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Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Novembre - ore 23.17

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Congresso Cgil, Ghiglione: "Non solo turismo, serve strategia per il futuro" | Foto | Video

La relazione della segretaria uscente nel primo giorno dei lavori. Dagli obiettivi del sindacato, ai giovani, dai temi locali all'economia, dall'Europa alla questione migranti.

30mila iscritti, si conferma primo sindacato
Congresso Cgil, Ghiglione: "Non solo turismo, serve strategia per il futuro"

La Spezia - Una due giorni congressuale condizionata dal maltempo che obbliga la Camera del Lavoro della Spezia a spostare la propria adunata dai locali dell'ex Ceramica Vaccari di Ponzano Magra all'auditorium dell'Autorità di Sistema Portuale del Canaletto. Eletti complessivamente 542 delegati per i congressi di categoria e 204 per quello territoriale. Il programma è quello consueto: oggi il congresso prevede la relazione di Lara Ghiglione, segretario generale uscente ed i saluti degli ospiti. Domani, sarà invece tempo di dibattito da parte dei delegati nella mattinata mentre nel pomeriggio si procederà con l'elezione degli organismi dirigenti, dal Direttivo all'assemblea provinciale, passando per il segretario generale e i delegati al congresso regionale.

La relazione letta davanti alla platea dalla segretaria Lara Ghiglione, inizia con le parole di Liliana Segre, senatrice a vita, scampata ai campi di sterminio nazisti. Una donna con un coraggio, un'intelligenza e una umanità talmente grandi che non si possono raccontare restituendo in pieno il loro valore. I suoi occhi, le sue parole, la sua stessa esistenza, sono un esempio e un faro per tutti noi. Le sue sono parole piene di preoccupazione e, al contempo, di speranza...". Tanti i passaggi interessanti, primo fra tutti l'ammissione più evidente: "Non possiamo certo negare che ci troviamo in un momento storico complicato. La retorica del “va tutto bene” non ci appartiene. La Cgil, il nostro sindacato, è una organizzazione di donne e uomini liberi, che non hanno paura di confrontarsi. Che non chiudono gli occhi sulla realtà.
E la realtà, oggi, è quella di una Europa attraversata da venti oscuri. Un’Europa che sta smarrendo i suoi fondamenti costitutivi: uguaglianza, fraternità, accoglienza. Un’Europa costruita con fatica, sopravvissuta a due terribili conflitti mondiali. Un’Europa che ha visto consumarsi l'Olocausto, ma che ha saputo riscattarsi attraverso i suoi movimenti di resistenza al nazifascismo, attraverso le battaglie dei movimenti operai. Le lotte sindacali hanno conquistato obiettivi di importanza epocale, pensiamo solo allo statuto dei Lavoratori. Ma fondamentali sono stati anche i movimenti pacifisti, quelli per i diritti civili e le lotte del movimento femminista". Cita uomini e donne di pensiero, artisti, filosofi, intellettuali come Pier Paolo Pasolini: "Lui aveva capito, e scritto, che accanto al progresso tecnologico ed economico deve crescere la consapevolezza e la cultura generale; devono crescere i diritti sociali. Altrimenti i cittadini si trasformano prima in consumatori e poi in sudditi. Le conquiste civili che si sono storicamente affermate nel nostro Paese e in Europa, sono dipese anche dalla capacità di aprirsi e di confrontarsi senza pregiudizi, di recepire e rielaborare idee nuove, provenienti da ogni parte del mondo. Di accogliere persone da ogni angolo del Pianeta.

A proposito dell’accoglienza, Ghiglione rivendica i ruoli da protagonista per l'Italia e l'Europa: "Abbiamo sempre saputo riconoscere il bisogno, la sofferenza, la richiesta di aiuto negli occhi di chi fugge per cercare un futuro migliore, per sé e per i propri cari. Non abbiamo mai rifiutato, a nessuno, una coperta, una mano tesa, un pasto caldo. Abbiamo promosso percorsi di integrazione per formare nuovi cittadini consapevoli, in grado di contribuire alla crescita civile, culturale ed economica del nostro Paese. Avevamo e abbiamo bisogno di migliorarli, questi percorsi, senza perdere mai di vista un elemento fondamentale: stiamo parlando di esseri umani. Di persone in carne ed ossa. Oggi in Europa si stanno affermando formazioni politiche che sguazzano sulle paure delle masse popolari. Lavoratori, pensionati, giovani, precari, donne e uomini che condividono la stessa solitudine, la stessa emarginazione, nelle periferie delle grandi città. Donne e uomini che hanno sofferto la crisi, che sono sprofondati nella povertà. A loro, i Governi che si sono succeduti, non hanno saputo fornire risposte concrete; questo soprattutto a causa di una diffusa sudditanza culturale al pensiero unico neo liberista. Sono infatti mancati provvedimenti in grado di migliorare la condizione lavorativa, sociale ed esistenziale dei cittadini. A queste stesse persone, i partiti di destra, hanno fatto credere che la causa di tutti i mali fosse il migrante. Ecco il nemico, ecco la guerra tra poveri. È un’antica regola della propaganda del potere: trova un nemico per sviare le masse dai veri problemi e dai veri colpevoli. Prima sono stati gli ebrei avidi, colpevoli di alterare la purezza della razza ariana. Ora sono i migranti che arrivano per delinquere e per rubare il lavoro agli italiani. Si grida ad un’invasione inesistente, al pericolo che non c'è: come evidenziano i dati statistici. ".

