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Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Maggio - ore 13.17

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Finalmente riconosciuta la medaglia d'oro a Giovanni Pagani

A quattro anni dalla consegna della domanda di conferimento della benemerenza è stato assergnato il riconoscimento al partigiano della Colonna Libertà e Giustizia che morì fucilato grindando "Viva la libertà!".

Alla memoria
Finalmente riconosciuta la medaglia d'oro a Giovanni Pagani

La Spezia - Dopo anni di impegno, segnalazioni e speranze, ieri il ministero della Difesa ha riconosciuto la medaglia d'oro al valor militare alla memoria a Giovanni Pagani, Comandante della IV Compagnia del Battaglione Zignago della Colonna Giustizia e Libertà, fucilato alla Spezia dopo essere stato catturato sul Monte Dragnone. A battersi a lungo affinché venisse conferita la benemerenza è stato in particolare il professor Paolo Galantini, co-presidente del Comitato unitario della Resistenza. "Pagani era il comandante della IV compagnia di stanza a Brugnato del battaglione Zignago della Colonna Giustizia e Libertà. Ci sono voluti tanti anni ma infine giustizia è stata fatta e io ho solamente fatto quello che per l'appunto sentivo giusto, dunque nulla di più del mio dovere di uomo", spiega oggi a CDS lo stesso Galantini.
Il ricordo delle gesta di Pagani è stato citato questa mattina anche nel corso del discorso del presidente della Provincia, Giorgio Cozzani: "La nostra terra si vanta del riconoscimento della Medaglia d’Oro al partigiano Giovanni Pagani, nato a Pignone e ispiratore, insieme ad alcuni combattenti a Brugnato, del primissimo nucleo della futura Colonna di “Giustizia e Libertà”. In essa Pagani assunse funzioni sempre più importanti, diventando capo-plotone e poi, nel giugno del 1944, quando la colonna si strutturò come tale, comandante della IV° compagnia. Di fatto Pagani fu un combattente molto attivo della zona: a lui il Comando affida gli obiettivi più rischiosi, come quello di distruggere il ponte di Brugnato e di Bocca Pignone. Morirà fucilato, qui alla Spezia, dopo aver subito torture nel tristemente famoso ex XXIesimo e affronterà il plotone d’esecuzione urlando “Viva la libertà”. Questa figura di partigiano, recentemente valorizzata grazie al lavoro di ricerca del prof. Galantini e che oggi è insignita con questa Medaglia, è simbolo dell’orgoglio delle donne e degli uomini che hanno dato lustro alle nostre terre in quegli anni drammatici. Riflettendo su cosa possa spingere a tanto coraggio uomini come Giovanni Pagani, scorgo che solamente una tenace spinta morale e ideale possa essere l’unica plausibile e credibile risposta e, dunque, sempre più mi convinco che riassumere la lotta partigiana come “lotta” di rivolta morale sia una delle definizioni più appropriate per rappresentarne adeguatamente, a 74 anni di distanza, il suo significato più profondo. Senza la lotta partigiana, senza il sacrificio di costoro e delle loro famiglie, il riscatto politico, sociale e morale degli italiani sarebbe stato assai meno fecondo per la storia democratica e repubblicana del nostro Paese".

LA STORIA
L'adesione a Giustizia e Libertà. Pagani nasce da Antonio ed Erminia nella sonnacchiosa Italia giolittiana, finita nelle mani di Benito Mussolini quando aveva soltanto due anni. Frequenta alla Spezia l'istituto D'Isengard, iscrivendosi poi alla Facoltà di Scienze Coloniali di Napoli. Allievo-ufficiale di complemento nella Fanteria, subito dopo l'8 settembre 1943 rientra alla Spezia, sfolla con la sua famiglia a Brugnato e compie la scelta di schierarsi da subito contro i nazifascisti, organizzando con pochi amici il primo nucleo di quella che sarà la futura colonna di "Giustizia e Libertà": in essa egli assume funzioni sempre più importanti, diventando capo-plotone e poi, verso il 20 giugno 1944, quando la colonna si struttura come tale, comandante della IV compagnia. Ed è con questo incarico affronta, a Serò, il rastrellamento dei primi di agosto 1944. Un avvenimento cruciale perché proprio dopo quest'ultimo rastrellamento la sua figura prende ulteriore rilievo, conducendolo importanti azioni in numerose, e fra loro distanti, località della provincia.

