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Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Ottobre - ore 22.41

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I falsi miti sulla cannabis terapeutica e come sfatarli

Cds incontra la giovane psicologa spezzina Chiara Sannino che collabora alla PoliPain Clinic: "E' fondamentale capirne l'importanza per i pazienti con problemi cronici".

CBD e thc, che confusione
I falsi miti sulla cannabis terapeutica e come sfatarli

La Spezia - Cannabis "da strada", cannabis terapeutica. Due facce della solita medaglia? No. Spesso su questo argomento albergano una serie di pregiudizi e falsi miti che danno adito solo a una grande confusione dettata da una scarsa conoscenza in materia.
Negli ultimi anni l'utilizzo della cannabis terapeutica è saltato agli onori della cronaca come trattamento efficace di numerose terapie croniche. La giovane psicologa spezzina, Chiara Sannino che lavora per la PoliPain Clinic, con numerose sedi in italia, affronta con Cds il tema facendo, per l'appunto, un po' di chiarezza.

“La passione per la psicologia è sempre stata viva in me - racconta a CDS la giovane terapeuta nata a Napoli ma spezzina di adozione dal 1997 -, fin dalle superiori: un percorso affascinante ma non semplice. Ho studiato Psicologia Clinica a Pisa dove ho avuto la possibilità di iniziare a lavorare nell'ambito della psicosomatica: ambito della psicologia che si occupa di come le emozioni e gli aspetti psicologici prendono il canale corporeo per manifestarsi sotto forma di sintomi fisici; da lì il passo a lavorare con pazienti affetti da dolore cronico non necessariamente oncologico è stato breve: lombosciatalgia, dolori reumatologici, dolore neuropatico e fibromialgia in particolare. Oggi lavoro come libera professionista collaborando con il centro “Ti Riabilita” di Sarzana e nell'ambito della psicologia dell'alimentazione, con lo studio Alimentazione Futura del nutrizionista dottor Aliboni”.

Qual è il suo ruolo di terapeuta all'interno della PoliPain Clinic?

Nella Poli Pain Clinic mi occupo di ricerca sugli effetti della cannabis terapeutica: la Poli PAin Clinic è una delle principali cliniche che somministra questo tipo di terapia, portando avantiuna politica di innovazione e ricerca scientifica.
Grazie alle nostre ricerche pubblicate su riviste scientifiche abbiamo iniziato a interrogarci sul modo di utilizzare al meglio al terapia con cannabis terapeutica, personalizzandola a seconda delle esigenze e caratteristiche del paziente (al momento ne esistono diversi tipi, Bediol, Bedrocan e Bedrolite di importazione olandese, quella italiana, FM2, e quelle di provenienza canadese, ognuna con una diversa concentrazione di Thc e Cbd i due componenti principali che permettono al medico di stabilire il dosaggio e la tipologia di cannabis ideale per quel tipo di dolore. Abbiamo pazienti che provengono da tutta Italia e alcuni anche dalla realtà spezzina.
Oltre alla ricerca il mio compito come psicologa è quello di educare il paziente a ritrovare un equilibrio con il proprio corpo, senza aspettarsi alcuna soluzione magica proveniente solo dal farmaco: individuare le emozioni negative, ridurre stress e tensioni è la base, infatti, sulla quale al terapia con cannabis può offrire i migliori risultati, permettendo in questo modo una migliore qualità di vita e riducendo drasticamente l'utilizzo dell'antidolorifico.

Che cos'è la PoliPain Clilinc? Come è composto il team per il quale lavora? 

La Poli Pain Clinic è nata dall'esperienza del dottor Paolo Poli, ex primaria del reparto di terapia del dolore dell'Ospedale Santa Chiara di Pisa,e dal contributo della Dott.ssa Cristiana Salvadori, esperta in medicina generale e terapia integrata.
Ad essi si aggiungono la project manager Antonella Scocca e la psicoterapeuta Elena Salvadori che si occupa della parte di psicoterapia ed io che mi occupo della raccolta dati e degli studi clinici.
I nostri studi dimostrano infatti che nei pazienti con dolore cronico che fanno utilizzo di cannabis terapeutica a distanza di tre mesi i sintomi associati all'ansia e alla depressione si riducono, anche se i risultati migliori si ottengono con una terapia integrata che includa anche la riabilitazione fisica, il movimento e la riduzione dello stress, il riscoprire gli aspetti positivi e le passioni al di là del dolore con il quale molti pazienti si identificano.

Per quali malattie viene utilizzata la cannabis terapeutica? Quali difficoltà incontrare nello studio e nella somministrazione delle terapie?