In platea fra gli altri il sindaco della Spezia Pierluigi Perachini, il presidente di Acam Spa Gaudenzio Garavini, la segretaria del Pd Federica Pecunia e ovviamente tanta sinistra militante, al fianco dei delegati sindacali giunti da tutto il territorio: "In questi anni è mancata una vera critica all'Europa, da sinistra. Il risultato è che il dibattito si è polarizzato tra populisti/sovranisti di destra e neo liberisti. Una discussione tutta ideologica e strumentale, con lo scopo di preservare antichi assetti di potere. Un dibattito che tende ad escludere, di proposito, il lavoro e la sua rappresentanza politica e sindacale. Da qui nasce il rifiuto all’intermediazione e l'attacco ai corpi intermedi. Si continua a non voler competere attraverso l'innovazione, la ricerca, la formazione e gli investimenti, ma sull'abbattimento del costo del lavoro e sullo sfruttamento intensivo dei lavoratori, possibilmente in un contesto generale con poche o addirittura senza regole. Privilegiando il rapporto diretto azienda-lavoratore, si limita il potere contrattuale del lavoratore stesso, che viene lasciato solo di fronte all'arbitrio padronale. Nella migliore delle ipotesi, c'è il paternalismo dell'imprenditore illuminato. Nella maggior parte dei casi i lavoratori sono sottoposti ad un continuo ricatto occupazionale e costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento ottocentesche. Oggi bisogna essere più che mai europeisti".

I temi dell'economia: "Noi non siamo per il pareggio di bilancio obbligatorio inserito nella Costituzione. Come non siamo, pregiudizialmente, contro manovre che contengano provvedimenti in deficit. A patto che il deficit sia contenuto, sostenibile, ma soprattutto utilizzato per investimenti pubblici che facciano ripartire l'economia. Per rafforzare industria, sanità, cultura e ricerca. Non per misure di sapore demagogico ed elettoralistico. Invece i 5 miliardi di tagli lineari, previsti dal DEF, ricadranno nuovamente sui lavoratori e sulle classi popolari, in assoluta continuità con i Governi precedenti. Altro che cambiamento! Le priorità devono essere gli investimenti e il lavoro; le infrastrutture materiali e sociali per ridurre le disuguaglianze; la messa in sicurezza del territorio, delle infrastrutture e degli edifici pubblici.
E qui il pensiero non può che andare alla tragedia di Genova, al Morandi, a quel ponte crollato in un giorno di estate. Ci stringiamo ancora alle famiglie delle vittime. Con quel ponte non sono crollati solo pezzi di cemento e tiranti di acciaio. È crollata l'idea stessa del rapporto tra pubblico e privato nei settori di rilevanza strategica nazionale, come quello della rete dei trasporti. Ogni volta che si verificano tragedie del genere, dai crolli dei viadotti ai deragliamenti dei treni, si scopre che il rapporto tra gli investimenti in sicurezza ed i profitti è sempre a vantaggio di questi ultimi. Abbiamo assistito al balletto sul decreto e sulle nomine del Commissario, indegno di un Paese civile. Si trovino le risorse, si risarciscano le vittime e gli sfollati, si sostengano i lavoratori che hanno perso il lavoro e si rifaccia il ponte con procedure trasparenti ed investimenti sostenibili. E si faccia subito. Per questo da agosto ad oggi, la CGIL non ha mai smesso, un attimo, di lottare. Tutto il resto sono chiacchere, caro Ministro Toninelli, come il suo ponte ideale in cui si mangia e si gioca. I cittadini hanno bisogno di un ponte sicuro, di un lavoro e di una casa. A queste necessità il Governo è chiamato a rispondere".