Un ribelle scanzonato, un ardito che ha immolato la vita. Di fatto Pagani si fa un nome, diventando il miglior sabotatore della zona, quello cui il Comando affida gli obiettivi più rischiosi, come quello di distruggere il ponte di Brugnato e di Bocca Pignone. Esegue il primo ordine, con una squadra di guastatori, il 13 novembre 1944 alle 4,21, ripetendo tale azione, riuscita solo in parte a causa dell'esplosivo non sufficiente, e causando gravi danni, il giorno 27. La sera del 22 novembre 1944 prende di mira il ponte di Bocca Pignone e porta a termine quanto gli è stato comandato senza perdite da parte dei partigiani. Il 18 dicembre 1944 Pagani, con venticinque uomini, si porta contro il campo sportivo di Borghetto ed attacca con esito positivo autocarri pieni di rastrellatori e razziatori; il 10 dicembre il punto più caldo nell'ambito delle operazioni nazifasciste è Brugnato e la compagnia più impegnata è sempre quella di Pagani. In occasione del grande e drammatico rastrellamento del 20 gennaio 1945, la resistenza partigiana nei settori di Cornice e di Serò, dove si trova Pagani, a differenza di quanto accade altrove, dura tutta la giornata e impegna reparti del
Battaglione "Vanni" (Brigata "Gramsci"), della "Matteotti Picelli" e della IV compagnia della colonna "Giustizia e Libertà", comandata appunto da Pagani, il quale decide di resistere a Serò per attendere gli uomini che sono impegnati Progetto “Le vie della Resistenza (1943-1945)” nell'avamposto di Brugnato. In effetti, questi ultimi, ad un certo punto, si sganciano verso Serò, dove si ritrovano il gruppo della G.L. ed alcuni elementi della "Gramsci", mentre la maggior parte dei partigiani delle varie formazioni ha nel frattempo ubbidito agli ordini del Comando della IV Zona Operativa di ritirarsi a Fontana Gilente, affrontando, in condizioni terribili per il freddo e la neve, la indicibile scalata del Gottero.

Sul Dragone la resa dell'antieroe generoso. Così il giorno 21 gennaio 1945, un nucleo della colonna G.L., composto di nove uomini - fra essi in funzione di comando Pagani (con lui sono altri due ufficiali della G.L., Ezio Grandis e Giuseppe Da Pozzo), cui si sono aggiunti anche tre civili provenienti da Vezzola, dove Pagani con il suo gruppo è passato - rimane così isolato perché, avendo resistito tutta la giornata del 20 su una quota piuttosto bassa, è impossibilitato ormai a sganciarsi verso il Gottero, trovando le vie più alte occupate dai tedeschi. Il gruppo si nasconde in una grotta-rifugio situata sul Dragnone, ma proprio sul Dragnone, il 23 gennaio, arrivano di sorpresa i tedeschi. Dopo un tentativo di resistenza reso difficile dalla superiorità del nemico, dal fatto che le armi a disposizione dei partigiani sono poche e che l'unico Sten che hanno si è inceppato, si decide di condurre trattative con il nemico per salvare almeno la vita ai civili i quali si sono uniti ai partigiani. Viene perciò concordata la resa, a seguito della garanzia di essere trattati come prigionieri di guerra e della concessione della libertà ai civili: tutti vengono ammanettati e portati a Vezzola dove fanno finta di non conoscere nessuno fra la popolazione.

Il coraggio adamantino nella casa delle torture. Poi la scarica di colpi. Nel passare da Serò, nonostante si apra una possibilità di fuga, nessuno la intraprende, per non mettere in pericolo i compagni, ben sapendo come non sarà tollerato alcun tentativo di questo tipo. Trasferiti a Brugnato e quindi a Borghetto Vara, Pagani, Da Pozzo, Grandis, sono maltrattati e percossi dalla Brigate Nere che li hanno nel frattempo reclamati presso i tedeschi. Portati alla Spezia, sono rinchiusi nel tristemente famoso carcere dell'ex XXI dove Pagani, torturato e interrogato, mostra tutta la sua fierezza. Prelevato, insieme al suo fraterno amico Grandis, dal carcere la sera del 3 febbraio 1945, è fucilato con lui in località La Chiappa, davanti a casa. Una scarica di fucile, il grido "Viva la libertà", prima di cadere al suolo. Da Pozzo sarà fucilato successivamente. Del gruppo originario scampato al Dragnone rimangono fortunosamente vivi solo in due; tuttavia il sacrificio di questi uomini non risulta del tutto vano, perché i civili catturati con essi sul Dragnone sono risparmiati.

Oggi, la commemorazione. Giovanni Pagani è ricordato in numerose lapidi, fra cui rammentiamo le lapidi in piazza de Nobili e in via Genova, dove è stato trucidato, alla Chiappa; la lapide a Brugnato nella piazza del Comune; la lapide in marmo a ricordo di tutti i caduti G.L., Palazzo del Comune della Spezia, via S. di Santarosa.

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