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Itala Mela, una testimone del nostro tempo

Si avvicina la data di sabato 10 giugno, giorno della beatificazione della serva di Dio, e si moltiplicano in diocesi le iniziative per preparare un evento davvero straordinario, il primo del genere alla Spezia.

Itala Mela, una testimone del nostro tempo

La Spezia - Si avvicina la data di sabato 10 giugno, giorno della beatificazione della serva di Dio Itala Mela, e si moltiplicano in diocesi le iniziative per preparare un evento davvero straordinario, il primo del genere alla Spezia. Ad Itala Mela è stata dedicata in modo particolare la giornata dell’8 marzo scorso, giornata dedicata alla donna e vissuta, alla Spezia, nel ricordo vivo di una grande donna, capace, nella sua vita difficile e spesso sofferente, di altissimi slanci di misticismo. A parlare di Itala quel giorno è venuta in città suor Maria Carla Annamaria Valli, monaca benedettina del monastero di Montefiascone, nel Lazio, e docente di teologia a Viterbo. Suor Maria Carla ha parlato al mattino, nella chiesa di piazza Brin, ad un pubblico composto, tra gli altri, dai seminaristi dello Studio teologico di Camaiore, venuti per questa occasione nella parrocchia del loro preside, don Francesco Vannini, e nel pomeriggio, nel salone “Fanelli” della cattedrale, ad un incontro promosso dall’Azione cattolica.

Per questo significativo appuntamento, suor Valli ha scelto un tema interessante e sinora, forse, poco considerato nella ricerca storica e teologica su Itala Mela: “Vivere da credenti in una famiglia di non credenti”. E’ proprio, in sostanza, quello che accadde a Italia, i cui genitori, benché rispettosi delle sue scelte, non erano credenti. Nelle tante lettere ai suoi direttori spirituali, in particolare a monsignor Bernareggi, che divenne poi vescovo di Bergamo, la mistica spezzina racconta, senza però alcun atteggiamento di astio o di condanna, tutte le sue difficoltà a vivere in una famiglia dove avverte l’incomprensione per le sue scelte e la difficoltà a seguire le indicazioni spirituali ricevute. Ma non è solo in famiglia che Itala incontrava difficoltà, bensì anche nella scuola, dove fu insegnante sino a che le condizioni di salute glielo permisero: “Bisogna – scrive ad esempio – che io sia anche più riserbata a scuola (anche questa è una forma d’umiltà, che vorrei mortificasse la mia naturale vivacità e spigliatezza, senza però rendermi scura o noiosa agli altri). L’ironia con le alunne va declinando, sebbene non sia scomparsa: sono molto severa, ma più dolce”. La sua vita è, di fatto, un continuo “ritiro” spirituale, un isolamento interiore che non le impedisce, però, di amare il padre e la zia, superando ogni difficoltà e soffrendo in silenzio per le loro incomprensioni. Si potrebbe dire, sintetizzando quanto suor Valli ha descritto nella sua bella conferenza, che Itala Mela ha rappresentato come un segno di come sia difficile, in un contesto umano e sociale di sostanziale estraneità, quando non di avversione, la propria vita cristiana, ma come il riuscire in questo, lungi dal rappresentare l’isolamento dal mondo, costituisca invece un’immersione nel presente che vide sempre Itala lucida ed attiva, nei limiti delle sue condizioni. Davvero questa ormai prossima beata, troppo dimenticata forse anche in campo ecclesiale, testimonia in maniera impensata l’attualità della fede in un tempo secolarizzato. La donazione totale di Itala al monastero ideale nel quale accetta di vivere certo non è da tutti: ma per tutti è il suo insegnamento di vita, come del resto ampiamento documentato dalle tante testimonianze riportate negli atti della causa di beatificazione.

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