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Didattica ai tempi della pandemia, le proposte dell'associazione "Vittime emergenza Covid 19"

Aivec
Didattica ai tempi della pandemia, le proposte dell'associazione "Vittime emergenza Covid 19"

La Spezia - L'associazione Italiana Vittime emergenza Covid 19 ha inoltrato in data 10 ottobre alla Regione Liguria e all'ufficio scolastico regionale Liguria una proposta di adozione di misure per il contenimento del contagio del virus, proponendo la chiusura delle scuole in vista di una didattica a distanza. Aivec è è costituita senza fini di lucro con lo scopo di perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale per garantire la tutela degli interessi e dei diritti delle persone che hanno subito pregiudizi dall’epidemia del Covid-19.
“Salgono paurosamente i contagi e il governo annuncia la proroga al 31 gennaio 2021 dello stato di  emergenza – si legge nella nota diffusa dall'associazione -. I nuovi positivi del primo giorno di ottobre sono stati 2.548, contro i 1.851 del giorno  precedente. Dal primo settembre al primo ottobre, i nuovi casi sono quasi triplicati: questa  accelerazione preoccupa non poco il Ministero della Salute. È possibile, molto probabile, che questa  accelerazione di diffusione del virus sia dovuta anche alla riapertura delle scuole: dall’inizio delle  lezioni, si è registrato almeno un contagio in oltre 900 scuole.  Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri spiega oggi che se un alunno risulterà positivo, tutta la  classe dovrà essere messa in quarantena ma vi è la possibilità di uscire dalla quarantena dopo  qualche giorno facendo dei tamponi. Sileri si dice inoltre favorevole ai test rapidi a scuola: 'In caso  di esito positivo si farà poi il tampone'. Intanto continuano, dopo la riapertura, i casi di istituti  costretti a chiudere a causa della positività degli allievi. Ci si chiede per quale assurdo motivo bisogna attendere il riscontro del caso positivo per poi  procedere alla chiusura del plesso scolastico, se è quasi scientificamente certo che il contagio ci  sarà. Tale assurdo principio, palesemente non garantista, viola il principio di precauzione di cui  all’art. 174, paragrafo 2, del trattato istitutivo dell’Unione Europea”.  
“Si auspica che vengano presi provvedimenti immediati – prosegue -, attivando le misure di cautela da adottare in  applicazione del principio di precauzione. Tale principio permette di reagire rapidamente di fronte a  un possibile pericolo per la salute umana, legittimando l'imposizione di misure di cautela anche in  un momento anteriore a quello nel quale, in una logica di tipo preventivo, dovrebbero essere  disposti gli interventi preordinati alla difesa del pericolo.   Infatti, nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio, come  appunto nel presente caso, il principio di precauzione può essere invocato per garantire un alto  livello di protezione della salute umana grazie a delle prese di posizione preventive in caso  di rischio”.  
“Per costante dottrina e giurisprudenza – si legge ancora - il ricorso al principio si iscrive nel quadro generale  dell'analisi del rischio (che comprende, oltre alla valutazione del rischio, anche la gestione e la  comunicazione del rischio) e più in particolare nel quadro della gestione del rischio, che  corrisponde alla fase di presa di decisione. Il ricorso al principio di precauzione è giustificato solo  quando riunisce tre condizioni, ossia: l'identificazione dei potenziali rischi, una valutazione  scientifica, realizzata in modo rigoroso e completo sulla base di tutti i dati esistenti e la mancanza di  una certezza scientifica che permetta di escludere ragionevolmente la presenza dei rischi  identificati.  
Il c.d. 'principio di precauzione', impone che quando sussistono incertezze o un ragionevole  dubbio riguardo all'esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere  adottate misure di protezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l'effettiva  esistenza e la gravità di tali rischi; l'attuazione del principio di precauzione comporta dunque che,  ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un'attività potenzialmente  pericolosa, l'azione dei pubblici poteri debba tradursi in una prevenzione anticipata rispetto al  consolidamento delle conoscenze scientifiche”.  
“La chiusura delle attività di aula in scuole e università può fermare la corsa del Covid-19 – concludono - e non  bisogna perdere tempo, tenendo in considerazione che il principio di precauzione potrà essere  adottato in concreto anche mediante il prosieguo delle lezioni con l’uso di strumenti di didattica a  distanza. Pur consapevoli che tali modalità determineranno dei sacrifici, è opportuno, in tale  momento storico, dare precedenza al principio della salute.  Un solo caso di contagio in ambiente scolastico innesca un terribile effetto a catena dinanzi al  quale le lacrime a posteriori versate serviranno a ben poco”.

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