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L'Einaudi-Chiodo affila le armi per i mestieri del futuro

L'innovazione tecnologica riguarda ormai da vicino ogni professione. Anche il mondo dell'automotive è radicalmente cambiato rispetto a qualche anno fa. E' necessario un cambiamento culturale.

Impegno congiunto con le imprese
L'Einaudi-Chiodo affila le armi per i mestieri del futuro

La Spezia - La scuola si deve interrogare sulle professioni del futuro. Un'affermazione che vale per tutti gli istituti, ma che ha un significato ancora più pressante per gli istituti professionali come l'Einaudi-Chiodo, alle prese con un momento di calo delle iscrizioni nonostante, paradossalmente, ci sia una grandissima richiesta dei suoi giovani diplomati. Per questo stamani nella biblioteca della scuola di Via XX settembre si è svolto un incontro dal titolo "Il futuro non aspetta", al quale hanno preso parte anche i ragazzi di alcune classi.

Pronti via e Luca Liguori, moderatore del dibattito, ha ricordato che la comunità educativa ha la necessità di essere presidio culturale e ha poi consegnato la parola al dirigente scolastico, Paolo Manfredini.
"Oggi parleremo di nuove professioni e competenze in rapporto a quello che chiede la società di oggi. Abbiamo bisogno di tanti canali di formazione - ha spiegato - come i licei, gli istituti tecnici e i professionali, che sono in affanno in tutta Italia e qua in particolare. Vogliamo rilanciare il percorso dell'imparare facendo, per questo abbiamo agganciato le realtà lavorative territoriali e le istituzioni, con le quale vogliamo proporre anche momenti di approfondimento culturale come questo. Secondo gli ultimi dati il 65 per cento dei bambini che oggi sono in prima elementare farà lavoro che non conosciamo ancora".

L'ingegner Franco Baicchi, promotore dell'incontro, ha cercato di tranquillizzare chi in sala aveva più di 30 anni.
"Le cose cambiano, ma questo non deve spaventare. Il nostro intento è quello di andare a capire come sta evolvendo in mondo del lavoro. Ci sono stati tre grandi mutamenti che incidono nella condizione italiana. A livello demografico il Paese è fermo e l'età media è elevata, mentre nel mondo le cose vanno al contrario: saremo 9 miliardi nel 2048. Il 10 per cento della popolazione italiana è formata da stranieri. E infine negli ultimi 10 anni sono cambiate più cose di quanto non fosse accaduto negli ultimi 100, e tutto per l'arrivo della connessione internet. Non dimentichiamo - ha aggiunto Baicchi - che nel 2000 sono arrivate le email, nel 2007 il primo iPhone e nel 2012 i social network sui cellulari, che catturano 5 ore al giorno del tempo dei giovani e 3 ore al giorno di quello degli adulti. Siamo la società del real time e dell'e-commerce. Insomma tra nativi analogici e nativi digitali c'è un abisso. E così cambiano anche le professioni, anzi, anche l'avvicinamento al lavoro. Basti pensare che quando assumo per alcune aziende guardo anche profili e scarto chi ha un approccio negativo alla vita, al lavoro di squadra, al cambiamento, anche se ha buone referenze e capacità. I social non servono per essere scelti, ma sono il primo strumento che porta a essere eliminati. La scuola deve formare con metodo nuovo al mondo del lavoro e a professioni che ci saranno domani".

Il sindaco della Spezia e presidente della Provincia, Pierluigi Peracchini, ha esordito parlando di "grandi cambiamenti che dobbiamo essere pronti ad accettare. La tecnologia deve essere vista come un aiuto, senza mai dimenticare che ognuno è unico e non deve sprecare suoi talenti. Il preside Manfredini e lo staff dell'Einaudi-Chiodo stanno giocando la sfida del futuro nel modo giusto. Impegnatevi e sfruttate questi professori che con il loro lavoro quotidiano aiutano voi e le aziende del nostro territorio. Dobbiamo ritornare a essere un Paese che guarda al futuro, che lo immagina. E questa è la strada migliore per farlo".

La discussione si è incardinata sui tempi di reazione della scuola, per alcuni ritenuti troppo lenti. Gloria Rossi, referente locale dell'Ufficio scolastico regionale, ha replicato: "Da un lato è inevitabile perché il primo impegno è quello di valorizzare le capacità di ciascun ragazzo. Ma è vero che bisogna predisporre percorsi che traguardino le esigenze lavorative del futuro. Ed è per questo che sono stati avviati i progetti di collaborazione con i cantieri Sanlorenzo e oggi con Adas mobile".

Paolo Maggiani, docente e referente dei progetti di alternanza scuola-lavoro, è entrato nello specifico delle esperienze che potranno essere toccate con mano dai ragazzi.
"C'è stata una evoluzione enorme nel mondo delle officine: oggi gli elettrauto parlano di meccatronica. La scuola non può avere competenze e laboratori per stare al passo con l'innovazione, l'unica strada è la permeabilità con l'esterno e col mondo del lavoro. Altrove il privato ha capito quanto sia importante sostenere le scuole nella formazione e stiamo lavorando per riuscirci anche qui. L'Einaudi-Chiodo non è più il professionale di una volta. Non tutti gli studenti possono andare ai licei: ci sono lavori che scompariranno, mentre serviranno sempre più tecnici specializzati".

La testimonianza di giornata è stata offerta da Marco Pozzatello, fondatore di Adas Mobile, azienda che si occupa di sistemi avanzati di assistenza alla guida.
"Per la guida autonoma saranno necessari ancora alcuni anni. Ma la frenata di emergenza, e il mantenimento della carreggiata sono realtà. Il nostro servizio consiste nel resettare i sistemi secondo i crismi scelti dal costruttore ogni volta che l'auto entra in officina per una riparazione. Nel 2022 tutte le auto dovranno avere per legge questi sistemi e non saranno disinseribili, al pari degli air bag. Il mercato, viene da sé, è in grande espansione e in continuo rinnovamento. Sarà anche necessario essere sempre aggiornati".
Salvatore Vitarelli, portavoce dei carrozzieri di Cna, ha tenuto a sottolineare l'importanza residua del fattore umano, mentre le conclusioni sono state affidate a Giuliana Vatteroni, coordinatrice provinciale di Cna.
"La società è formata da generazioni che non sono mai state così diverse. Abbiamo assistito negli ultimi anni a un radicale cambiamento culturale, ma non si può dire che era meglio prima. Tutto è relativo: era solo diverso. I mestieri richiedono nuove competenze e bisogna attrezzarsi per averle. Noi, dal canto nostro, siamo disponibili a portare testimonianze di imprese all'interno delle scuole ma anche ad accompagnare le classi nelle aziende. Noi ci siamo, anche per il rinnovamento del laboratorio dell'istituto con il coinvolgimento dei privati", ha concluso Vatteroni rispondendo alla sollecitazione di poco prima e confermando la grande apertura del mondo economico locale verso l'istituto professionale. Una scuola alla quale ormai tutti guardano con occhi diversi.

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