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Ultimo aggiornamento: Sabato 25 Maggio - ore 08.04

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Consultare archivi e periodici alla Mazzini è un calvario per tutti

Lunedì scorso l'apertura dopo anni di cantiere: l'attesa può durare anche dieci giorni. L'impegno degli impiegati è massimo ma il personale scarseggia e alcuni 'vedono' la pensione. Problemi che nella biblioteca c'erano già ai tempi del fondatore.

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Consultare archivi e periodici alla Mazzini è un calvario per tutti

La Spezia - Se fosse per loro non ci sarebbero limiti alle consultazioni di archivi storici e periodici ma c'è da fare i conti con la forte carenza di personale che mette alle strette i dipendenti della rinnovata (e bellissima) biblioteca "Mazzini", esattamente come gli utenti che sono tornati a frequentarla. E' un dato di fatto che catapulta i malcapitati in un altro contesto: quello sanitario dove le liste d'attesa, talvolta, possono diventare lunghissime. E basta recarsi a Palazzo Crozza di Corso Cavour per prenderne atto, solo che invece non si attende per una risonanza magnetica bensì per visionare dei testi.

In verità, con estrema gentilezza e competenza, il personale della Mazzini ce la mette tutta per essere a disposizione dei consultanti: con un'agenda in mano si cerca una “quadra” per poter incastrare i vari appuntamenti e accontentare tutti. Prendiamo la situazione attuale come se domani un cittadino volesse entrare in possesso di un giornale in archivio, tanto per fare un esempio pratico: ebbene, fino all'8 aprile non c'è possibilità di inserirsi nella serrata griglia delle prenotazioni, fatto salvo potenziali disdette dell'ultimo minuto. I pomeriggi dal 15 al 20 aprile, poi, saranno del tutto off limits e non si tratta di pigrizia oppure indisponibilità ma è una questione di numeri.

I recenti pensionamenti, coperti con un dipendente full time e un part time ai quali potrebbero aggiungersene altri, limitano le operazioni della struttura in particolar modo la consultazione di quotidiani storici, degli archivi storici e delle deliberazioni comunali, che poi sono il cuore della "Mazzini" stessa. La carenza di personale dunque pesa sulle spalle di chi resta e gli stessi dipendenti non sanno se e quando arriveranno rinforzi.

Una difficoltà messa nero su bianco su un foglio disponibile al bancone nel quale vengono indicati tutti gli orari. Ad esempio, per studiare, nei feriali l'orario è continuato dalle 8.45 fino alle 18.45, con lo “spezzato” il sabato (8.30 -12.30 e 14.30 -18) ma se si vuole procedere con una consultazione di archivi oppure quotidiani è necessario prendere un appuntamento che può slittare anche di una decina di giorni. In questo caso subentra un'altra limitazione: per i giornali è di massimo tre volumi oppure di unità alla volta, mentre, per l'archivio storico e le deliberazioni è previsto un limite di 5 unità archivistiche.

Una situazione che, in ambito politico, aveva già suscitato l'attenzione dell'opposizione in consiglio comunale con una nota di Roberto Centi che a settembre 2018 prima della conferma della riapertura scriveva: “ Il vero problema è la mancanza ormai drammatica di personale, visto che solo negli ultimi due anni sono andate in pensione otto persone tra bibliotecari e funzionari e che quindi servirebbero subito assunzioni di figure specializzate, di amministrativi e ausiliari (clicca qui per leggere l'intero intervento)”.
Alcuni mesi dopo con il nastro già tagliato a rilanciare sulla carenza di personale è stata anche la parlamentare del Partito democratico Raffaella Paita: “Purtroppo la Regione attuale non sembra volerla fare diventare davvero un presidio culturale regionale visto che non mette personale e soldi per il suo funzionamento. Scelte che meriterebbero ora coerenza e coraggio come quello che si deve avere quando si investe molto nella cultura (clicca qui)”.

Le complesse vicende del personale della biblioteca in realtà sono “antichissime”, un termine che si sente spesso nei documentari in tv. E una di queste vicende venne resa nota durante le manifestazioni legate ai 150 anni della nascita di Ubaldo Mazzini che per il bene dei dipendenti divenne una sorta di sindacalista.
A raccontare la storia, nell'ambito di un pomeriggio di studio dedicato al brillante letterato e giornalista, era stata Roberta Correggi del sistema bibliotecario spezzino. In quell'occasione fece emergere un'altra chicca che potrebbe far paragonare Mazzini ad un sindacalista ante litteram. Ai tempi di Gamin, infatti, oltre che a campeggiare su quasi tutti i quotidiani la feroce polemica per la sua nomina a dirigente della biblioteca (un articolo in particolare faceva trasparire i sospetti che quel posto fosse stato creato proprio per lui) ebbe anche una serie di scambi accesi con l'amministrazione comunale in merito agli orari. Mazzini voleva che venissero pagati gli straordinari per i dipendenti a seguito della richiesta dell'allungamento dell'apertura della struttura: ottenne solo un posticipo dell'orario e niente straordinari. La sua concezione di biblioteca e i suoi metodi, comunque, portarono a una crescita esponenziale dei volumi a disposizione: da 11mila superarono i 70mila.

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