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L'insegnamento di San Venerio e una celebrazione a misura di Covid-19

Venerdì sera la messa sull'isola del Tino.

Eremita
L'insegnamento di San Venerio e una celebrazione a misura di Covid-19

La Spezia - Celebrazioni in tono minore per la festa di San Venerio eremita, patrono delle Chiese del golfo spezzino. Già giovedì sera, infatti, un’ordinanza del sindaco di Porto Venere Matteo Cozzani aveva vietato la celebrazione della Messa di venerdì sull’isola del Tino. Le celebrazioni, pertanto, si sono limitate alla Messa solenne di giovedì pomeriggio, presieduta dal vescovo Luigi Ernesto Palletti nella cattedrale di Cristo Re. All’omelia il vescovo ha tracciato un profilo della figura del santo eremita, attualizzandone l’insegnamento: «E’ un anno particolare – ha detto Palletti –, a tutti i livelli e in tutte le manifestazioni, e sentiamo ancora una certa restrizione, almeno in determinate possibilità di espressione. Ciò non toglie che il nostro cuore si apra, anzi a maggior ragione esso si apre all’intercessione di san Venerio, proprio perché si possa finalmente e presto ritrovare quella doverosa serenità e, per molti fratelli, anche la salute e la consolazione per chi ha perso i propri cari, in modo da riprendere il cammino... Questa è anche la pedagogia del Signore col Suo popolo, la pedagogia della preghiera della Chiesa, che ci ripropone le sue celebrazioni, non per ripeterle bensì per poterle ripresentare in modo nuovo dentro il nostro cammino». Detto questo, il vescovo è passato a riflettere su quanto può dirci oggi una figura come quella di Venerio, eremita all'isola del Tino: «Un eremita non è colui che vive senza gli altri, non è un’isola, ma un uomo che vuole stare col suo Dio in modo tanto profondo da volgere a Lui uno sguardo così intenso che lo porta ad un’apparente separazione dal mondo: apparente, perché il corpo si allontana ma la comunione dei santi ce lo avvicina ancora di più. E’ proprio nell’incontro con Dio che l’eremita può stare vicino al suo popolo, parlando con il proprio silenzio. Noi viviamo nell’era della comunicazione, delle parole, troppe e, a volte, dette a sproposito. L’eremita invece parla con il suo silenzio. Il silenzio è assenza di parola e sembrerebbe l’anticomunicazione... Il silenzio dell’eremita invece è la voce più eloquente che egli possiede, perché quel silenzio non è semplicemente un tacere, ma è un ascoltare, ascoltare la voce di Dio>.

Monsignor Palletti ha così proseguito: . Di qui le conclusioni dell'omelia:

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