Oggi la ricerca scientifica dimostra che la cannabis terapeutica è efficace contro vari tipologie di dolore: fibromialgia, dolore neuropatico, malattie reumatiche artrite reumatoide, Parkinson e epilessia, sopratutto nei bambini.
Ma anche cefalea, emicrania, dolore oncologico, SLA,SM.
Purtroppo condurre delle ricerche ben strutturate oggi è difficile per motivi logistici e economici, ed è per questo che probabilmente molti altri risultati restano da scoprire e dimostrare in modo più robusto.
Un problema che affrontiamo quotidianamente e che ha delle ricadute sia dal punto di vista di ricerca che clinico è che i pazienti si aspettano risultati immediati e veloci, come quando assumono il classico antidolorifico ma la cannabis è diversa: il suo meccanismo d'azione infatti ha tempi molto più lunghi e solitamente raggiunge in tre mesi la sua massima efficacia, sempre che si individui fin da subito il dosaggio perfetto per quel tipo di paziente,un dosaggio che non sia né eccessivo, principale causa di effetti collaterali e questo dipende dalla sensibilità dell'organismo alla sostanza, né troppo basso, quindi inefficace.
Tempi di azione più lunghi che quindi vengono vissuti dal paziente come una perdita di tempo: purtroppo siamo abituati e bombardati continuamente da prodotti che fanno dell'efficacia rapida e immediata il loro cavallo di battaglia.
Al di là di questi aspetti i pazienti che arrivano da noi hanno già superato,in tutto o per buona parte, una serie di reticenze e false credenze che troppo spesso aleggiano sulla parola cannabis.
Molti di loro credono che vada fumata e che dovranno poi affrontare gli effetti psicotropi della sostanza: non è così.
Ad oggi i prodotti a base cannabis che noi somministriamo sono contenuti in una soluzione di olio d'oliva: ciò vuol dire che è come assumere uno sciroppo.
In questo modo non solo si può avere un dosaggio più preciso ma non si registrano gli effetti dannosi legati al fumo.
Inoltre esistono diversi prodotti di cannabis Terapeutica e solo uno di questi ha una percentuale di THC (il principio attivo che può dare effetti cosiddetti ricreativi) alta, ed infatti l'assunzione viene solitamente consigliata alla sera, poiché si presuppone che si vada a dormire e le principali attività siano concluse.

Quali sono i miti da sdoganare riguardo al suo utilizzo? cannabis terapeutica e "da strada" quali sono le differenze?
Cannabis terapeutica non è solo Thc ma anche e sopratutto Cbd, il principio attivo che permette il rilassamento muscolare e che aiuta moltissimo nelle patologie caratterizzate da tensione cronica.
La cannabis terapeutica inoltre per essere messa sul mercato deve superare rigorosissimi controlli e certificazioni che riguardano dal modo in cui la pianta è stata coltivata al processo che ne permette l'estrazione dei principi attivi: quindi  non ha assolutamente il carattere di pericolosità che può avere la sostanza da strada, di cui non sappiamo spesso né come è stata prodotta né che cosa è stato aggiunto per aumentare l'effetto ludico.
Altro aspetto importante è che la cannabis ad uso medico non sortisce effetti di dipendenza, che spesso, invece ritroviamo spesso in pazienti che hanno condotto per anni terapie a base di antidolorifici che a un certo punto non hanno più alcun effetto analgesico (fenomeno di tolleranza) .
Quindi direi che tra la cannabis terapeutica e quella di strada c è una differenza abissale che riguarda principalmente lo scopo che si vuole raggiungere, la qualità del prodotto, il metodo di assunzione e gli effetti secondari legati all'assunzione (con la cannabis terapeutica non si ha fenomeno degli occhi rossi né la cosiddetta fame chimica, ma tutt'al più può registrarsi un aumento dell'appetito)
Tuttavia credo che pian piano la mentalità stia cambiando: ne è una prova l'incremento di pazienti che abbiamo registrato; molto lentamente le persone stanno cominciando a familiarizzare con questo tipo di terapia integrativa  all' antidolorifico tradizionale (non si può ancora parlare di farmaco perchè per Aifa quella con cannabis terapeutica non è ancora una terapia che ha soddisfatto le sperimentazioni cliniche necessarie, ma più per un discorso di assenza di finanziamenti alla ricerca che non per altro) e credo e spero che un buon programma di sensibilizzazione riusciremo a avvicinare le persone che ne hanno bisogno, superando stereotipi e false credenze come è già avvenuto in molte realtà europee ed estere.

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