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Gelo totale tra Atc e sindacati, si attende il piano industriale

I vertici dell'azienda sono stati ascoltati dai commissari sulla decisione di disdettare in maniera unilaterale l'accordo sui turni di guida.

Martedì sarà illustrato alle sigle

La Spezia - Il piano industriale per sperare in un affidamento in house c'è, ed è per centrare gli obiettivi di risparmio ed efficienza che sono necessari che i vertici di Atc Esercizio hanno messo in campo una serie di scelte, tra le quali rientra anche la disdetta unilaterale dell'accordo sui turni sindacali. Anche perché i rapporti con le parti sociali sono iniziati male e sono proseguiti in maniera ancora peggiore, arrivando al congelamento delle relazioni tra l'azienda e le parti sociali.
E' questa la posizione espressa nel corso del pomeriggio dal presidente della società Gianfranco Bianchi e dall'amministratore delegato Francesco Masinelli, ascoltati dai commissari della terza commissione presieduta con polso e decisione da Maria Grazia Frijia.

Il presidente Bianchi ha esordito rimbalzando la parola a Masinelli, così che potesse illustrate le "attività di questi 11 mesi di lavoro, portando a comprende il motivo del provvedimento relativo ai turni sindacali".
L'amministratore delegato ha subito ricordato i problemi riscontrati all'avvio dell'avventura nella partecipata spezzina: "Nel maggio scorso gli incassi erano in calo: 100mila euro in meno nei primi cinque mesi dell'anno. A questo si aggiungeva un taglio deciso dalla dirigenza precedente per 180mila euro, senza alcun bilanciamento. Erano stati azzerati gli interessi di mora alla Provincia, che nel frattempo annunciava tagli sino a 800mila/1 milione di chilometri all'anno. In tutto questo l'azienda aveva ricevuto una proroga di due anni e poi si sarebbe andati verso la gara, a doppio oggetto".
Secondo Masinelli il quadro era quello di una azienda che non poteva stare in piedi. "C'era quasi la rassegnazione nei confronti della prossima vendita ai privati, per almeno il 51 per cento. Abbiamo analizzato l'azienda - ha proseguito l'ad - e abbiamo maturato l'idea che ci fossero le condizioni possibili per avviare un percorso virtuoso e di efficienza che ci avrebbe consentito di inquadrare l'obiettivo dell'affidamento in house. Abbiamo così ipotizzato una serie di interventi con la garanzia di non toccare la retribuzione dei dipendenti, ma passando per riorganizzazione e strategie".
Tra gli interventi messi in campo Masinelli ha elencato la lotta all'evasione, "con la quale sono stati recuperati 260mila euro", la guerra a sprechi e privilegi, una manutenzione svolta con maggiore attenzione all'azione dei fornitori, il potenziamento dell'ufficio acquisti, la riorganizzazione della manutenzione, ritenuta strategica per un parco mezzi vecchio, il rinnovamento di un sistema informatico definito "mal fatto" e l'introduzione di strumenti di welfare con la riduzione della tassazione per azienda e lavoratori.
"Quando abbiamo iniziato a parlare di affidamento in house la risposta di alcune sigle sindacali - ha aggiunto Masinelli - è stata di incredulità e infatti nella trattativa serrata con la Provincia ci siamo trovati ad aprire un contenzioso nel quale non abbiamo avuto alcun supporto. Il sindacato si è mosso solo quando si è iniziato a parlare di tagli che peraltro non hanno portato a nessun licenziamento, ma non hanno consentito di far assumere otto persone. Non è nostra responsabilità se ci sono tagli in corso in tutto il Paese e in tutti i settori. Le sigle hanno sottovalutato il nostro lavoro: abbiamo steso un piano in 15 giorni e lo abbiamo presentato il 30 marzo scorso alla Provincia, come promesso. Ieri non lo abbiamo potuto presentare ai sindacati perché sono dovuto correre a firmare un contratto per 13 mezzi con Mercedes. La presentazione è rinviata a martedì prossimo".
Tra i motivi di attrito tra azienda e sindacati, Masinelli conferma il momento della bocciatura della proposta di trasformazione della cosiddetta Pasqualina (un premio che matura nel corso dell'anno e che viene erogato in aprile) in un sistema di welfare che avrebbe portato 80 euro in più ai dipendenti e un risparmio di 15mila euro per Atc. "La proposta è stata sottoposta a referendum ed è stata bocciata. Così siamo stati costretti a prendere altre decisioni. Il rapporto con il sindacato per me è fondamentale, ma se siamo costretti a intraprendere il percorso verso l'affidamento in house senza interlocutori è il caso che ognuno si assuma le sue responsabilità".

