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Cure e qualità di vita, patto fra medici | Foto

PROGETTO ‘QUI, INSIEME’
Cure e qualità di vita, patto fra medici

La Spezia - Un alleato per gli anziani fragili. Si può definire così il piano di azione che il Servizio Socio Sanitario dell’Asl 5 è pronto ad attuare nei prossimi mesi grazie all’organizzazione di una Rete di Comunità e un nuovo modello di assistenza capace di bussare alla porta delle persone più vulnerabili, curarle e occuparsi della loro qualità di vita. Il progetto ha avuto il consenso dei medici di medicina generale che ne hanno sottolineato l’importanza con un‘ampia partecipazione al convegno, promosso dalla direzione sociosanitaria di Asl 5. Ma anche altre istituzioni e professioni non si sono tirate indietro nell’accettare l’adesione a ’Qui, Insieme’, come viene chiamata l’iniziativa, due parole giuste per dare l’idea del sostegno ai più deboli portato avanti in stretta intesa e collaborazione tra il pubblico e il privato.

“Si tratta di un progetto – ha spiegato Alessio Romeo, segretario della Fimmg La Spezia, federazione medici di medicina generale, – che stiamo costruendo con la regia della direzione sociosanitaria dell’Asl 5 e con i distretti provinciali. Noi medici di famiglia siamo pronti a svolgere una parte attiva anche in tempi brevi e per quanto ci riguarda metteremo fondi provenienti proprio da capitoli riservati alla medicina generale previsti dal ministero della Salute”.

Dunque in arrivo l’aiuto ai cittadini diventati fragili, quelli che hanno perso le capacità necessarie per essere indipendenti e vivono condizioni di solitudine e di scarse capacità economiche. Come e in che modo lo ha spiegato Maria Alessandra Massei, direttrice sociosanitaria dell’Asl Spezzino, aprendo i lavori del convegno, al quale hanno preso parte tra gli altri i tre direttori di distretto, Marco Santilli, Enzo Ceragioli e Pierantonio Defranchi. La Rete di ‘Qui,Insieme’ andrà a gestire segnalazioni e accessi, piani assistenziali e progetti di vita offrendo prestazioni e servizi sanitari e sociali, aiutando la persona debole a vivere come la propria dignità esige. La logica è quella del prendersi cura dell’anziano con soluzione di continuità andando oltre la semplice prestazione.

Tutto è possibile grazie ad un bando lanciato da Compagnia San Paolo e Fondazione Carispezia, approvato a metà settembre, per rispondere ai bisogni di persone e nuclei familiari fragili attraversi interventi sociosanitari e di inclusione sociale. Il finanziamento ammonta a 120mila euro, 95mila dei quali cofinanziati dall’istituzione bancaria spezzina.
Tre le aree geografiche scelte come apripista: la Val di Vara con sette piccoli comuni (Borghetto, Beverino, Sesta Godano, Brugnato, Pignone, Zignago, Carrodano), il comune della Spezia e quello di Sarzana. Le rispettive amministrazioni sono partner dell’iniziativa insieme all’Asl (capofila) ai Medici di medicina generale, alle Coop sociali Coopselios, Campo del Vescovo e Mondo Aperto, alla Caritas. Un’alleanza strategica aperta all’allargamento in corso d’opera.

Nella prima fase, a carattere sperimentale, il progetto coinvolgerà la popolazione over 75 e in fase di consolidamento potrebbe essere esteso anche agli over 65. Quest’ultima fascia conta, nelle tre aree interessate, quasi 11mila nuclei familiari unipersonali, dove si nascondono tante situazioni di fragilità. “Qui, insieme – ha osservato Giampaolo Poletti, anche lui medico della Fimmg e membro del Collegio di direzione Asl – è un progetto che deve dare alla nostra categoria ancora più compattezza e autorevolezza valori conquistati in questi anni. Noi medici di famiglia conosciamo molto bene quali sono i pazienti fragili per questo il contributo alla Rete di Comunità sarà fondamentale e indispensabile alla salute e alla vita del cittadino vulnerabile”.

La Rete di Comunità si prenderà cura anche di disabili giovani ed adulti con genitori anziani, migranti e senza tetto, persone che non usufruiscono dei servizi sanitari oppure tendenti a non rivolgersi al loro medico. Sotto l’aspetto operativo – come ha illustrato Gian Luca Ottomanelli, presidente provinciale del collegio infermieri Ipasvi - lo farà essenzialmente con una centrale operativa territoriale di coordinamento, con case manager in grado di seguire senza interruzione le persone fragili con piani individuali di assistenza.

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