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Frane e smottamenti, mappato dal Cnr Irpi il territorio spezzino

Piaggi, assessore alla Difesa del suolo, ha annunciato lo studio nel corso di una commissione convocata per parlare della situazione in Via Montalbano e Via Marconi, colpite a più riprese dal dissesto.

Software
La frana di Montalbano

La Spezia - Una mappatura del territorio costantemente aggiornata e in grado di segnalare le zone a maggiore rischio di frana o dissesto. E' questo il frutto dello studio realizzato per il Comune della Spezia da Cnr Irpi insieme all'ufficio geologico di Palazzo civico e alla Protezione civile. Lo ha annunciato l'assessore ai Lavori pubblici e alla Difesa del suolo, Luca Piaggi, nel corso della seduta della III commissione consiliare, presieduta da Fabio Cenerini. "Si tratta di uno studio molto approfondito realizzato partendo da una serie di informazioni storiche e dai fenomeni geologici occorsi negli ultimi anni. Il tutto è stato inserito all'interno di un software specifico che può essere aggiornato di volta in volta che accade qualche evento, come nel caso della recente frana di Via Marconi".

Ed è proprio per avere informazioni relative allo smottamento che ha interessato Via Marconi che il consigliere Massimo Caratozzolo aveva chiesto la convocazione della commissione.
"La frana di Montalbano è il simbolo in negativo della politica spezzina, perché chi vive là è stato vittima di un disagio che si è protratto per anni. Agli interrogativi che mi erano sorti ha recentemente risposto l'assessore regionale Giampedrone, spiegando che la frana su Via Marconi è indipendente dalla prima, ma resta evidente la fragilità del nostro territorio, e credo possa essere utile capire quale è la situazione attuale".

"La situazione è stata sanata con disgaggiamenti e reti in aderenza, tutto realizzato in somma urgenza. Quella di Via Marconi era una frana superficiale, piuttosto frequente in Liguria dove si effettuano scavi. Tutta altra storia è invece la vecchia frana di Montalbano. La situazione - ha spiegato Piaggi - è molto più complessa. Siamo di fronte a una grande estensione e a una frana molto profonda. Il nostro target è stato quello di riaprire la circolazione stradale realizzando un ponte fondato su pali, dopo anni di aperitivi sotto la frana. Le opere prodromiche (3), il ponte (1,2) e l'intervento in Via Marconi (0,1) hanno cubato in totale una spesa di 4,4 milioni in pochi anni. L'area è cambiata moltissimo dal punto di vista morfologico ed è stato installato un sistema di monitoraggio".

Più indietro nel tempo è andato l'ingegner Claudio Canneti, dirigente dei Lavori pubblici, che ha ricordato come sin dal dicembre del 2010, anno di distacco della frana di Montalbano, siano già stati realizzati sette diversi interventi.
"Con il lavoro di professionisti come il professor Giovanni Raggi e il geologo comunale Ivan Vujica si è affrontato sin da subito uno smottamento che raggiunge profondità sino a 21/22 metri. Si tratta di una zona molto delicata che ci ha visti impegnati per 11 anni. Oggi la situazione è monitorata e in sicurezza. L'intervento attuale era già stato ipotizzato nelle fasi precedenti: dapprima si era atteso di vedere se la frana si fermasse, ma questo non è accaduto e così abbiamo scelto la via del ponte".

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