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Ceparana ha ospitato la Giornata della vita diocesana

Ceparana ha ospitato la Giornata della vita diocesana

La Spezia - Grande partecipazione di giovani e famiglie nella chiesa di Ceparana per la veglia in occasione della Giornata della Vita. “Educare alla vita significa entrare in una rivoluzione civile che guarisce dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità e dal crollo demografico, favorendo la difesa di ogni persona umana, dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale”. E’ stato questo, preso dal messaggio dei vescovi italiani, il tema portante della veglia. Ogni anno nel mondo si attuano 56 milioni di aborti. E’ un’Italia che ogni anno sparisce. Un “olocausto silenzioso”, lo ha definito Madre Teresa, come ricordava uno dei testi della veglia, preparati dal Centro di Aiuto alla Vita della Spezia. Durante la celebrazoone, sono state proiettate le suggestive immagini del conferimento del premio Nobel per la Pace a Madre Teresa di Calcutta, nel 1979. Il discorso pronunciato a braccio da Madre Teresa porta alla luce la relazione stretta tra l’aborto e la violazione della pace: “Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla”. A rappresentare il vescovo Luigi Ernesto Palletti, influenzato, era presente il vicario generale monsignor Enrico Nuti. Nella riflessione finale, Nuti ha sottolineato che «noi tutti siamo immersi nella “cultura della morte”, o “dello scarto”, come dice Papa Francesco, in un mondo segnato dalla mancanza di speranza, dalla chiusura in sé stesso. “Io sono venuto perchè abbiano vita e in abbondanza”, ha detto Gesù. La cultura della morte nasce quando non ci si sorprende di fronte alla creatura, all’uomo, specialmente quando esso si trova nelle condizioni di massima debolezza, come un bimbo che viene rifiutato». Riguardo a queste “strutture di peccato” (come le leggi sull’aborto) «dobbiamo rinnovare la nostra coscienza. Nulla deve diventare abitudine. Dobbiamo stupirci, scoprirci amati indipendentemente da ogni nostro gesto o capacità. Un amore così spaventa. Perché richiede impegno, capacità di accogliere il dono e pervicacia nel custodirlo». «Le nostre iniziative pro–life sono un piccolo segno per riaffermare questa verità. Non bisogna avere paura, ma speranza e coraggio. Il Signore ce li dà, se glieli chiediamo nella preghiera. Non bisogna avere paura di amare. Bisogna rispondere all’Amore. Il Signore strada facendo ci aiuterà. Così la cultura della morte viene vinta dalla cultura della vita, dal Vangelo della vita, che è Gesù». La Veglia è stata allietata dal coro della Pastorale giovanile diocesana e da quello della parrocchia di Ceparana.

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