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Insegnare religione in carcere al tempo dell'epidemia

Il racconto di Matteo Ceccarelli: "Le lezioni si svolgono in maniera dialogica ed anche attraverso i mezzi multimediali".

l'esperienza

La Spezia - Lo scorso anno ho accettato, non senza trepidazione, l’incarico di insegnante di religione nel carcere “Villa Andreino” della Spezia. Nel carcere c’è infatti una sede distaccata dell’istituto “Einaudi–Chiodo” con indirizzo pubblicitario. La prima volta che sono entrato in carcere avevo un po’ di timore, poi, con il passare del tempo, si sono create amicizie e tanta stima. Con alcuni alunni, al di là delle lezioni, ho potuto svolgere anche il mio compito di sacerdote, con direzione spirituale e alcune confessioni. Ho trovato molta sete di Dio in alcuni di loro, e un gran senso di colpa. Le lezioni si svolgono in maniera dialogica ed anche attraverso i mezzi multimediali. Ed ecco che, a marzo, a causa dell’epidemia, si è dovuta interrompere la nostra presenza in carcere, come in tutte le scuole. E’ così iniziata un’altra esperienza: Tele Liguria Sud ha messo infatti a disposizione uno dei suoi canali sul quale ha trasmesso lezioni registrate dai docenti.

Così abbiamo iniziato apreparare dei piccoli video, di circa sei minuti l’uno, con i quali si può fare una lezione molto
sintetica ma comunque efficace. Infatti in carcere i detenuti non hanno internet né computer, e l’unico mezzo disponibile per raggiungerli è stato ed è quello delle lezioni su canale televisivo. Noi insegnanti non siamo più entrati in carcere dai primi di marzo, i detenuti non possono nemmeno ricevere visite dai parenti o amici e questo ha creato una comprensibile situazione di protesta e di sofferenza. Così, proprio attraverso la “mini lezione” abbiamo potuto far sentire loro la nostra vicinanza, il nostro affetto, il prenderci ancora cura di loro. Qualche volta poi ho sostituito il
cappellano, padre Piero, nella celebrazione della Messa: insomma, si è creata una bella comunione. Il frutto più bello è stato preparare un ragazzo alla Prima Comunione. Così abbiamo fatto festa, perché Cristo si dona ancora per noi e per tutti.

Matteo Ceccarelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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