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Ultimo aggiornamento: Domenica 22 Ottobre - ore 13.45

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Da Vernazza a Riccò con trippa, minestrone e stoccafisso

Due giovani coniugi di Vernazza inaugurano un ristorante, proponendo antiche ricette di terra e di mare, nella storica Villa Ferrari, già sede della stazione dei Carabinieri.

Da Vernazza a Riccò con trippa, minestrone e stoccafisso

La Spezia - “Bùggia brùnsu!”. E’ una sorta di parola d’ordine (nel dialetto di Vernazza) con cui si metteva in moto la povera cucina del contadino dove il bronzo era re. Il bronzo, robusto recipiente forgiato nello specifico metallo in cui si cuoceva il minestrone per l’allora numerosa famiglia. Tempi duri, piatto unico.

Adesso il bronzo rivive con le sue minestre, accompagnate da una varietà di ricette tradizionali di terra e di mare, nel menù del “Cantinone della Villa”, ristorante aperto giovedì scorso a Riccò del Golfo nella storica Villa Ferrari che s’affaccia sulla via Aurelia ed è stata sede, per molto tempo, della caserma dei carabinieri.

La scritta“bùggia brùnsu” compare nelle decorazioni del locale, rievocanti il mondo contadino anche attraverso il recupero di appropriati utensili messi in mostra. Si dice che chiunque intraprenda un’attività nelle Cinque Terre faccia fortuna. Qui siamo controcorrente. Curiosamente, infatti, gli autori dell’iniziativa sono due giovani coniugi di Vernazza: Franco Trabucco e Grazia Basso, che nella borgata d’origine hanno maturato esperienza nel comparto della ristorazione ed ora hanno varcato il crinale confidando nel feeling in progressiva conferma, con scambi turistici, fra la Val di Vara e il territorio abbracciato dal Parco nazionale delle Cinque Terre.

Tra i piatti d’una volta vengono proposti la trippa, la polenta e lo stoccafisso. Per le colazioni veloci ci saranno invece focacce, pizze, torte di riso salate, spuntini con salumi e formaggi, acciughe in salamoia e capperi. Tra i vini, spicca naturalmente quello della casa, il Cellino doc Colli di Luni albarola, vermentino e rosso che Pier Domenico Ferrari, padrone di casa, ricava dal proprio vigneto a ridosso dell’antica residenza di famiglia. Vino un po’ più scarso quest’anno, ma non per effetto della siccità, come si potrebbe pensare, bensì per colpa di un’ondata di gelo che, in una notte primaverile, ha bruciato i teneri germogli della vite ed i grappolini già formati.

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