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Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 Novembre - ore 22.15

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Enel: "Impossibile definire il futuro senza regole del gioco certe"

Persichetti, direttore della centrale spezzina: "Il quadro normativo è molto fluido: non possiamo definire il nostro ruolo nell'area dopo il 2021 sino a quando il ministero non pubblicherà il Piano clima-energia".

Ribadito l'addio al carbone nel 2021
Enel: "Impossibile definire il futuro senza regole del gioco certe"

La Spezia - Tutto come previsto: Enel non si sbilancia sul futuro dell'area di Vallegrande e sulla possibile permanenza con uno stabilimento produttivo con un nuovo gruppo a gas, in attesa che la Strategia energetica nazionale venga definita in maniera più concreta dal Piano clima-energia del ministero dello Sviluppo economico, atteso per la fine del 2018. L'unica certezza, già nota da tempo, è che nel 2021 verrà chiuso il gruppo a carbone.
Questo l'esito dell'odierna seduta congiunta delle commissioni Lavoro e Ambiente, presiedute da Maria Grazia Frijia e Marco Tarabugi, nel corso della quale si è espresso il direttore della "Eugenio Montale", Fabio Persichetti. Per alcuni consiglieri, al termine dell'incontro, Enel sta facendo melina, per altri ci si trova di fronte a una discussione ancora prematura e per qualcuno le argomentazioni portare dai vertici Enel sono credibili sotto il profilo delle strategie industriali.
Il cammino di avvicinamento al consiglio comunale straordinario di lunedì sera, dunque, si è arricchito di argomenti, ma non di certezze.

L'ingegner Persichetti, affiancato da Lorenzo Valeri che ha seguito da vicino lo sviluppo dello studio Enea, e da Lorenzo Franchini, responsabile Affari istituzionali di Enel, ha esordito ribadendo ancora una volta l'addio al carbone nel 2021, spiegando che ci si muove in un contesto strategico "che vede Enel impegnata per sua scelta nell'uscita dai combustibili fossili entro il 2050, in tutti i Paesi in cui opera, per arrivare a emissioni zero. Il percorso – ha spiegato – sarà calibrato in base al contesto normativo di riferimento, anche in Italia. Oggi la Strategia energetica nazionale, emessa nel 2017, pone il target del 2025 per l'uscita dal carbone, contemplando una serie di opere che rendano possibile il mix energetico e garantiscano la sicurezza della rete, che prevede che produzione e consumo energetico siano uguali. Per questo Terna ha necessità di avere una produzione garantita. Il contesto legislativo è molto fluido, e se questo sarà confermato aderiremo pedissequamente a questo percorso. Nella fattispecie alla Spezia abbiamo deciso di cessare anticipatamente la produzione a carbone". Parole che lasciano la porta aperta alla permanenza dell'azienda con un nuovo gruppo a metano discontinuo, per sopperire ai picchi di richiesta di un sistema energetico che andrà inevitabilmente sempre più verso la produzione da fonti rinnovabili.

Aprendo il valzer delle domande dei commissari, Fabio Cenerini ha voluto sapere quanto sia tassativo il target dell'addio al carbone nel 2021 alla Spezia e quali possano essere i tempi per una dismissione e una successiva bonifica dell'area.
"Il target è fermo intendimento dell'azienda. Ci stiamo attivando per iniziare il percorso normativo che prevede una richiesta al ministero, che valuterà con il gestore della rete le garanzie che possono derivare da questa decisione. La decisione dunque spetta al governo. La Spezia non è oggi sito essenziale per la rete, e questo è stato deliberato nel 2007, pertanto attendiamo fiduciosi una risposta positiva, ma non possiamo dare risposte certe in luogo di altri".
Massimo Lombardi ha domandato quali saranno le modalità di funzionamento della centrale sino al 2021, se sia già iniziata un'attività di bonifica e quale sarà il futuro dei lavoratori.
"Veniamo chiamati alla produzione quando il sistema lo richiede, già oggi. In futuro alla Spezia – ha detto Persichetti – avremo sempre di più una natura discontinua, ma non possiamo fare previsioni quantitative. Le bonifiche ci vedono già attivi su un carbonile dismesso di 7 ettari e in una conferenza di servizi per capire che tipo di bonifica sarà necessaria negli ex bacini ceneri, che occupano altri 12 ettari e che dovrebbero diventare un'oasi naturalistica. Il resto dei 69 ettari dell'area è ancora produttivo, ma sono in corso bonifiche di parti impiantistiche in disuso, come i serbatoi degli oli combustibili. Una volta che sarà cessata la produzione a carbone sarà necessaria una analisi di rischio, una valutazione del progetto di bonifica e infine la bonifica vera e propria, che sarà valutata dagli enti preposti. Le tempistiche sono difficili da delineare, dipenderà dall'analisi di rischio e dalla destinazione d'uso che sarà scelta per l'area. Sul fronte occupazionale abbiamo 160 dipendenti diretti e non pensiamo di abbandonare nessuno dei nostri dipendenti: ci sono occasioni di lavoro nel settore delle rinnovabili, della mobilità elettrica e anche della distribuzione. Senza dimenticare che anche la dismissione e la bonifica richiederanno l'impiego di personale".
Rispondendo a Marco Raffaelli, il direttore della centrale spezzina ha affrontato il tema dello studio Enea e della possibilità che Enel possa essere un player importante nella realizzazione di una delle opzioni proposte: "Lo studio Enea è stato commissionato su richiesta del territorio, per offrire un contributo alla discussione, con idee e progettualità che possano coinvolgere l'imprenditoria locale. Enel non sarà tra questi investitori, per strategia non investiamo in altro che nel nostro core business".
"La Spezia rientra nel programma Futur-e per la riconversione di siti non più produttivi – ha aggiunto Valeri – . Le proposte, dalla cantieristica all'economia circolare, dovranno avviare un processo di dialogo col territorio per valutare le opzioni derivate dallo studio, ma non se ne escludono altre, per realizzare qualcosa che soddisfi gli interessi della città".
"Ho parlato di un quadro normativo in evoluzione – ha proseguito Persichetti – al quale si aggiungono criteri di scelta propri di un'azienda, che deve rispondere anche ai suoi azionisti. Dobbiamo avere garanzie che ogni investimento abbia una sua redditività, compreso quello di una permanenza con un nuovo gruppo a gas. La Strategia energetica nazionale è in qualche modo superata da un documento della Commissione europea che prevede la produzione di un 32 per cento da energie rinnovabili nel giro di una decina d'anni. Un obiettivo che cozza con quelli italiani: il governo deve presentare entro dicembre 2018 un Piano clima-energia, che sarà la strategia della produzione per i prossimi anni. Questo significa che se volessimo raggiungere il 32 per cento da rinnovabili in Italia dovremmo raddoppiare in un decennio la produzione, passando da 100 a 200 Tera-Watt/ora. Occorrerebbe un piano faraonico di investimenti, che dovrà tenere conto delle condizioni di sicurezza della rete. A questo riguardo mi aspetto che vengano effettuate una serie di atti operativi che definiscano le regole del gioco. Solo allora potremo effettuare le valutazioni costi-benefici, per La Spezia e per tutto il resto degli impianti presenti nel Paese. Capisco l'auspicio delle organizzazioni sindacali di una nostra permanenza, ma non abbiamo elementi per poter definire alcuno scenario in maniera certa. Le valutazioni saranno svolte in trasparenza e con il coinvolgimento del territorio".

