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In centinaia ad ascoltare il nipote del dittatore, nuovo fenomeno populista

Ramfis Domínguez Trujillo, il cui nonno guidò con il pugno di ferro la Repubblica Dominicana, sceglie Piazza Brin per il suo tour elettorale in Europa. Le sue ricette: stop all'invasione dei migranti haitiani e un muro al confine.

da mezza italia
In centinaia ad ascoltare il nipote del dittatore, nuovo fenomeno populista

La Spezia - Si affida a dio per fermare "l'invasione" della Repubblica Dominicana da parte degli immigrati e rilanciare lo spirito patriottico guidando la nazione a nuova prosperità. Non ha paura di portare il cognome del nonno, che in trent'anni di dittatura si ritiene abbia ucciso decine di migliaia persone instaurando uno dei regimi più sanguinosi di tutto il Novecento, ma si professa un fervente democratico. Lui è Ramfis Domínguez Trujillo, cinquantenne aspirante candidato alla presidenza della Repubblica Dominicana nelle elezioni del 2020, e due giorni fa ha tenuto un comizio in Piazza Brin con centinaia di persone ad ascoltarlo.
Un passaggio di poche ore, molto discreto e nel totale disinteresse delle autorità locali e della popolazione italiana. L'unica davvero preoccupata della calata del nuovo fenomeno populista e sovranista dell'America Latina era la Questura della Spezia, che ha organizzato per tempo la sicurezza facendo in modo che l'appuntamento si svolgesse senza alcun momento di tensione. I toni usati da Trujillo sono di quelli che infiammano la piazza, concetti sempre più figli di quest'epoca, che fanno breccia ad ogni latitudine e in ogni continente. Basti pensare che la proposta con cui si è imposto all'attenzione dell'opinione pubblica è la costruzione di un muro tra la Repubblica Dominicana e la confinante Haiti. "Sono il primo ad aver avuto questa idea, anche prima di Trump", ha ribadito anche alla Spezia.

Gli haitiani sono il suo bersaglio preferito. In centinaia di migliaia hanno cercato una nuova vita oltre confine dal 2010 in poi, quando un terremoto devastante colpì il piccolo Paese centroamericano. L'Italia spedì la portaerei Cavour nei Caraibi in una missione d'aiuto congiunta insieme al Brasile in quell'occasione. "Rimpatrieremo i tre milioni di haitiani irregolari sul nostro territorio (dati non ufficiali, ndr) e costruiremo un muro per fermare l'invasione", ha ripetuto ai suoi sostenitori arrivati anche da Firenze, Parma, Genova, Napoli, Milano, Carrara e altre città italiane. "Abbatteremo la corruzione presente negli uffici statali e nel governo di Danilo Medina. Il giorno stesso in cui prenderemo il potere impediremo ai pubblici ufficiali di lasciare il Paese e poi controlleremo che non abbiano mai rubato nulla. Sennò per loro ci sarà la giustizia".
E' insomma un perfetto mix di tematiche populiste e sovraniste come si conoscono in Europa e in Italia in questi giorni. "Conosco tante persone che avevano una visione del mondo opposta fino a poco tempo e che ora lo vedono come unica soluzione", spiega una rappresentante spezzina della comunità dominicana. La Spezia e la sua folta presenza caraibica di seconda generazione è un passaggio fondamentale per convincere i compatrioti della diaspora. Abbastanza pesante da venire dopo capitali come Madrid e Londra, dove Trujillo è stato intervistato da BBC World News. Non può che iniziare dall'estero essendo nato negli Stati Uniti, in esilio insieme alla sua famiglia dopo la caduta del regime del nonno. Senza la cittadinanza dominicana non si può essere presidente dicono le regole, ma il suo giro del mondo iniziato da New York serve proprio a forzare la mano e a mettere pressione al governo attuale.

Entro il 22 agosto si saprà se le sua candidatura sarà accettata. Trujillo jr potrebbe finire respinto, ma alla fine ottenere comunque di negoziare un posto in un ministero confluendo in una coalizione. Ad ottobre le primarie dei vari partiti metteranno il timbro ai nomi in lizza per le elezioni di maggio 2020. Quando alla Spezia si tornerà ad organizzare, come in ogni città italiana, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre. La data scelta dall'Onu è quella in cui le sorelle Mirabal furono uccise a bastonate dalla polizia segreta di Rafael Leónidas Trujillo nel 1960.

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