Liguria News TeleNord Genova Post Sanremo News Riviera Sport Savona News Savona Sport Città della Spezia
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Novembre - ore 23.55

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Google+ Città della Spezia
Instagram Città della Spezia

Chef a Tenerife col sogno di tornare: "Qui in pochi anni molto è cambiato"

Damiano Trisciani è il capo di una burgheria a Los Cristianos: "Stipendi come in Italia, assicurazione e trasporti agevolati, lievitati gli affitti". Una testimonianza spezzina sulla bolla turistica delle Canarie. Che sconfessa i luoghi comuni.

Chef a Tenerife col sogno di tornare: `Qui in pochi anni molto è cambiato`

La Spezia - L’essenza dello spirito dell’uomo sta nelle nuove esperienze. La pellicola hollywoodiana “Into he Wild”, scritta e diretta Sean Penn, ha affascinato una generazione di viaggiatori che cercavano di dare un nome alla loro inquieta sete di conoscenza, fatta di chilometri, legami deboli, cambiamenti continui. Specialmente in un pianeta globalizzato dove il vecchio e acculturato vecchio mondo non garantisce più una vita all’altezza degli studi faticosamente portati avanti dentro un’università, quella italiana, vecchia e paurosa, che sembra allontanare dal lavoro invece di essere il naturale scivolo di partenza. C’è insomma chi parte caparezzianamente per “superare il concetto stesso di superamento”, chi invece, come è sempre successo, alla ricerca di un lavoro e magari una famiglia che non si è riusciti a costruire in Italia, dove la “depressione da pancia piena” anestetizza le menti e invecchia precocemente. Ce ne sono tanti di nostri concittadini in giro, che hanno costruito fortuna proprio cogliendo il momento giusto per fare le valige e lasciare a casa la sprugolin suadade. Vivono fianco a fianco a canari, baschi, napoletani, pugliesi, galiziani e di tutti questi conoscono pregi e difetti. Si svegliano e si scrollano di dosso i pregiudizi da social network, si fanno apprezzare e cambiano la loro testa, senza nemmeno imporselo. Non solo perché più velocemente valorizzati nei paesi dove sono stati ospitati ma anche perché, paradossale l’Italia è quel paese così chiuso ed esterofilo che per apprezzarti deve farti andare via per poi rivolerti alla base.

La storia che raccontiamo è quella di uno spezzino espatriato, Damiano Trisciani, 36 anni, pacinottiano e cresciuto alla Chiappa e studente universitario a Genova prima che la vocazione lo portasse ad una seconda vita, nell’isola canaria di Tenerife. Oggi è il capo esecutivo di un team che gestisce il punto vendita di una catena spagnola che vende hamburger di qualità e a Los Cristianos, la cittadina del sud dell’isola amatissima dagli italiani e dove lavorano altri spezzini quasi tutti nel campo turistico, ci sta decisamente molto bene: “Sono qui da quattro anni – racconta con un sorriso che non è soltanto marketing per turisti – e guardandomi indietro non posso che essere contento di questo percorso. Sia chiaro: non sono uno di quegli espatriati che parlano male dell’Italia, tanto meno della mia città natale e della Liguria cui sono legato indissolubilmente. Osservo e penso che quando sono arrivato non sapevo una parola di spagnolo, ma avevo un grande amore per la cucina fin da piccolo, a casa. Nel 2013 scelsi sicuramente il clima e l’idea di misurarmi fuori dai soliti contesti. Il primo anno non è semplice per nessuno ma ho subito dimostrato di avere voglia di lavorare. Come chef, ho girato diversi ristoranti nel sud di Tenerife, facendomi tanta esperienza, non guardando troppo ai contratti ma cercando di capire, osservare i flussi, i loro comportamenti e i bisogni, soprattutto. Non sono il solo, ci sono tanti nostri connazionali che in pochi hanno scalato la filiera arrivando a fare gli imprenditori”.

Un po’ come nella New York degli anni ’60, la comunità italiana nel sud di Tenerife, amata ma anche odiatissima dai residenti per ovvi motivi di concorrenza (e per una nomea che non serve rimarcare perché ampiamente conosciuta), ha dato un tocco diverso ad un luogo che nascerebbe geologicamente aspro e che ha conosciuto negli ultimi vent’anni una pesantissima opera edificatoria che ne ha trasfigurato il volto originario. Quattro case e un piccolo paese di pescatori, poverissimi, che vedevano arrivare navi da e per il centroamerica: “I Guanci, la popolazione africana che per prima abitò Tenerife, non ci sono più da un pezzo, spazzati via dalle colonizzazioni spagnole del ‘500 e quelle successive. Non è che oggi sia così diverso visto che al nord la maggioranza è tedesca e in generale del nord Europa, al sud c’è una forte comunità inglese e naturalmente noi. Se ne sono andati anche tanti canari in una biunivoca emigrazione-immigrazione che non è mai praticamente finita”. Al Sud si parla italiano quasi come in Italia e col Mar Rosso reso impraticabile dai problemi interni, le Canarie sono la meta più vicina per chi vuole “indossare” un po’ di caldo senza voli intercontinentali. D’altro canto è luogo praticamente senza barriere architettoniche e conta su quasi 10 milioni di posti letto: “L’alta stagione sta per arrivare, inglesi, svedesi, finlandesi molto in là con l’eta, salutano il gelo e riempiono le centinaia di hotel all-inclusive di Las Americas, una sorta di piccola Ibiza, per le tante discoteche una dietro l’altra che si fanno una serrata concorrenza. Al Teide, il vulcano spento che dall’alto dei suoi 3700 metri d’altezza è la cima più alta di tutta quanta la Spagna, ci vanno turisti più acculturati e curiosi: noleggiano l’auto, che qui costa poco, e inforcano le curve che dal mare arrivano sopra le nuvole. Ma diciamo che la maggior parte di loro si accomoda in spiaggia fra una caña e l’altra. E’ bello, e commercialmente remunerativo, che ci sia anche questa varietà”.