Altra certezza, pur nel campo delle ipotesi, è stata data rispondendo alla domanda di Umberto Costantini: "Attendiamo che si chiarisca la situazione, ma di sicuro gli impianti a gas che abbiamo a Vallegrande vanno bene per un museo". Dunque, se permanenza sarà, si dovrà realizzare un nuovo gruppo a metano, capace di entrare in funzione in tempi ridotti per rispondere alla richiesta della rete.
Rassicurazioni anche sulla bonifica, tema posto da Patrizia Saccone: "Non delegheremo a nessun altro la bonifica. L'ipotesi è destituita di alcun fondamento, anche per precisa volontà del nostro amministratore delegato", ha assicurato Persichetti.
Guido Melley, ha sottolineato che un territorio come quello spezzino, che per 60 anni ha ospitato una centrale a carbone, sembra oggi diventato improvvisamente di secondo piano. "Enel pensa ancora alla Spezia o è un territorio dal quale vuole uscire? Nel puc si parla di produzione da fonti rinnovabili...", ha fatto notare.
"Non lo consideriamo un territorio di serie B – ha replicato il diretttore – e non ci precludiamo nessuna possibilità. Questo momento complesso vale per Civitavecchia, Montalto di Castro, Fusina... manca il quadro per poter fare qualunque scelta strategica. Siamo semplicemente in una condizione prematura per fare qualunque ipotesi di sviluppo", ha ribadito.
Le strategie sugli impianti futuri e la sicurezza sono stati i temi del secondo intervento di Lombardi.
"La decarbonizzazione è una scelta del gruppo – ha spiegato Persichetti – secondo alcuni principi guida dell'azienda, compresa la tutela ambientale. Lo sviluppo delle rinnovabili ci interessa molto: siamo il primo gruppo al mondo in questo settore. Attendiamo regole che rendano sicuro il nostro sistema elettrico, e in questo senso non escludiamo che sino al 2050 si possa usare ancora metano per affiancare le rinnovabili. Sul fronte della sicurezza abbiamo registrato di recente solamente un incidente. Stefano, il nostro collega, è uscito dall'ospedale dopo la frattura del femore, causata dalla della cabina nella quale lavorava nel carbonile per un cedimento strutturale. Anche un sistema della sicurezza ottimo come quello di Enel, certificato e seguito con attenzione spasmodica, deve accettare che si possa verificare un incidente. L'inchiesta è in corso ed escludo che ci sia stato un problema di scarsa manutenzione o volontà di risparmiare. Anche l'imponderabile è da considerare, cercheremo di eliminare aree di rischio che ritenevamo marginali. La dinamica che si è verificata era ritenuta non credibile".
Anche Cenerini è ritornato a incalzare Persichetti, chiedendo tempi certi sul futuro, quanto meno per quel che riguarderà la dismissione. "Mantenendo l'ipotesi di una natura industriale, i tempi effettivi di esecuzione della dismissione sono contenuti entro il triennio, al netto dei tempi progettuali e di autorizzazione degli enti pubblici".

La conclusione della commissione è stata affidata al vicesindaco e assessore allo Sviluppo economico, Genziana Giacomelli.
"Si è trattato di una commissione significativa, perché sicuramente arriveremo a lunedì con qualche informazione in più. Tutti vorremmo certezze, ma Persichetti ci ha spiegato che siamo in un quadro non ancora chiaro. Questo ci impone di dare linee di indirizzo, anche se in una situazione incerta. Ma farei una sintesi positiva perché siamo stato rassicurati nella ricerca di investitori e nel fatto che c'è un programma che altrove ha avuto esiti positivi. Al di là dei tempi di concretizzazione avremo sempre Enel al nostro fianco. Interpreto con soddisfazione anche il fatto che l'azienda prenda in considerazione anche l'ipotesi di rimanere sul territorio e che non ci sarebbero problematiche legate alla sicurezza occupazionale dei lavoratori. Bene anche che il programma Futur-e contempli l'opportunità di realizzare proposte che non sono presenti negli studi commissionati da Enel, questo è interessante".

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