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Ultimo aggiornamento: Martedì 23 Luglio - ore 10.00

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Enel: "Non sospendiamo l'iter avviato, ci saranno occasioni di confronto"

I vertici locali e territoriali dell'azienda ascoltati dai membri delle commissioni II e III: "Confermiamo la nostra volontà di dire addio al carbone nel 2021, qualunque cosa accada. Non abbiamo coinvolto la città perché i tempi sono stretti".

Seduta aggiornata

La Spezia - Una giornata intera dedicata a Enel, per capire meglio quali possano essere davvero le prospettive future della centrale e dell'area di Vallegrande. L'unica certezza, che dalle parole passerà presto agli atti ufficiali, è che l'azienda chiederà lo spegnimento definitivo del gruppo a carbone nel 2021. La risposta del ministero dello Sviluppo economico non dovrebbe riservare sorprese particolari, ma gli spezzini in questi mesi hanno imparato a comportarsi come San Tommaso e dovranno attendere prima di essere certi dell'addio alle carboniere e alle polveri sottili della ciminiera bianca e rossa.
E la stessa pazienza dovrà essere profusa prima di capire se davvero al posto della centrale a carbone ne sorgerà una nuova a turbogas e quali potranno essere nel concreto gli impieghi del resto dell'area.

E' quanto emerso nel corso della commissione consiliare congiunta presieduta da Marco Tarabugi e Maria Grazia Frijia, che ha accolto i vertici di Enel sottolineando la scarsa attenzione riservata dall'azienda al confronto con gli organismi comunali e più in generale alla città, nonostante le sollecitazioni per svolgere nei mesi scorsi una seduta di commissione chiarificatrice.

Fabio Persichetti, responsabile della gestione dell'impianto spezzino, ha spiegato i motivi dell'accelerazione che Enel ha impresso al progetto di un nuovo impianto di produzione senza un vero e proprio coinvolgimento della città.
"A settembre ribadimmo la volontà di chiudere col carbone nel 2021 ed evidenziammo che non c'era un quadro normativo sufficiente per fare scelte imprenditoriali. Nel frattempo sono cambiate alcune condizioni. Il Piano nazionale integrato energia e clima ha posto come elemento nodale l'uscita dal carbone entro il 2025 per tutta Italia. Questo - ha illustrato Persichetti - porterà a produrre 8 Gigawatt di energia in meno, che saranno rimpiazzati dalla produzione da fonti rinnovabili, che sarà cresciuta di 40 Gigawatt nel 2030, arrivando a rappresentare il 55 della produzione complessiva. Nel frattempo il ministero dell'Ambiente ha chiesto la revisione di tutte le Aia, con lo scopo di applicare le migliori tecnologie disponibili".
Chiariti i passaggi normativi che hanno spinto Enel a mettere la quarta verso il suo piano B, Persichetti ha ribadito che per sostenere la transizione dal carbone alle rinnovabili è necessario per il sistema energetico nazionale poter fare affidamento su fonti di produzione pianificabili e garantite per circa 3 gigawatt. E la scelta non può che ricadere sul gas, il combustibile fossile meno inquinante, affiancato da sistemi di accumulo.
"Avremmo potuto attendere, ma abbiamo preferito essere proattivi perché condividiamo la strategia proposta dal ministero e abbiamo nel frattempo chiesto le autorizzazioni, per un impianto che utilizzerebbe un combustibile molto meno inquinante del carbone. Si tratta di un investimento che tendenzialmente potrebbe stare spento mesi e chiederemo quindi rassicurazioni per la remunerazione della capacità, più che dell'effettiva produzione".

Da Massimo Caratozzolo, Guido Melley, Marco Raffaelli, Patrizia Saccone, Umberto Costantini e Federica Paita sono piovute richieste di sospensione dell'iter avviato presso il ministero dell'Ambiente, chiarimenti sullo stato di avanzamento della procedura, garanzie sul fronte della bonifica, sottolineature della posizione di netta contrarietà espressa dal consiglio comunale, previsioni delle tempistiche di realizzazione dell'eventuale impianto e dubbi sull'effettivo addio al carbone nel 2021 in caso di bocciatura del nuovo impianto.
Le risposte sono arrivate da Federico Iaccarino, head of institutional territorial affairs: "Il quadro è maturato gradualmente portando a metà maggio a questa proposta. Di solito c'è confronto con i territori, ma questo percorso ha tempistiche che devono portare a uscire dal carbone nel 2025 e qua alla Spezia ancora prima, nel 2021. Nel 2023, se tutto andrà per il verso giusto potremmo essere pronti a mettere in azione il nuovo impianto. La finestra di 45 giorni per le osservazioni non sarà l'unico momento di confronto previsto nell'iter, che durerà altri 15 mesi almeno. Poi ci sarà la necessità di trovare una intesa con la Regione, che sarà vincolante. Se poi sarà deciso che si dovrà seguire la procedura di Vas i tempi saranno ancora più lunghi e le occasioni di scambio ancora più numerose. Per questo non c'è bisogno di sospendere il procedimento in corso. A settembre si saprà se sarà prevista la Vas o meno. Riguardo alle bonifiche non ci tiriamo assolutamente indietro, e ricordiamo a tutti che ci troviamo all'interno di un Sir e che da anni sono già iniziate, dove possibile. Per noi inoltre resta valido il programma Futur-e, che è un approccio per riqualificare i siti che potrà essere applicato per gli oltre 60 ettari di area che rimarranno non utilizzati. Rispetto al no del consiglio ci poniamo con umiltà per aprire quel confronto e raccontare meglio il tipo di progetto che abbiamo in mente, per poter discutere con una idea più consapevole da parte di tutti".

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