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Galli: "Sovranità non è fascismo" e Pellizzetti: "Ma è vantaggio di pochi"

Galli: "Sovranità non è fascismo" e Pellizzetti: "Ma è vantaggio di pochi"

La Spezia - Carlo Galli, docente di Storia delle Dottrine Politiche all'Università di Bologna, autore di "Sovranità", e Pierfranco Pellizzetti, docente di Comunicazione alla Scuola Politecnica di Genova, autore di "Il conflitto populista", hanno dato vita a un interessante confronto, promosso dall’Associazione Culturale Mediterraneo, sul tema "TRA SOVRANISMO E POPULISMO. IL FUTURO DELLA SINISTRA EUROPEA".
Giorgio Pagano, Presidente dell’Associazione, ha presentato così l’iniziativa:
“Galli e Pellizzetti sono due pensatori con impostazioni molto diverse. La cosa che più interessa è che entrambi vogliono recuperare concetti che sono considerati di destra, “interpretandoli da sinistra”: Galli il concetto di sovranità, Pellizzetti quello di populismo. La maggioranza della sinistra, o sedicente tale, sta facendo una campagna elettorale basata sulla critica a questi due concetti: sostengono che la sovranità e il populismo sono le caratteristiche della destra. Ma, oggi che la sinistra non ha un grande fascino nel popolo, può darsi che queste riflessioni le siano di aiuto a ritrovare un popolo. In ogni caso la sinistra deve ripartire da capo, perché una fase della sua storia è finita: una discussione aperta, con punti di vista diversi, che superi ogni pigrizia intellettuale, non può che farle bene”.
Per Carlo Galli “il ritorno della sovranità non è il fascismo, è il segno dell’esigenza di una nuova politica”. La società, “giustamente arrabbiata con l’ordoliberismo di Bruxelles, frutto della volontà egemonica della Germania, oggi si rivolge alla sovranità per avere protezione, vuole un’altra politica non più subalterna all’economia”. Ma, ha aggiunto Galli, “trova una risposta solo dalla demagogia di destra, che non attacca minimamente il paradigma economico vigente e si limita a concedere ai cittadini arrabbiati compensazioni di carattere simbolico”. La sinistra “più che prendersela con Salvini dovrebbe attaccare Bruxelles e dare una sua interpretazione alla richiesta di sovranità”.

Galli ha concluso sull’Europa: “L’Europa è in bilico tra due ipotesi: costruire un’Unione sovrana, federale, certo, ma capace di assumersi gli oneri sociali e i rischi geostrategici di una vera sovranità continentale, come chiedeva il Manifesto di Ventotene -il che significa, tra l’altro, politica estera unica e politiche fiscali comuni, ovvero una diminuzione del peso degli Stati e un aumento del peso del Parlamento di Strasburgo e della Commissione-; oppure accrescere la capacità politica dei singoli Stati abbassando il peso del vincolo comune. O una sovranità europea o diverse sovranità statali, collaborative ma autonome. Non l’ibrido instabile che oggi genera tensioni e ribellioni che mettono a rischio gli assetti democratici europei. Quanto sia plausibile, probabile o desiderabile una ipotesi o l’altra, quanta energia politica delle élites nazionali o dei popoli europei sia disponibile per l’una o l’altra, dovrebbe essere il vero oggetto di dibattito politico. Anziché demonizzare o idolatrare la sovranità, si dovrebbe insomma riconoscere che questa, su scale differenti, è ancora la serissima posta in gioco della politica”.
Pierfranco Pellizzetti ha concordato sulla “critica all’ordoliberismo europeo e tedesco” e al “cosiddetto “Concerto di Bruxelles” tra nomenklature nazionali e tecnostrutture, guardiane dei rapporti di potere vigenti in un’Unione ‘dal cuore bancario’ e dedita alle mortifere politiche dell’austerity”. Così come ha concordato sulla critica al “populismo di destra”, giudicato come “una politica demagogica” e una “trappola semantica per dirottare l'energia dei più a vantaggio dei pochi, a favore di interessi e obiettivi anti-popolari".
Altro punto di convergenza è stato ”l’auspicio di una politica che recuperi il proprio ruolo di regolatore e grande architetto di coesione”.
Ma si sono registrate divisioni per quanto riguarda la prossima consultazione europea. Pellizzetti ha affermato di riconoscersi “in una tradizione internazionalista” e ha poi detto di non condividere “un abbassamento dei toni nella polemica contro un Matteo Salvini accusato di neo/paleo fascismo”. Al contrario, Pellizzetti ha affermato di condividere “una chiara presa di posizione antifascista” e che “l’obiettivo rimane quello di riportare al voto il vasto bacino di chi a deciso di astenersi, da motivare con prese di posizione anche di rottura, ispirate ai valori di una tradizione democratica e di sinistra non compromissoria e intransigente”.

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