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Clarisse e tunnel, verso l'affidamento degli incarichi

E' arrivato il decreto con cui la Regione conferma la volontà di finanziare gli interventi sotto la galleria antiaerea e nell'area dell'ex convento. Piaggi: "Useremo il geo-radar per vedere cosa c'è sotto e semmai scaveremo".

reperti, statue e mosaici d'epoca romana?
Clarisse e tunnel, verso l'affidamento degli incarichi

La Spezia - "I resti archeologici tombati? In sede progettuale verrà fatta un'indagine archeologica preventiva, tenendo conto di quanto si è letto nella parte documentale. Lo faremo con un geo-radar, attraverso il quale è possibile intuire presenze di materiali potenzialmente interessanti. Ed eventualmente faremo degli scavi ad hoc, nei punti precisi". L'assessore Luca Piaggi lo definisce a giusta ragione "uno dei pochi buchi selvaggi" ancora presenti nel centro città. Stiamo parlando dell'area dove un tempo sorgeva l'ex Convento delle Clarisse, ai piedi del castello San Giorgio, nell'area più antica della comunità spezzina. La scorsa settimana è arrivato il decreto con cui la Regione Liguria conferma la volontà di finanziare per 900mila euro gli interventi per il recupero ad uso pubblico dell'area dell'ex convento e la sottostante galleria antiarei che sorge sotto la scalinata Quintino Sella (guarda la galleria di immagini e i rendering). E' arrivato il momento dell'affidamento degli incarichi per la preparazione del progetto esecutivo (guarda la proposta progettuale) che, come conferma l'assessore, contemplerà anche l'indagine archeologica. Sono in tanti quelli che asseriscono che sotto il tombamento esisterebbe un piano perfettamente conservato che altro non sarebbe che il seminterrato dell'ex convento. Dove potrebbero essere nascosti, perfettamente conservati forse con dei sacchi di sabbia, reperti dell'epoca romana.

Reperti romani e Portus Lunae? Dopo i bombardamenti, il difficoltoso Secondo Dopo Guerra e i decenni più recenti, quei sacchi di juta riempiti di sabbia si sarebbero poi deteriorati e le amministrazioni comunali che si sono susseguite hanno preferito coprire tutto, dando priorità ad altre zone del centro, decisamente più abitate e cruciali per l'economia cittadina. Per anni quell'area che sorge adiacente all'elevatore XX Settembre-XXVII Marzo è stata utilizzata come parcheggio dei mezzi per la raccolta dei rifitui. Quei resti romani potrebbero aiutare a chiarire se il famoso Portus Lunae era veramente basato a San Vito, come una parte degli storici asserisce. Prima dello scoppio del conflitto bellico l'ex convento delle Clarisse fu, seppur per poco tempo, sede del museo archeologico, proprio come oggi accade per il sovrastante Castello di San Giorgio. Chi in quel momento si occupava del governo della città avrebbe avuto la lungimiranza di occultare quei reperti negli scantinati, così da risparmiarli dalle bombe. C'è chi sostiene che quei reperti sono ancora al loro posto, solo relativamente ammalorati: statue di marmo, mosaici, oggettistica quotidiana potrebbeo insomma essere ancora là sotto.

La testimonianza e il documento di Formentini. Metà della famosa stanza visitata nel 1949 da Ubaldo Formentini, all'interno del convento che fu degli agostiniani, sarebbe perfettamente conservata. Solo un muro di cemento la nasconde ancora, a pochi passi dal campetto da calcio antistante. E in un documento di quell'anno, datato 27 gennaio, è proprio Formentini a fare il punto della situazione con la sua consueta precisione. Si legge che il Provveditorato ai Lavori Pubblici della Liguria assegnava 10 milioni delle vecchie Lire per la riedificazione del museo, secondo un'idea progettuale che prevedeva la riutilizzazione seppur parziale dell'edificio colpito e "specie dell'ala meridionale rimasta in piedi col proprio materiale, in ordine quasi perfetto, essendo stato protetto in sito da sacchi a terra e da puntelli in legname". Quei lavori in realtà non furono mai fatti perché si sarebbero verificati cedimenti di una certa sostanza nelle gallerie destinate a ricovero antiaereo sottostanti al palazzo. Così il Genio Civile optò per la demolizione delle parti dell'edificio del Museo non distrutte dalle esplosioni. Un lavoro che, come sostenne lo stesso Formentini, fu fatto velocemente e senza darne nessun avviso al Comune "nè in particolare al sottoscritto e senza tener presente che tra i muri da demolirsi si trovavano ancora elementi preziosi affissi alle pareti e mosaici pavimentali".

Il progetto di recupero: fra i 6 e i 9 mesi di cantiere. Nella parte superiore dell’area di intervento, dove sorgeva il convento, tra Via XX settembre e Via XXVII marzo, i lavori secondo il progetto elaborato dall'architetto Roberto Evaristi, consisteranno nella realizzazione di un volume da erigersi all’interno delle murature ancora esistenti del manufatto originario, adibito a locali a vocazione turistico-ricettiva. Si procederà con la riqualificazione esterna e consolidamento delle murature, ripristino di parti deteriorate e adeguamento di alcune porzioni del lato dell’ex chiesa prospiciente Via XX Settembre, al fine di incrementarne l’altezza attuale e impedire l’accesso incontrollato dell’area.
Gli interventi nella galleria antiaerea riguarderanno invece la riqualificazione dell’accesso su Via del Prione, mediante la posa della pavimentazione utilizzando materiale già esistente nella stessa via, e l’installazione di arredi, ma anche il ripristino del primo tratto di galleria per circa 40 metri e il ripristino dell’impianto di illuminazione e sostituzione del cancello su Via Manzoni. Il progettista ha previsto di trasformare il corridoio esterno di accesso in una sorta di "pre-galleria" realizzando un portico di entrata su Via del Prione con una scultura in lamiera grezza, la cui volta non sarà completa, per ricordare la distruzione bellica. Sulle pareti esterni saranno collocati elementi fissi a tema storico e una canalina di luce rossa condurrà all'interno del rifugio antiaereo che sarà dotato di un nuovo portone sagomato e di una nuova pavimentazione. Per quanto riguarda l'utilizzo futuro delle due strutture, l'amministrazione comunale lancerà una manifestazione di interesse per capire chi possa essere interessato a gestire gli spazi. Per l'ex convento si pensa a un uso dell'area esterna per eventi estivi e della struttura principale per ristorazione, bar o attività turistiche in generale. Per la galleria (che sarà inserita tra i beni di competenza del Servizio Cultura) la vocazione che ha manifestato negli anni scorsi porta dritta verso l'inserimento nel circuito museale spezzino, per mostre ad hoc o per esposizioni stabili, se la dotazione del personale lo permetterà.

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