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Ultimo aggiornamento: Lunedì 24 Febbraio - ore 22.25

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Enel, scontro sulla Via nell'incontro al Mise

L'azienda attende l’esito dell’esclusione della Valutazione di impatto ambientale, fortemente voluta, invece, dalla Regione, dal Comune, dagli ambientalisti. E anche dai sindacati. Il nodo dei tempi.

Primo di una serie

La Spezia - Un incontro interlocutorio, quello che si è svolto questa mattina presso gli uffici del ministero dello Sviluppo economico sul futuro della centrale e dell'area Enel di Vallegrande.
L'appuntamento al quale erano invitati Enel, i Comuni della Spezia e Arcola, la Regione, il ministero dell'Ambiente, Terna, le sigle sindacali e le associazioni ambientaliste è stato infatti il primo di una serie che vedrà il sottosegretario Alessandra Todde impegnata nel prendere contatto con tutte le realtà che stanno per dire addio alla combustione del carbone. La Spezia sarà il primo caso italiano, essendo stato fissato per il 2021 lo stop al carbone, mentre per le altre centrali l'orizzonte si spingerà sino al 2025.

Todde sin dall'inizio ha spiegato che al termine del ciclo di riunioni le istituzioni e le associazioni interessate alla centrale spezzina saranno riconvocate per ulteriori approfondimenti. Da parte di tutti i partecipanti provenienti dal Golfo si è elevata la richiesta dell'attivazione di un tavolo nazionale di confronto sul tema dell'energia, così da poter effettuare un ragionamento sull'effettiva necessità della permanenza di un presidio di produzione energetica alla Spezia.
Legambiente, Wwf Italia, Italia Nostra e Greenpeace in particolare hanno chiesto di conoscere, attraverso il focus nazionale, i tempi della fase di transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili e hanno sostenuto che sarebbe possibile accelerare l'ingresso nell'era dell'energia sostenibile sbloccando progetti fermi da anni nei cassetti del ministero stesso.

Enel e Terna, coerentemente con i progetti presentati, hanno sostenuto la necessità di convertire la centrale spezzina in impianto a turbogas e l'azienda, che attende una risposta sulla possibilità dell’esclusione della Valutazione di impatto ambientale da parte del ministero, si è comunque detta disponibile a presentare la documentazione. Questa eventualità sembra in realtà avvicinarsi e riaprirebbe la possibilità di presentare osservazioni, allungando i tempi. A questo punto l'assessore regionale all'Ambiente Giacomo Giampedrone ha dichiarato di pretendere lo svolgimento della Via e di fronte agli avvertimenti del sottosegretario sulla possibilità di uno slittamento dell'addio al carbone per sostenere la transizione ha parlato apertamente di ricatto. Pochi secondi di tensione e Todde ha spiegato meglio quale fosse l'intenzione: solo quella di avvertire rispetto a possibili scenari.

Il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, che come la collega di Arcola, Monica Paganini, ha fatto pesare il pronunciamento unanime del consiglio comunale contro la conversione della centrale a gas, ha comunicato il suo resoconto non appena uscito dalla riunione.
“A Roma ho ribadito il no alla centrale turbogas ma il velo dell’ipocrisia del dibattito di questi mesi è caduto grazie alla sottosegretario Cinque stelle. Come Comune avevamo già partecipato ad una conferenza decisoria al ministero dell’Ambiente dove nero su bianco era stata messa la cessazione dell’uso del carbone entro il 2021 con determinate prescrizioni che prevedono una diminuzione delle emissioni. Oggi alla riunione per il phase out dal carbone nella produzione elettrica per la centrale della Spezia, ho ribadito che il consiglio comunale della Spezia all’unanimità ha deliberato una variazione al Piano urbanistico comunale che non prevede più in quel luogo l’uso di combustibili fossili. Il Comune della Spezia, la Provincia, tutto il Golfo dei Poeti si sono schierate all’unanimità contro il nuovo progetto di turbogas perché abbiamo già dato. Oltre ad aver respirato carbone per oltre sessant’anni, abbiamo un porto che è dentro la città e un rigassificatore a Panigaglia: tutti questi elementi non possono non essere tenuti in considerazione quando si parla di insistere ancora su un territorio con le emissioni di carboni fossili o di gas. Peccato per la grande assenza del ministro dell’Ambiente che forse avrebbe dovuto essere presente a una riunione che ha visto partecipare così tanti portatori d’interesse.
Ma a fronte di questa precisa e chiara volontà, la risposta della sottosegretario Alessandra Todde è stata: “La centrale c’è, esiste, non si può smaterializzare”. Contrariamente alla politica ambientalista a cui ci hanno abituato sui giornali per anni, il sottosegretario dei Cinque stelle non solo sembrava dare per certo il turbogas per La Spezia e l’ingresso di altre produzioni di energia con le rinnovabili ma soprattutto ha lasciato intendere che la chiusura della produzione del carbone potrebbe essere messa a rischio dalla richiesta di Valutazione di impatto ambientale, dicendo che i tempi sarebbero troppo lunghi.
E’ assolutamente inaccettabile questo teatro della politica messo in scena oggi: il no al carbone entro il 2021 alla Spezia deve rimanere un punto fermo nell’agenda politica nazionale, e bisogna finirla di scaricare sui territori un dibattito quando è evidente che la scelta appartiene solo e soltanto al governo.
Se la decisione appartenesse ai territori, i territori avrebbero già deciso con un secco no al turbogas, come ho ribadito più volte in questi mesi e ancora oggi. E’ una scelta politica del Governo indicare dove si devono produrre i kilowatt necessari al fabbisogno energetico nazionale. E è una scelta politica fare in modo che i tempi siano corretti per garantire il fabbisogno energetico nazionale senza rinunciare alla valutazione di impatto ambientale.
Se la strada è quella tracciata dal sottosegretario oggi, è necessario che il Governo se ne assuma la piena responsabilità politica, dicendolo anche ai parlamentari e ai consiglieri comunali di Cinque Stelle, PD, Italia Viva e Leu. Rispondano i partiti se vogliono o meno la centrale alla Spezia e facciano pressione sul Governo. Decidano finalmente se deve prevalere la logica di partito o la volontà di un territorio", ha concluso il sindaco.

I rappresentanti nazionali di Filctem Cgil, Flaei Cisl, Femca Cisl, Uiltec, Ugl, Usb e Cisal hanno ribadito dal canto loro la posizione favorevole rispetto al mantenimento dell'impianto produttivo a patto che si porta avanti una seria valutazione ambientale e sullo sviluppo sostenibile.
Una posizione di dialogo che è stata ben rappresentata dall'applauso con il quale hanno salutato Maria Maranò e altri ambientalisti all'uscita della riunione, dove si trovavano in presidio da qualche ora.

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