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Dimissioni protette, la domanda alla Asl: "Lo sono davvero?"

Comune, associazioni e cittadini inviano un documento all'azienda sanitaria a firma dell'assessore Mauro Bornia e dall'ex consigliere regionale Arturo Fortunati.

Dimissioni protette, la domanda alla Asl: `Lo sono davvero?`

La Spezia - L’assessore alle Politiche della salute e della promozione sociale del Comune della Spezia, Mauro Bornia, e Arturo Fortunati, ex consigliere regionale e figura di riferimento per le battaglie a favore di una sanità più umana ed efficiente, si sono fatti portavoce di una richiesta elaborata da istituzioni, associazioni e cittadini interessati al bene pubblico al fine di poter incontrare i vertici di Asl sul tema delle dimissioni protette dei pazienti ricoverati.

“Negli ultimi decenni nella realtà italiana, e la nostra città non ne è immune, si è assistito a tre fondamentali fenomeni che hanno creato una situazione di complessità nell’assistenza alla persona non autosufficiente al momento della dimissione ospedaliera. Il primo di questi fattori riguarda le politiche sanitarie adottate nelle scelte concernenti i tempi di ricovero e le dimissioni: da una politica basata sul lungo ricovero con finanziamento delle prestazioni ospedaliere dal Servizio sanitario nazionale sulla base dei giorni di ricovero, si è progressivamente passati ad una politica che riduce in maniera sostanziale i giorni di degenza legati alla cura dell’acuzie della malattia, in una logica di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica. In tale contesto all’atto della dimissione ospedaliera, il paziente si trova in una condizione di piena convalescenza che prevede la somministrazione di cure mediche, assistenziali e riabilitative.
Il secondo fattore rappresenta quindi la complessità del soggetto che passata la fase dell’acuzie è in condizione di fragilità. La fragilità rappresenta una condizione di maggior rischio di eventi avversi che sono causa del progressivo manifestarsi di disabilità e non autosufficienza.
Il terzo fattore è costituito dai mutamenti sociologici e lavorativi della struttura familiare che ha portato ad uno scenario con famiglie difficilmente in grado di accogliere e curare una persona anziana, disabile o cronica che al rientro al domicilio necessita di assistenza sociosanitaria continuativa.
In tale contesto, la risposta informale legata alla dimissione ospedaliera di soggetti fragili è stata prevalentemente affidata alla creatività progettuale del nucleo familiare con soluzioni interne di assistenza legate alla scelta di un componente come care giver, alla rotazione di familiari per l’assistenza, al sostegno di un vicino, amico o volontario per assolvere i compiti di cura o, in mancanza di tali condizioni, al ricorso a soluzioni alternative legate alla ricerca di figure professionali quali le assistenti familiari o alla completa delega dell’organizzazione delle funzioni al privato sociale.
Va precisato che per dimissione protetta s'intende un percorso assistenziale della persona da uno stato di cura ad un altro che si applica i pazienti in modo tale da assicurare la continuità del processo di cura ed assistenza esterna.
Tutto il processo è normato dalle leggi Nazionali (833/78) e Regionali per applicazione, con doveroso piano assistenziale individualizzato (PAI) e attuato dalle Asl.
Ad oggi, a malincuore constatiamo che non viene applicata in maniera similare tale norma, ma con discrezionalità fra le varie Asl, ciò accade anche per una diversa costruzione del bilancio interno alle strutture sanitarie.
Questa disparità provoca trattamenti diversi fra le Asl che si ripercuotono sui pazienti più fragili, che spesso preferiscono opzioni diverse per le cure, anche fuori regione, contribuendo alla cosiddetta “migrazione sanitaria”.
Si deve tenere presente che per fragilità non si intende soltanto una problematica fisica, ma anche psico-mentale, che se non adeguatamente supportata sul territorio, rischia di essere un carico esclusivo sulle famiglie.
Assistiamo a dimissioni non debitamente protette, in quanto abbiamo avuto esperienze di persone che avrebbero dovuto trascorrere un periodo di sollievo nella struttura, ma questo non è accaduto. Spesso gli stessi famigliari non conoscono i propri diritti e sono lasciti soli ad affrontare situazioni gravose e insostenibili.
Questa situazione è stata più volte denunciata, dai singoli cittadini e dalle associazioni, ma ci sembra opportuno riproporre la tematica attraverso le istituzioni, soprattutto in questo momento in cui la Asl 5 si predispone a costruire il bilancio.
Riteniamo che le dimissioni protette siano una priorità da tenere presente, considerando la particolare situazione dei destinatari, aggiungendo professionalità e risorse, senza perseguire facili soluzioni di scarica barile.
Per questo, abbiamo deciso di elaborare una richiesta in tal senso congiunta, istituzionale, associativa e di cittadini interessati al bene pubblico, auspicando un incontro quanto prima con i vertici aziendali dell’Asl 5”.

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