Di recente “Le Iene” sono volate alle Canarie per un servizio nel quale si voleva dimostrare che con una pensione da 800 euro italiane si vive alla grande. Ma le parole di Damiano sconfessano un messaggio che non corrisponde più al vero. “Sono arrivato qui e in pochi anni è cambiato molto. Soprattutto si sono modificate le condizioni economiche per i residenti, io stesso sono andato ad abitare in campagna dove le case sono più grandi e ho la possibilità di avere un campo da coltivare. Lo stipendio medio? Tra gli 800 e i 1000 euro, con ovvie differenze, ma nel turismo siamo a questo livello. Paghiamo il 75 per cento in meno su voli e traghetti rispetto ad un turista, il carburante al litro costa ancora meno di un euro, l’assicurazione di un’auto sui 200-300, al supermercato se hai i tuoi punti di riferimento trovi tutto e risparmi. Ma negli ultimi due anni gli affitti degli appartamenti sono arrivati a costare anche il triplo e alla fine vivere qui è più complicato che venirci a fare le vacanze. Il forte afflusso dei nuovi residenti, gli acquisti di tantissimi stranieri anziani che usano le proprietà solo per la temporada invernale e la lasciano sfitta in estate, concorrono a formulare questa bolla”. In compenso a Los Cristianos si continuano a costruire palazzi, anche di dubbio gusto, per continuare a battere il ferro finché è caldo. Dalla ristorazione chi ha soldi e voglia di investire si sta gettando nel campo immobiliare, un terreno più delicato ma certamente più remunerativo: “C’è un sottobosco di agenzie che si occupano di compra-vendita di appartamenti, e poi ci sono mediatori senza scrupoli che attirano gli anziani per chissà quali funambolici affari, scappando coi soldi. Bisogna stare attenti, anche qui ci sono personaggi abilissimi. Ma Tenerife è un passaggio che consiglio a chi ha intraprendenza, perché gli italiani che lavorano bene hanno carisma, originalità, e non guardano l’orologio: vi assicuro che non è così per tutti”. La sensazione è che qui la flessibilità sia abbastanza spiccata e che comunque un impiego si possa trovare. Meglio se uno parte dal proprio paese sapendo già fare qualcosa: elettricista, idraulico, muratore, sono mestieri ricercatissimi e se in un primo momento è difficile affermarsi, chi ha saputo avere pazienza, adesso è pieno di lavoro. Altra impressione è che partire pensando di aprire una gelateria, una pizzeria o la solita italianata è buttare via i soldi perché ce ne sono talmente tante da perdere il conto. E a livello contrattuale che possibilità ci sono? “Ho lavorato a Genova, poi altre situazioni in Europa ma alla fine qui ci sono state le condizioni per rimanere di più. Di contratto in contratto, magari anche solo per due-tre mesi, fino ad arrivare al desiderato contrato a termino indefinido che qui si conquista con meno fatica rispetto all’Italia”.

Terra di pirati e corsari Tenerife, ci hanno provato in tanti a toglierla dalle mani della Spagna, anche se in ogni muro da nord a sud l’orgoglio di non c’entrare alcunchè con Madrid è depositato nelle parole scritte a bomboletta. Sfuggente e ribelle, ha respinto Sir Francis Drake e l’ammiraglio Nelson, rimanendo in questo strano stato di dipendenza-indipendenza dall’Europa. Senti di averla conquistata almeno tu, a tuo modo? “Beh, se guardo quanta gente ho conosciuto e che sento amica, posso essere soddisfatto. Non nego che mi piacerebbe un giorno tornare in Italia, magari proprio a casa mia. E’ importante fare certe scelte non sulla base della nostalgia ma del percorso che si lascia alle spalle. Non è un mistero che da noi la vita oltrechè più cara è anche più dura sotto tutti i punti di vista. Gli amici mi raccontano che Spezia sta cambiando velocemente, che il turismo sta facendo qualche passo avanti e che, soprattutto, arriva tanta gente. Sarebbe bello anche lì, a determinate condizioni. Non può che fare bene ad alzare il livello ma non bisogna mai smettere di investire. Anche e soprattutto in idee che altri non hanno avuto”.

La vita è fatta degli incontri che fai, delle vite che ami e che perdi per strada. Non puoi fare troppi conti, perchè quando arrivi a dieci all'aeroporto Tenerife Sur sono già sbarcati e ripartiti altrettanti aerei. Progetti per il futuro? "Prossima tappa Siviglia, Andalusia, per aprire un altro TGB, poi chissá quali altri movimenti. Peró ció a cui sto lavorando é un rientro in Italia, lavorare nel turismo, magari sviluppare qualcosa a Spezia e poi alla fine ritirarmi in montagna, aprire un ristorante di cucina super primitiva avulso dalle pressioni e continuare la ricerca sulla cucina direzionandola al primigenio (fuoco e ghiaccio. Prodotti sani, tecniche di preparazione naturali e la ricerca di un'esperienza conviviale basata sullo scambio reciproco con i clienti/ospiti".

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia








































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Direttore editoriale: Armando Napoletano.
Redazione: Thomas De Luca, Chiara Alfonzetti, Andrea Bonatti, Niccolò Re, Matteo Cantile, Benedetto Marchese, Andrea Fazi.
Editorialisti: Salvatore Di Cicco, Paolo Carafa, Giorgio Pagano, Alberto Scaramuccia e Piero Donati.
Fotografo: Stefano Stradini.

Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure