti dai propri amici, oggi è diventata una delle chiavi per il successo sul web dell'estrema destra secondo Orlowski. "Luca Morisi (il guru social di Salvini, ndr) ha saputo utilizzare al massimo questo sistema per la sua propaganda - continua - Sono tecniche che vengono utilizzate abitualmente a livello di marketing, ma quando vengono applicate alla politica sfidano secondo me regole etiche e le regole stesse dei social network. Durante l'ultima campagna elettorale per le Europee il ministro dell'Interno ha pubblicato un post in cui dava solidarietà a un controllore che litigava con un ragazzo di colore che non aveva il biglietto dell’autobus. Per sponsorizzare quel singolo post e farlo vedere a più utenti possibili hanno speso 50mila euro. Per tutta la propria campagna elettorale, il Partito Democratico ha speso invece 200mila euro".

Un accerchiamento digitale che secondo l'esperto può contare su un esercito di troll e bot, pronti a muoversi o ad essere attivati per arginare qualsiasi deviazione dal plot desiderato. "Una cosa interessante sono le tecniche inaugurate per la prima volta con l'hashtag #AlfanoDimettiti - illustra Orlowski - che un’app rilanciava automaticamente in modo da farlo diventare un trending topic. Poi ci sono i cosiddetti sockpuppets, ovvero utenti che controllano dieci, venti o trenta account e si muovono in massa per 'contrattaccare' se sotto un post il dibattito non va nella direzione attesa. E' qualcosa che è successo anche a me, che ho subito decine di minacce e insulti in pochissimi minuti per aver fatto un'analisi dei follower di Salvini su Twitter. Lo scopo è spaventare le persone, spingerle a non esporsi e limitare il dialogo pubblico".
Cosa fa Facebook per limitare tutto questo? "Poco. Dovete pensare che se ravvede un reato sul social, un giudice italiano deve chiedere dei tabulati negli Stati Uniti per agire. Ma lì le leggi sono diverse dalle nostre - spiega Orlowski - E così se digitate Mussolini nella barra di ricerca delle gif trovate immagini del duce che fa il saluto romano quante ne volete. Se digitate Hitler non trovate nulla. Sapete perché? Perché in America solo l'apologia di nazismo è reato, quella del fascismo no. In teoria anche il gioco 'Vinci Salvini' viola le regole di Facebook, eppure è tollerato dai gestori del social network. Ma dovete contare che è una multinazionale che ha appena lanciato la propria criptomoneta e che ha necessità di dialogare con i governi di tutto il mondo. E invece servono regole, serve un controllo da parte delle istituzioni europee".

Venticinque anni fa la paura (che si rivelò peraltro fondata) era che Silvio Berlusconi monopolizzasse le televisioni al momento della sua discesa in campo. Un meccanismo che anche concettualmente poteva essere chiaro a tutti, condiviso o meno che fosse. Oggi invece il pericolo pare più subdolo e sfuggente. I telespettatori di allora si fanno comunicatori a loro volta e c'è il rischio che l'odio dei social si trasferisca nelle strade. "Matteo Salvini è andato oltre la figura di Berlusconi che un giorno era presidente operaio e un giorno presidente o imprenditore - spiega Sandro Ruotolo - Il leader leghista ha sdoganato la pancia, il costume e la volgarità. Gioca sul io sono come voi e sul fatto di farsi percepire come vincente. Questo si fa con alcuni meccanismi ben oliati, che sono quelli spiegati da Alex. Quanto è efficace? Una statistica dice che passiamo in media 6 ore ogni giorno davanti allo smartphone. Ricordo l'arrivo in Italia di Barack Obama in visita ufficiale, accolto da Matteo Renzi. Durante la conferenza stampa, ogni volta che parlava il presidente americano c'era il nostro presidente che invece smanettava con il telefono...".
La propaganda sovranista funziona ovunque in Europa, eppure le elezioni la premiano solo in Italia. "Quando c’è una competizione elettorale la gran parte di noi decide negli ultimi tre giorni - ricorda Ruotolo - Noi abbiamo 34 milioni di account Facebook, siamo il Paese europeo che legge di meno e soprattutto non si leggono più i giornali. Io se vedo una notizia su Facebook vado subito a cercare su un giornale online se trovo la conferma a quella notizia, ma la maggior parte di noi non lo fa più. E allora rischiamo di berci qualsiasi cosa. A me non preoccupa l’ignoranza, mi preoccupa l’elogio dell’ignoranza".

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