E poi viene la Spezia e la sua Provincia: "Il turismo è un fenomeno che è esploso qualche anno fa, principalmente legato alle Cinque Terre, e che sta modificando gli assetti della città, la sua densità abitativa, i flussi di traffico. Pensiamo al proliferare della accoglienza diffusa: un fatto sicuramente positivo, che mette in circolo energie economiche, con un suo indotto, con ricadute positive sull'edilizia, grazie alle ristrutturazioni di appartamenti privati. Aspetti positivi che si accompagnano ad altri negativi: non sono rare le situazioni di sfruttamento del lavoro, di lavori al nero ed anche di irregolarità normative. Dobbiamo decidere quale tipo di turismo vogliamo nel nostro territorio. Se possono convivere il turismo di massa, che reca con sé aspetti predatori, con un turismo più emozionale, che richiede eventi culturali, attività all'aria aperta ed enogastronomia di qualità. E poi ci sono le crociere: un business che può consolidarsi ed avere ricadute significative sul tessuto commerciale cittadino. A questo proposito è importante procedere al più presto con la realizzazione della stazione croceristica. È necessaria una cabina di regia composta dagli attori pubblici e privati. Sono necessari investimenti in marketing territoriale; realizzare e promuovere eventi culturali e di spettacolo diffusi, duraturi e di richiamo; dobbiamo curare e preservare l'ambiente ed il paesaggio, valorizzando e non smantellando il sistema dei Parchi; favorire percorsi imprenditoriali che offrano occupazione di qualità; organizzare progetti di formazione. Sul territorio spezzino vogliamo che la Variante Aurelia sia terminata nel più breve tempo possibile: che sia realizzata con professionalità, tecnologie e materiali in grado di garantire la totale sicurezza dell’infrastruttura. Non come accade alle opere vinte al “ribasso”, magari mascherato, che si traduce in materiale scadente, lavoro precario e insicuro, controlli e verifiche assenti. Si tratta di un’altra vicenda complessa, aggravata dalle dinamiche degli appalti, con un continuo e imbarazzante rimpallo di responsabilità. Il peso di errori e mancanze, come spesso succede, finisce per essere scaricato su lavoratori e cittadini. Noi non lo accettiamo e continueremo a vigilare perché ciò non avvenga. Il nostro territorio sta attraversano una fase di trasformazione che dura da oltre trent'anni: è necessario, oggi più che mai, avere una visione, una strategia sul futuro. Ma non si può vivere solo di turismo. Lo abbiamo detto molte volte. Il tema del rilancio dell'industria è fondamentale. E passa, anche qui, attraverso una visione chiara e coerente, una strategia per il futuro, e gli investimenti conseguenti. Siamo riusciti a salvaguardare i nostri grandi presidi industriali legati alla difesa, Leonardo Oto Melara, Mbda, Fincantieri, gli importanti cantieri navali, la nautica da diporto della nostra città. Sono tutte aziende vive, che possono competere sul mercato globale. Però questo territorio ha bisogno di un piano industriale e, anche qui, di una cabina di regia. Sono troppi anni che si sente parlare di Polo della Difesa. Adesso bisogna realizzarlo attraverso le sinergie di tutti gli attori in campo. Abbiamo potenzialità che nessun altro territorio possiede: industrie, indotto, Marina Militare, Università, centri di ricerca. Spazi funzionali affacciati sul mare, all’interno dell’Arsenale Militare. Non si può prescindere dal tema energetico che chiama in causa la riconversione della centrale ENEL e il futuro dell'area. Il nostro territorio non può essere abbandonato e lasciato solo in questa vertenza. Dall’annuncio della chiusura della produzione a carbone, nell’agosto 2015, abbiamo chiesto l’apertura di un confronto, affinché il nostro territorio possa essere protagonista del nuovo modello di sviluppo che si sta prefigurando nel Paese.
Enel non deve assolutamente diventare una replica tardiva dell'area IP. Non abbiamo bisogno di tempi infiniti di bonifica e di nuovi insediamenti di grande distribuzione.".

