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Ultimo aggiornamento: Domenica 22 Luglio - ore 16.39

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Duecento metri che valgono 50 milioni. Così si ferma un cantiere | Foto

Mentre l'opinione pubblica si distrae facilmente, rimane gravissima la situazione del terzo lotto della Variante. Lavori avanti a regime minimo, sindacati in Prefettura, chiedono aiuto al governo: "Applicare clausola sociale per gli 87 lavoratori".I

I nodi della vicenda
Duecento metri che valgono 50 milioni. Così si ferma un cantiere

La Spezia - Avanti adagio, con la prua orientata vero un duplice orizzonte: la ripresa della marcia a ritmo sostenuto oppure l'abbandono della nave in balia delle onde. E' la fotografia attuale della vicenda del prosieguo dei lavori nei cantieri del terzo lotto della variante Aurelia. Sul fronte operativo, infatti, anche nel corso della mattinata, qualche operaio è stato notato nei siti di costruzione degli svincoli di Buonviaggio e della Pieve, mentre i sindacati vanno avanti con gli incontri istituzionali per cercare di tutelare gli 87 lavoratori che rischiano di perdere il lavoro nelle prossime settimane.

Toto costruzioni, l'impresa che sta (ormai forse si potrebbe dire "stava") realizzando l'opera, ha depositato nei giorni scorsi un atto di citazione in giudizio nei confronti di Anas per "grave inadempienza", dichiarandosi qualche giorno dopo disposta a proseguire nella trattativa relativa alla variante che riguarda l'escavazione della galleria di Carozzo. Il nodo, ormai è noto, sono i circa 50 milioni di euro in più richiesti dalla ditta alla stazione appaltante, una somma imponente, soprattutto se confrontata con l'importo totale dell'appalto, che si aggira intorno ai 130 milioni. Una richiesta che viene ritenuta eccessiva e che è superiore al massimo aumento consentito dal Codice degli appalti (decreto legislativo 50/2016), ovvero il 30 per cento della somma complessiva riconosciuta per i lavori. Un nodo gordiano che solamente l'intervento del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, potrebbe rimuovere. Sempre che sia effettivamente necessario scioglierlo: l'appalto, infatti, è stata affidato in base al decreto legislativo 163/2006 e al regolamento 207/2010, normative che non prevedevano lo stesso limite di costo per le varianti. Questioni amministrative e burocratiche che solo legali e giuristi del settore possono dirimere. Mentre, dopo mesi e mesi di riunioni, si cerca di capire dove stia la verità, nel cantiere, come detto, qualche lavorazione continua a essere svolta, prevalentemente per il fatto che Anas riconosce i lavori varati e non le strutture interne al perimetro, ma lasciate a piè d'opera. Così, dopo aver sospeso le forniture di metalli e calcestruzzi e prima di quello che sembra essere un ennesimo momento di stallo, Toto costruzioni sta completando quello che è rimasto a metà, così da potersi veder riconosciuti i pagamenti. Cosa che sino ad oggi è avvenuta con regolarità da parte di Anas, che ha sborsato 50 milioni di euro dietro la presentazione degli stati di avanzamento lavori dell'impresa.
Tra poche settimane sarà agosto, mese in cui (quasi) tutto si ferma e le incertezze continuano a crescere. L'unica cosa certa è che il progetto esecutivo elaborato al tempo da Coestra e approvato dagli uffici romani di Anas era carente nella parte che riguarda i lavori in prossimità di Carozzo, area sulla quale insiste una frana attiva che era stata considerata meno impegnativa di quanto sia in realtà. Si parla di un tratto di poco più di 200 metri, decisamente costosi e decisivi.
Anas non ha ancora risposto all'atto di citazione in giudizio, la politica - per via regionale e ministeriale - deve intervenire e fare il suo corso, prima che si approdi definitivamente alle carte bollate e si torni a gara, con prospettive di ripresa dei lavori distanti mesi e mesi. Un tempo che la cittadinanza (e Palazzo civico?) non ha più intenzione di attendere.

Chi sta correndo ai ripari, come detto, sono i sindacati, che anche oggi si sono mossi per salvare il salvabile. La scorsa settimana i rappresentanti delle sigle di categoria di Cgil, Cisl e Uil sono stati ricevuti in Regione e il consiglio ha elaborato un ordine del giorno che richiede l'intervento del ministero. Questa mattina, Gianni Carassale, di Fillea Cgil, Davide Grazia, di Filca Cisl, e Riccardo Badi, di Feneal Uil, sono stati ricevuti dal prefetto della Spezia, Antonio Lucio Garufi, al quale hanno chiesto di farsi promotore nei confronti del governo di qualunque azione possa contribuire a sbloccare la situazione e, visto il momento, di contribuire alla stesura di un protocollo di intesa che possa tutelare gli 87 lavoratori con l'inserimento di una clausola sociale, sulla falsa riga di quanto avvenuto per le maestranze del nodo ferroviario di Genova. "Esiste già un protocollo nazionale siglato con Anas - spiegano le sigle a CDS - ma vorremmo averne uno declinato sulla situazione locale, così da blindare i lavoratori del cantiere spezzino".

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