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Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Settembre - ore 16.20

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Ciao Giancarlo, maestro di sport e di vita

E' morto all'età di 80 anni un grande sportivo: dai tempi del Ddm in A1 all'amore incondizionato per il tennis. Un predesinato che giocò con con Sergio Tacchini e allevò Sanguinetti.

il lutto
Ciao Giancarlo, maestro di sport e di vita

La Spezia - Scomparso domenica all'età di 80 anni Giancarlo Benedetti, un grande sportivo spezzino. Fu nella squadra di pallacanestro del DDM che giocò in serie A1 con le scarpette rosse del Simmenthal Milano; fu protagonista di diversi tornei interaziendali di calcio dove nessuno svettava come lui di testa; fu soprattutto un grande giocatore di tennis, secondo della dinastia tennistica che regna sule racchette spezzine, dopo il padre Piero che ha insegnato a stare sul campo a più di una generazione di tennisti e prima del figlio che assurse a livelli mai toccati da una racchetta della Sprugola assommando alle sue doti quelle di nonno e papà.

Sul campo Giancarlo dimostrava con i suoi gesti tutto il suo carattere estroso ed elegante, incurante del risultato, innamorato del bel colpo. Giocatore di razza e raffinato nell’esecuzione dei gesti, era un piacere vederlo all’opera con la sua Pancho Gonzales bianca e nera come la sua fede calcistica. Predestinato dal dio del tennis, si distingueva fin da piccolo quando sul match point dell’avversario sparava botte incredibili che salvavano quel punto, ma alla fine perdevano la partita. I giornali commentavano: “Bella ma sfortunata prova del giovane Benedetti”. Ma il suo destino lo portò in fretta ai piani superiori. Nel ’56 vinse i Campionati italiani di 3° categoria, una prova non da niente se si pensa che si giocavano best of five, alla meglio di cinque set. Ma la finale fu veloce: 61 61 75, un punteggio che la dice lunga.

Lo volle la Virtus Bologna, società allora al top, e lo convocarono per la nazionale Under 21, Coppa De Galea. Giocava con Sergio Tacchini, futuro Davisman prima che magliaro. Quello di allora era un tennis di legno, ben diverso dall’odierno graffitaro, e a vent’anni il tennista era ancora un bambino. Giancarlo fu un grande doppista, specialità in cui raggiunse livelli molto alti grazie all’eccellenza dei colpi al volo, ma ci capiva di tennis. Quando nel ’98 lo spezzino Davide Sanguineti diede tre set a zero a Todd Martin a casa sua sul cemento in quella Davis sfortunata, Giancarlo era il suo coach e in quella meravigliosa vittoria, ci mise molto del suo.

Nel tennis praticato da pochi, l’amicizia era cosa importante: siamo tuttora fratelli di terra rossa, accomunati dalla polvere di mattone tritato che intrideva i calzini di tutti quelli che la calpestavano, bravi e brocchi. Per questo il dolore per Giancarlo che non c’è più, è tanto. Ciao, amico, maestro, coach. Sono sicuro che lassù adesso stai facendo due palle con gli angeli.

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