Propositi per il futuro di un sindacato che dovrà vivere nei quartieri, vicino alle persone e ai giovani, per davvero: "Dobbiamo tornare ad essere protagonisti nei territori, gettarci all'interno delle contraddizioni sociali, nei luoghi dove queste si manifestano. Dobbiamo fare in modo che le nostre città, le nostre periferie, smettano di essere luoghi di solitudine, di insicurezza, di emarginazione; luoghi senza spazi di aggregazione culturale, luoghi di solitudine. È nel degrado sociale, nella mancanza di comunicazione, nelle paure, nella diffidenza, nei pregiudizi e nell'ignoranza che si annidano i fenomeni di rancore e di intolleranza di massa. Non è possibile che in molte delle nostre città gli unici luoghi di ritrovo siano diventati i centri commerciali. Dobbiamo progettare anche un nuovo modo di vivere nelle città. C'è bisogno di una nuova urbanistica umanizzata, di quartieri a misura di bambino, di famiglia, di anziani. Le nostre leghe dello SPI, diffuse nel territorio, svolgono un lavoro fondamentale: il loro impegno per fornire risposte soddisfacenti ai bisogni dei cittadini, soprattutto nella tutela individuale, è ammirevole. Ma non è sufficiente. Dobbiamo essere più presenti, dobbiamo esserci come categorie e confederazione. Insieme ad Auser, Sunia, Federconsumatori, dobbiamo avviare progetti nel territorio ed essere più presenti nei quartieri; ad iniziare dalla periferia. Dobbiamo cercare di dare risposte efficaci alle tante necessità dei cittadini, ai loro diritti e bisogni, anche a quelli inespressi. Spesso la nostra organizzazione è accusata di essere vecchia. “Un sindacato di pensionati” ci viene detto con fastidio. Per noi non è certo un rimprovero: noi siamo orgogliosi dei nostri pensionati, un patrimonio unico, articolato, colorato; un patrimonio di esperienze, di storie, di dolcezza, di determinazione, di competenze e di bellezza. Non rappresentano un corpo chiuso, dentro la CGIL, ma un corpo aperto, organico, capace di rapportarsi con il nuovo, e con le nuove generazioni. Il passaggio di idee, valori, esperienze tra una generazione e l'altra è un aspetto fondamentale delle nostre relazioni interne, della vita stessa del nostro sindacato. La battaglia per pensioni più alte e più eque, per la casa, per un accesso più semplice alla sanità ed al welfare ha visto sempre i nostri pensionati in prima linea. I pensionati della CGIL hanno sempre fatto e continueranno a fare la loro parte, a lottare per sé e per gli altri. Ma non possiamo certo negare che un problema di interpretazione e rappresentanza di nuovi linguaggi ed istanze, in CGIL esista. A partire proprio dal mondo giovanile. Che spesso ci percepisce come qualcosa di distante, elefantiaco, che parla un linguaggio incomprensibile.
A volte, nel nostro lavoro sindacale quotidiano, abbiamo anche scoperto che molte ragazze e ragazzi, giovani lavoratori, nemmeno sapevano dell'esistenza del sindacato. Non sanno che possono contare su di noi. C'è molto lavoro da fare in questo senso. Un lavoro complicato. Perché spesso questi giovani sono difficili da raggiungere, schiacciati dalla disoccupazione, dalla precarietà, dai lavori occasionali, dai contratti capestro. Noi li dobbiamo saper rappresentare tutti in coerenza con ciò che abbiamo scritto nella nostra Carta dei Diritti Universali del Lavoro. E quando ci riusciamo, quando riusciamo a trovare un canale per avvicinarci a loro, dobbiamo innanzitutto avere la capacità di ascoltare.
I ragazzi oggi chiedono principalmente questo. Ascolto. Che un mondo adulto, costruito su rapporti di forza e di sopraffazione, che li esclude e li rende marginali, si apra e li riconosca come soggetti attivi, portatori di conoscenza.
Intanto scopriremo che da loro abbiamo molto da imparare. Dal loro sguardo sul mondo. Sono sguardi orizzontali, egualitari e critici. A questi sguardi dobbiamo rispondere con un sindacato orizzontale, in cui le nostre liturgie organizzative si stemperano, e diventano più permeabili e accoglienti".

Sui social: "Dobbiamo avere un atteggiamento laico e razionale nei confronti dei social. Non va bene la demonizzazione perché gli stessi social, che lo vogliamo o no, hanno ridefinito le regole dell'informazione. Pensiamo alla capacità di diffondere una notizia a migliaia, a milioni di persone. Pensiamo alle informazioni distorte sui vaccini. Alle menzogne continue, reiterate sul tema dell'immigrazione. Il consenso politico ed elettorale che deriva dai social è un fatto affermato e noi non possiamo non tenerne conto. Dobbiamo conoscere questi nuovi media, saperli utilizzare, riconoscerne i trucchi. Utilizzarne le opportunità, come la possibilità di una comunicazione diretta, orizzontale, in tempo reale, sostenibile economicamente. Ovviamente questo non può e non deve essere alternativo all’esigenza forte di riconnettere le relazioni umane nella vita reale. Nelle nostre sedi. Nei luoghi di lavoro. Nei quartieri".

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30/10/2018 - Lara Ghiglione al XVIII congresso provinciale della Cgil spezzina


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