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Cronache di una mamma pendolare ai tempi del coronavirus | Foto

Una giovane spezzina racconta: "Ora il mio negozio è chiuso. La mia voce fa eco a quelle di tante altre mamme come me: precarie e che fanno cento chilometri al giorno per andare a lavorare... anche con il covid19 in giro",

un giorno da pendolare

La Spezia - La sveglia suona prestissimo per raggiungere Genova, perché il negozio alle 9 deve aprire. Lei si alza, da uno sguardo ai bambini e al marito che ancora riposano, prende le sue cose e va verso la fermata del primo bus. Sono le 6.50, il 21 che la porterà in stazione passerà alle 7.02 minuti dalla Pieve. Ci sono altri tre mezzi che separano questa mamma, di due bambini di 5 anni e 7 mesi, alla stazione ferroviaria. Dovrà scendere a Migliarina, poi prendere il 5 per essere alle 7.30 in stazione ed essere a Genova. La vita di questa mamma pendolare, che ha chiesto di rimanere anonima, è così tutti i giorni anche ai tempi del coronavirus.
Città della Spezia ha deciso di raccontare il suo venerdì 12 marzo che si mescola con i timori, leciti, del coivd19 e che si intrecciano una sua giornata. Spoiler: alla fine della storia ci sarà la chiusura provvisoria del negozio di ottica per il quale lavora. Ed è questa giovane mamma a dare un certo peso a tutte le parole in un momento delicato: "La mia voce - racconta a Città della Spezia - è la voce di altre 360 mamme nella mia condizione, è la voce degli amici pendolari che ogni giorno condividono con me il viaggio verso il lavoro. E' inutile negarlo, in questi giorni siamo preoccupati un po' tutti per tante cose, il mio primo pensiero va ai miei bambini. Anche i pensieri delle altre amiche che prendono il mio stesso treno va lì. Tra noi pendolari alla fine si è creata una specie di... famiglia".
Scherza questa mamma e prosegue nel racconto della sua giornata, nell'ultimo venerdì di lavoro, il 12 marzo. "Il treno era quasi vuoto - racconta - c'erano davvero poche persone. Quando sono arrivata a Genova, devo dire la verità, ho provato un po' di tensione. Io lavoro in un carruggio e devo percorrere 91 chilometri solo di treno per arrivare al lavoro, una volta alla stazione devo prendere un altro bus. Ecco questa mattina era affollato, c'erano almeno trenta persone ed erano un po' accalcate. Eravamo davvero in pochi con guanti e mascherine".
"Cosa potevo fare? - prosegue la giovane mamma - è una situazione che crea tanti pensieri ma se bisogna andare al lavoro, perché almeno io ce l'ho un lavoro e rientrava fino a poche ore fa nei servizi essenziali. E' stato un poliziotto a spiegarci che stavamo per finire in multa e quindi il mio titolare ha optato per la chiusura. In parte ne sono felice, è ovvio che faremo tutti delle rinunce, la speranza è che finita l'emergenza si possa ripartire. Di questo abbiamo tanta paura, oltre agli effetti sulla salute che comporta questo virus. Le mascherine e i guanti, noi, ce li siamo procurati da soli".

La giornata di lavoro della giovane mamma è finita in anticipo rispetto al coprifuoco delle 18. Alle 14.30 torna verso la stazione per tornare alla Spezia dove l'attendono il marito e i suoi bimbi. "Alcuni treni sono stati cancellati e rimangono solo gli intercity - racconta - quando vedi salire tante persone fino ad averne dieci in ogni vagone, sale un po' di preoccupazione. Insomma, l'effetto carro bestiame non è il massimo della vita. Quello che ho preso io è il treno dei pendolari, nei giorni normali è affollatissimo, lo prendono spesso quelli che lavorano negli uffici pubblici. Lungo il tragitto verso la Spezia non ho potuto fare a meno di notare un po' di gente, non tantissima, da Portofino e due tedeschi saliti a Manarola si vedeva che erano turisti. E' stato uno strano colpo d'occhio. So soltanto che quando siamo scesi alla Spezia a bordo del treno c'erano un bel po' di persone, non molto diverso per quando ho preso il bus per tornare a casa. Quando non si hanno alternative si spera che vada sempre tutto bene".
Poco dopo le 16 arriva dalla sua famiglia. "Sono contenta ora di poter rimanere a casa - conclude - mio marito è già fermo da martedì. Staremo tutti più insieme. C'è da guardare al futuro e sperare che lo Stato intervenga. Io lavoro a tempo determinato e il mio datore di lavoro mi ha garantito che quando tutto sarà finito per noi non cambierà nulla. Lui è stato onesto, speriamo davvero che lo Stato faccia qualcosa per le aziende e i lavoratori. La mia paura più grande è sapere che la saracinesche non si alzino più perché il covid19 ha provocato troppa crisi".

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