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Gli alunni hanno voglia di stare in classe e rispettano le regole più degli adulti

Due testimonianze dal mondo della scuola. Dall'Isa 1 la dirigente Maria Torre: "Dobbiamo trarre nuove lezioni e strumenti dalla pandemia". La professoressa Alice Greppi: "I ragazzi avvertono il peso della distanza sociale".

Gli alunni hanno voglia di stare in classe e rispettano le regole più degli adulti

La Spezia - Didattica a distanza. Se per le superiori si sta rivelando un tema centrale e sul quale anche la ministra Azzolina si è detta preoccupata, nel primo ciclo scolastico docenti e alunni si sono rimboccati le maniche e sono andati avanti. La parola chiave per elementari e medie è "integrazione", o meglio, quando la dad entra in gioco solo in casi di emergenza e alla lezione in presenza si aggiunge un altro elemento: la riscoperta del circostante associata alla scoperta del territorio circostante.
Mai come quest'anno i ragazzi hanno mostrato la necessità di recuperare una socialità, annientata, per una malattia che ha messo a dura prova un mondo intero. Tra gli altri temi, in questo caso più sentiti dal tutto il personale scolastico, c'è anche quello del vaccino. A livello nazionale gli adulti della scuola, dirigenti scolastici in testa, auspicano tempi brevi per la somministrazione delle dosi.
Le scuole rimangono un luogo sicuro e alla Spezia non mancano progetti, iniziative che sposano il termine integrazione. Un esempio arriva dal complesso Isa 1 con la dirigente Maria Torre al quale si aggiunge l'analisi della professoressa Alice Greppi.
"Le regole sono state tutte rispettate in maniera ferrea - spiega la dirigente Torre -, sia tutto il personale che dagli alunni. Anzi, se la società riuscisse a far rispettare agli adulti quanto i bambini saremmo sicuramente in una situazione migliore. La didattica a distanza impone l'uscita dal meccanismo della contrapposizione tra la dad stessa e le lezioni in presenza. Il tema centrale è legato a una didattica attiva che coinvolga gli studenti e che strizzi l'occhio anche agli strumenti digitali. La pandemia dovrebbe e potrebbe aiutarci in tutto questo".
"Ora non si possono più fare i viaggi di istruzione - prosegue Torre - per il rischio contagi. Partendo da questa situazione abbiamo ripensato alle iniziative didattiche fuori dalla struttura fisica della scuola: abbiamo accompagnato i nostri ragazzi sui sentieri che sono attorno alla Jean Piaget (nel caso delle primarie di secondo grado, NdR). Assieme ai loro professori abbiamo garantito il distanziamento e la sicurezza del percorso stesso. E' stata un'opportunità sia per conoscere il proprio territorio che per respirare un'aria diversa non smettendo di imparare. Da questa situazione, così difficile dettata dal Covid, dovremmo imparare a trarre le giuste lezioni per migliorare il nostro lavoro. Il primo ciclo scolastico non si è mai fermato, siamo sempre stati sul pezzo".
L'Isa 1 ha elaborato anche una cartina dei sentieri sul territorio , allo stesso tempo non dimentica le necessità di studenti e famiglie offrendo anche il supporto psicologico con l'associazione Capire e la Cooperativa Lindbergh. Quali sono le esigenze dei giovanissimi alunni la professoressa Greppi lo sa bene.
"L'unico momento di incertezza - spiega - è stato nel periodo del lockdown perché anche noi adulti dovevamo capire come muoverci. Nel tempo abbiamo ingranato e i risultati ci sono stati. E' chiaro che però i ragazzi hanno avvertito delle mancanze: a partire dallo scambio tra i compagni e della socialità. A settembre abbiamo avuto la dimostrazione che i ragazzi erano contenti di tornare a scuola e oggi sono contenti di essere in classe. Hanno alcune preoccupazioni: ad esempio per la colorazione delle regioni. Gli studenti di terza media si sono detti preoccupati a dover stare a casa per seguire le lezioni".
A volte, poi, basta un compito per le vacanze per capire come stanno vivendo questo momento. "Ho chiesto loro - prosegue la professoressa - cosa li rende felici e infelici. Tutti hanno rimarcato che non ne possono più delle mascherine e dover stare a distanza. Vorrebbero vivere con naturalezza e leggerezza, come sarebbe giusto per la loro età, il rapporto con gli altri. E tanta attenzione arriva anche da noi docenti: ad esempio il prestarsi le cose è relegato solo a situazioni di estrema necessità. Queste regole pesano ma hanno un beneficio maggiore ad essere insieme in classe, nonostante le regole anticontagio siano ferree. Il Covid ci ha costretto a cercare le giuste alternative per far stare i ragazzi all'aperto".

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