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Dal porto rumore "oltre i limiti di legge", ma i dati non si possono utilizzare

La campagna di accertamenti fonometrici di Arpal conferma il disagio per il Canaletto. I mezzi pesanti la prima fonte.

una beffa
Dal porto rumore "oltre i limiti di legge", ma i dati non si possono utilizzare

La Spezia - Cinque punti di ascolto distribuiti lungo il levante cittadino di fronte al porto. Per dare una misura reale al disagio che i residenti del Canaletto vivono ogni giorno dovendo osservare, e soprattutto ascoltare, la frenetica attività delle banchine a pochi metri in linea d'aria dalle finestre di casa. La campagna di rivelazione, organizzata senza dare preavviso agli operatori portuali, si è tenuta nella notte tra il 17 e il 18 settembre scorso (leggi qui) con Viale San Bartolomeo chiuso per evitare il traffico automobilistico e quindi dedicarsi esclusivamente al rumore prodotto dal porto.
I microfoni erano piazzati su cinque balconi dei piani alti di altrettanti palazzi, ad una distanza dalle fonti di rumore che andava dai 50 fino ai 730 metri. I risultati dimostrano, come era logico aspettarsi, che per i residenti di Viale San Bartolomeo il fattore più impattante sono i generatori delle navi; per chi vive nei pressi di Piazza Duca degli Abruzzi (incrocio Via San Cipriano-Viale Italia) è invece il treno in manovra il problema principale, mentre gli abitanti di Via del Canaletto hanno nelle orecchie il continuo sottofondo della somma delle attività portuali.

I dati raccolti sono stati confrontati con altri registrati in passato, in particolare un test simile svolto nel 2018 in presenza del traffico stradale sottostante. Se ne ricava "una stima - avverte il report - perché nella comparazione dei dati storici l'influenza dei transiti ferroviari non può essere considerata completamente analoga". E inoltre i microfoni erano piazzati a diversi metri dal suolo, mentre per le rilevazioni fonometriche del traffico stradale la legge impone si trovino a 4 metri dall'asfalto.
I numeri dicono che "l'infrastruttura portuale in quanto tale" genera un livello di immissione di 60dBA; i generatori delle navi 56 dBA, le manovra dei mezzi operativi 58 dBA e l'infrastruttura ferroviaria 56 dBA. La strada di per sé, come valore indicativo, è risultata produrre 61dBA.
"La disciplina dell'inquinamento acustico originato dal traffico marittimo limitatamente alle infrastrutture portuali non è ancora stata emanata", avverte il report. Prendendo però come riferimento i valori limiti di immissione delle infrastrutture di trasporto generiche, allora il rumore dei veicoli in transito sulla strada basterebbe da solo a superare i limiti di legge e, molto vicino, anche il porto in sé sarebbe al limite. Unica sarebbe la ferrovia a rimanere all'interno dei parametri. In generale però "l'insieme dei contributi di queste infrastrutture supera il valore limite di legge più alto attualmente previsto".

La beffa semmai consiste nel fatto che queste rilevazioni non bastano a consegnare al Comune della Spezia una leva per obbligare il porto ad intervenire per mitigare il disagio per la popolazione. "Eventuali rilevazioni mirate alla determinazione del rumore prodotto dell'infrastruttura marittimo/portuale, non avrebbero come riferimento alcun metodo dichiarato, in termini di descrittore, periodo di comparazione, postazione di misura, ecc., e quindi, allo stato attuale, i risultati ottenuti non sarebbero formalmente impiegabili sul piano amministrativo". Manca una legge che disciplini come fare le rilevazioni, quindi in un certo senso a "validare" questi dati, per quanto affidabili di per sé.
Questo anche quando l'agenzia confermi come "le immissioni sonore attribuibili a tutte queste sorgenti, soprattutto per la loro persistenza nella notte, risultano essere auditivamente particolarmente disturbanti [..] ancorché questo fatto non sia ancora ben inquadrabile dal punto di vista normativo, e qualora lo fosse, in ogni caso per forza di cose, non sarebbe pienamente riconosciuto". La strada rimane quella di trovare una "alimentazione alternativa ai motogeneratori" e ammortizzare in qualche modo gli urti derivati dalla movimentazione dei container. In ogni caso il problema principale, per Arpal, rimane la "circolazione dei mezzi pesanti nei piazzali operativi a vista" sia per il rumore provocato che per la persistenza. Laconica la considerazione per cui "appaiono problematici, allo stato attuale delle possibilità tecnologiche, interventi diretti su queste sorgenti".

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