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Fortunati: "Doveroso manifestare per una sanità migliore"

L'ex consigliere regionale: "Il nuovo ospedale dovrà essere modulare, ma prima occorre che i dirigenti mettano i medici e gli infermieri nelle condizioni di trattare i pazienti come persone. La politica deve smettere di essere padrona della sanità".

"Dirigenza Asl in situazione di delirio"
Fortunati: "Doveroso manifestare per una sanità migliore"

La Spezia - Domani, per impegni presi precedentemente, non potrà essere in piazza con le associazioni che compongono il Manifesto per la sanità locale e con gli spezzini che manifesteranno per una sanità spezzina più efficiente e moderna, ma Arturo Fortunati ci sarà con il cuore e con la mente. E alla vigilia del corteo che partirà alle 17 da Piazza Beverini, fortunati chiama a raccolta la popolazione con una intervista rilasciata a CDS.

La manifestazione chiede un cambio di passo nel sistema sanitario locale. Tra i temi c'è quello dello sblocco del cantiere del nuovo ospedale. Cosa pensa a proposito?
"Finalmente la cittadinanza si rimette in moto per conquistare una sanità pubblica che sia funzionale ai bisogni delle persone malate. E' un percorso lungo, ma troppo importante per essere abbandonato: nessuno regala niente, dobbiamo riconquistarci il pieno diritto di essere curati dignitosamente. Nel 1994 raccolsi insieme a Piercarlo Piccioli un milione di lire per sensibilizzare la città rispetto alla necessità di avere un ospedale nuovo e li consegnammo all'allora sindaco Lucio Rosaia per andare simbolicamente verso la costruzione di una nuova struttura. Il Sant'Andrea aveva compiuto 90 anni, c'era un isolamento tra i Reparti e i rapporti tra gli addetti ai lavori non sempre erano proficui. Nel corso degli anni poco è cambiato e ultimamente le cose sono andate peggiorando, soprattutto a causa del comportamento di alcuni dirigenti. Vengono tutt'ora prese decisioni piuttosto inspiegabili, come quella di prendere in dotazione un robot per Ortopedia senza che ci fosse l'equipe in grado di utilizzarlo adeguatamente. Di fronte al progredire dell'innovazione tecnologica si nota una forte incapacità nel valutare il grado di formazione del personale".

E a livello strutturale?
"Prima di tutto il nuovo ospedale dovrà essere modulare. Bisognerà poter introdurre con costanza le ultime tecnologie disponibili e avere a disposizione un'isola digitale all'interno della quale poter innestare macchinari di nuova generazione. Bisogna assolutamente prevedere questa eventualità e non mi pare che il progetto del nuovo ospedale ne tenga di conto".

Qual è, a suo avviso, la priorità da affrontare in attesa della auspicata realizzazione del nuovo ospedale?
"Oggi è urgente intervenire per una formazione costante e per creare condizioni ambientali nelle quali gli operatori si sentano valorizzati per il ruolo che hanno nei confronti della vita delle persone che hanno bisogno di cure. Bisogna riconsiderare i concetti di scopo e speranza. Il tema della formazione deve essere un obiettivo dei dirigenti che non devono essere scelti per fedeltà politica, ma per l'attitudine ad avere a che fare con le persone che gestiscono e che devono sentirsi rispettate e titolate a fronte di qualunque evenienza. E sappiamo quanti possano essere gli imprevisti nel campo della sanità".

E oltre alla formazione?
"E' indispensabile introdurre in maniera completa la possibilità per i pazienti di fornire loro il "consenso informato". Lo disciplina la legge 219 del 2017 che, rispettando la gerarchia delle fonti, si rifà agli articoli 1, 3 e 32 della Costituzione, quelli sulla dignità individuale e sull'autodeterminazione del malato, che deve essere messo in condizione di decidere quale cura ricevere, soprattutto nei casi di malattie croniche o invalidanti. Le scelte devono essere prese insieme dal medico e dal paziente, anche perché nessuno come lui avverte l'effetto che la terapia ha sulla sua persona".

