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Enel, i lavoratori: "La politica ha inseguito il consenso senza ragionare"

Assemblea straordinaria dei dipendenti diretti e dell'indotto della centrale di Vallegrande. I sindacati: "Il gruppo a turbogas non preclude altre attività, anzi, Enel può essere player e facilitatore".

"Speriamo non faccia retromarcia anche Toti"

La Spezia - Dopo aver sentito parlare la politica e alcune anime della città, sul tema di Enel e del futuro dell'area di Vallegrande tocca ai lavoratori e ai sindacati, riuniti in assemblea straordinaria nel corso del pomeriggio.
Nella sala mensa della "Eugenio Montale" c'erano oltre cento persone, tra dipendenti diretti e dell'indotto, tutti pronti a dire la loro su un tema che li riguarda da vicino. sul futuro dell'area.
Ad aprire i lavori è stato Paolo Musetti, segretario provinciale di Filctem Cgil, che ha presentato l'intenzione dell'incontro, ovvero quella di "portare il dibattito al di là di una stucchevole contrapposizione: turbogas sì, turbogas no. Finalmente c'è la possibilità di contare su un investitore che vuole aprire una fase nuova nell'area e che può essere coinvolto anche per altre attività, oltre a quella annunciata. Secondo noi è il caso di iniziare a ragionare seriamente e non di andare dietro a slogan e posizioni preconcette".

"Questa vertenza - hanno aggiunto in rappresentanza delle segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil, Lara Ghiglione, Mirko Talamone e Marco Furletti - riguarda il futuro di quest'area, ma più in generale dell'intero territorio. Si è innescato un dibattito malato tra favorevoli e contrari all'impianto a turbogas, ma il tema è davvero molto più complesso. Ci sono troppi pregiudizi e volontà di cavalcare onde di consenso. E' molto più facile dire 'via l'Enel', piuttosto che ragionare concretamente sulle opportunità future. Chiediamo qualcosa di più ampio di occupazione per una quarantina di persone: Enel può essere un player e un facilitatore nell'attrarre ulteriori investimenti. Non è vero che una nuova centrale a turbogas preclude l'utilizzo dell'area per altre produzioni. Anzi, in aree bonificate, in quella posizione si può fare molto e pertanto dobbiamo legare tutti i lavoratori e le professionalità al progetto in corso".
Per i sindacati non solo sul tema di Enel, ma anche su quello del biodigestore e quello delle navi da crociera si fa molta propaganda, mentre sarebbero settori nei quali investire, prima di tutto in formazione.
"Abbiamo incontrato Toti nei giorni scorsi - hanno ricordato - e speriamo non cambi idea, come invece hanno fatto il sindaco e la maggioranza per andare dietro al facile consenso che stava montando in città. Le associazioni ambientaliste riconoscono che l'uscita dal carbone non può portare ad avere per il giorno dopo una sufficiente produzione da rinnovabili. I quattro impianti a turbogas in Italia sono necessari per poter andare verso una produzione energetica sostenibile".

A confermare la possibilità di una convivenza tra il gruppo a turbogas e altre attività economiche è stato Michele, sindacalista della Tirreno Power di Vado Ligure: "Abbiamo un gruppo a turbogas di potenza doppia di quello proposto alla Spezia, nel quale sono occupate 70 persone. Dopo il sequestro dei gruppi a carbone Tirreno power ha venduto tre lotti a una azienda di gru che userà le aree per la logistica e la formazione, dando lavoro a 200 dipendenti. Si possono realizzare attività produttive nei pressi di un impianto turbogas. E non solo: nel 2024 l'azienda demolirà il gruppo carbone e la ciminiera e nel frattempo ha dato gli spazi industriali alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Genova che sta studiando la soluzione migliore per il futuro di quella zona".

Un lavoratore spezzino ha raccontato di essere stato presente alla seduta del consiglio comunale e di non aver visto nessuno fare un ragionamento serio. "Se si fossero invertiti non sarebbe cambiato nulla. Abbiamo interlocutori poco credibili: i dati Arpal su aria e mare non sono negativi. Perché il sindaco ha fatto marcia indietro?".
La risposta, in maniera indiretta, è giunta da parte di un collega.
"In politica - ha dichiarato - si cerca di raccogliere consenso, si corre dietro alla piazza. Oggi è così anche da parte di partiti che hanno sempre avuto una visione. Ma ora in Italia servono gruppi a turbogas in grado in un quarto d'ora di andare in funzione al massimo, per essere poi spenti anche dopo una sola ora. Chi è contro questa tecnologia è contro le rinnovabili. La politica non si deve buttare da una parte o dall'altra. Qua ci sono 68 ettari da gestire e ci sono aree già vuote, che aspettano di sapere chi coinvolgere e cosa fare. Questo è il ruolo della politica".

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