Entrando nel merito dell'accordo sindacale disdettato, Bianchi ha sottolineato come il contratto collettivo nazionale preveda un monte permessi di 89/90 giornate per sigla e come in Atc sia in vigore un accordo di secondo livello stipulato nel 2014 che prevede 94 giornate per ogni sindacato. "Questo accordo non è stato toccato, così come le retribuzioni. La spending review ha portato gli emolumenti per il cda a scendere dai 153mila euro per i cinque componenti del 2012 ai 35mila complessivi che vengono elargiti oggi per tre persone. Siamo andati a vedere cosa altro potesse essere risparmiato e abbiamo notato che l'accordo sui turni di guida sindacali risaliva al 1992 ed era rimasto in vigore anche oltre la scadenza dei dieci anni prevista. Questi turno cubavano una spesa di 124.320 euro. Se si fosse aggiunta la Ugl sarebbero stati 161.320 euro e se anche Cobas, come levito, avesse chiesto di utilizzare questo diritto la spesa sarebbe stata di 200mila annui. Così abbiamo ritenuto di disdettare l'accordo, con un preavviso di tre mesi, considerando che si trattasse di un privilegio residuo di tempi di vacche grasse. Lo stesso ragionamento fatto per gli emolumenti del cda è stato fatto per i turni. Con la presentazione del piano industriale - ha concluso Bianchi - speriamo si capisca il nostro intento e si ritrovi una armonia di percorso unitaria. Se invece vogliamo strumentalizzare tutto si imbocca un percorso che non mi sembra giusto".

Il commissario Marco Raffaelli ha evidenziato che secondo i sindacati, ascoltati due settimane prima, la spesa per i turni di guida era di circa 100mila euro e che, nonostante i problemi storici dell'azienda, il rapporto con i sindacati era sempre stato di reciproco rispetto. "La disdetta unilaterale e parlare di privilegi, considerando il trattamento che hanno i lavoratori spezzini rispetto a quelli delle altre aziende liguri, mi pare porti il rapporto in un'altra direzione: c'è stato un cambio di passo. I risparmi non potevano essere ottenuti in altri settori, in considerazione che i turni sindacali sono stati concessi per consentire ai sindacalisti di rappresentare i lavoratori di altre aziende in subappalto, che operano anche nel Tigullio? Siamo invece arrivati alla completa rottura, non è nemmeno più stata convocata la commissione tecnica. E - ha concluso Raffaelli - con c'è nessun coinvolgimento sul piano industriale".
Sempre sul tema dei rapporti sindacali, Paolo Manfredini ha chiesto come si possa conciliare l'importanza che Masinelli dà al sindacato con la scelta di una disdetta unilaterale e "forse non sufficientemente comunicata".

"Parlare di non privilegi è giurassico, se si considera quanto le cose siano cambiate dal 1992 a oggi. Il rapporto con il sindacato - ha risposto Masinelli - resta fondamentale, ma se si condivide l'obiettivo dell'affidamento in house, gli strumenti sono questi. Inoltre, forse non è stato reso in maniera sufficientemente chiara, abbiamo dovuto fare i conti con tempi strettissimi. Il crollo del Ponte Morandi ha portato a rendere possibile l'affidamento in house senza penalizzazioni, ma nel giro di 12 mesi. Da parte mia c'è sempre stata franchezza, mentre da parte dei sindacati ho notato sorrisi di scherno e nessun appoggio al momento dello scontro con la Provincia. Per quanto riguarda il congelamento delle relazioni sindacali faccio notare come questo sia stato chiesto dalle stesse sigle, mentre la commissione tecnica è stata troppo spesso convocata senza obiettivi specifici: così non serviva, si parlava di tutto senza prendere decisioni".

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