Una sanità più "umana", dunque...
"Spesso si concepisce l'ospedale come una struttura alberghiera, ma non è così. L'ospedale deve essere utilizzato in condizioni di urgenza, non per i ricoveri lunghi, per quelli ci sono altre strutture. Il concetto deve essere quello del tempo necessario per un eventuale intervento e una breve permanenza necessaria per riabilitare il paziente sino a che sia in grado di ricevere le cure ritornando alla sua vita. Tutto quello che avviene deve però essere inserito in un database che contenga il percorso clinico di ognuno. Una banca dati a disposizione dei medici che prendono in carico il malato e che deve essere consultata prima di prescrivere qualsiasi terapia. Bisogna ritornare a trattare il paziente come una persona, con i relativi diritti: deve essere messo in condizione di conoscere il suo stato di salute e se non è in condizione di intendere i familiari devono poter individuare un tutor a supporto del medico".

Sembra ritornare il problema della carenza degli organici, che sarà uno dei pilastri della manifestazione di domani...
"I medici devono essere messi nelle condizioni di svolgere queste funzioni anche dal punto di vista del tempo a disposizione e dunque è fondamentale porre rimedio al problema delle carenze di organico. Tutto il personale deve essere in grado di seguire un determinato numero di posti letto e di avere il tempo necessario per comunicare con i pazienti, perché quello è tempo di vita per il malato. Le persone non sono numeri e le sensibilità di ogni persona devono essere ascoltate".

Parole che non sono da leggere come una accusa a medici e infermieri, giusto?
"I medici e gli infermieri che preparano le cartelle cliniche devono poterlo fare nelle condizioni adeguate. Solo quando questo accadrà potranno sentirsi incolpati. Oggi quelle condizioni non ci sono e gli unici responsabili di questa situazione sono a monte, a livello dirigenziale, in una Asl che ai piani alti vive una situazione di delirio. Prima c'era un direttore che era preso di mira da tutti ma che svolgeva le funzioni di demiurgo. Ma questa condizione esisterà sempre sino a quando la politica sarà padrona della sanità. La politica cerca il consenso, nelle sue diverse forme, e ad ogni cambio di bandiera quelli che prima erano considerati i migliori vengono declassati a favore di quelli che prima erano denigrati".

Che idea si è fatto della vicenda della lettera aperta dei 18 primari?
"Tutti i primari hanno manifestato una cosa di cui dobbiamo prendere atto: il fatto che vogliono avere non solo le cose materiali o gli indirizzi che hanno chiesto, ma dirigenti in grado di compattare tutto il personale della Asl per far fronte a quelle che sono le difficoltà dovute al momento, in cui mancano strutture, mezzi, personale... Occorrono persone capaci e che sentano la responsabilità del ruolo che stanno svolgendo. I primari vogliono vivere in pace, non servono prime donne. Quando al dottor Battolla è stato comandato di ritirare la lettera è stato fatto un tentativo di condizionare il Collegio dei primari cercando di impedire di esercitare il diritto di comunicazione del proprio lavoro all'esterno, mettendone in discussione la sua dignità come responsabile del Collegio dei primari".


"Le sale operatorie sono vetuste. Ce ne sono due che attendono da tempo di essere messe in condizioni ottimali e di essere inserite nell'organigramma aziendale per poter essere utilizzate. Gli spezzini meritano di conoscere i tempi esatti in cui questo accadrà".

E sul fronte della privatizzazione annunciata per una quota del San Bartolomeo di Sarzana?
"La questione della privatizzazione è in campo da tempo. Quando si parla di convenzioni e accreditamento già ora siamo ben oltre il 15 per cento. Per quanto riguarda le assunzioni a tempo determinato di alcuni medici si possono creare difficoltà per quel che riguarda l'inserimento operativo in qualsiasi Reparto. Ci vuole invece una maggiore compattezza organizzativa, viste anche le diverse specializzazioni che i singoli medici possono svolgere all'interno di un Reparto. Prima di fare il giro dei Reparti tutti i medici devono essere compatti sul comportamento da tenere nei confronti di ogni singolo degente. Nel settore privato non abbiamo garanzie per quanto riguarda un controllo costante del rispetto dei contratti. L'opinione pubblica dovrebbe essere informata con trasparenza dei risultati delle verifiche effettuate".

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