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Carispezia, dopo l'addio al nome si lavora per il futuro di 150 dipendenti

I sindacati dei lavoratori della direzione centrale di Palazzo Biassa sono stati ascoltati dai membri della commissione consiliare Lavoro.

riprende quota il progetto dell'incubatore?
Carispezia, dopo l'addio al nome si lavora per il futuro di 150 dipendenti

La Spezia - Contenere la perdita di posti di lavoro, spingendo Crédit Agricole a portare in città un servizio a carattere nazionale e dando gambe al progetto di incubatore per le imprese al Palazzo del Ghiaccio che giace da tempo nei cassetti di Palazzo Biassa.
Sono queste le intenzioni dei sindacati dei colletti bianchi di Carispezia, che nei prossimi mesi assisteranno alla chiusura della direzione di Corso Cavour per volere della capogruppo, che ha deciso di accentrare gran parte delle funzioni dirigenziali, oltre che di eliminare la dicitura "Carispezia", inglobando definitivamente l'istituto di credito spezzino in Crédit Agricole Italia.
A 422 anni dalla nascita del Monte di pietà e a 177 dalla costituzione della Cassa di risparmio della Spezia attraverso il Regio decreto del 1842, gli spezzini vedranno quindi cambiare per l'ultima volta il nome alla loro banca.
Un'operazione che, a livello pratico, si traduce nel cambio di mansioni e non solo per quasi 150 persone.
Per questi motivi ieri le sigle sindacali di categoria sono state ascoltate da parte dei membri della commissione consiliare Lavoro, presieduta da Maria Grazia Frijia.

"Abbiamo ricevuto l'annuncio della creazione di un'unica struttura centralizzata in quella che era Cariparma e della chiusura della direzione di Carispezia. Avevamo una certa autonomia ed era anche molto tangibile. La riorganizzazione riguarda di dipendenti impiegati a Palazzo Biassa - ha spiegato Gianfranco Palmero, di First Cisl -, dove c'erano tutte le attività centralizzate di una banca completa come è Carispezia. Decine di lavoratori che devono avere una nuova sistemazione perché le loro attività sono state assorbite a Parma. Quello che chiediamo è che non si riduca la forza lavoro e che si valuti l'ipotesi di collocale alla Spezia una funzione centralizzata del gruppo. Anche perché abbiamo dimostrato di esserne uno dei fiori all'occhiello. Da quello che ci è stato comunicato una ventina di persone potrebbero doversi riclassificare, cambiare mansione o luogo di lavoro. Vedremo nel corso della trattativa quali saranno i dettagli".
"Chi lavora presso la direzione centrale - ha aggiunto Franco Cappellini, di Fisac Cgil - in parte già svolge servizi per la capogruppo. La rete commerciale rimarrà inalterata e
le funzioni regionali vedranno un aumento degli addetti. Nel corso della trattativa chiederemo certamente che le 20 persone coinvolte nella riclassificazione siano adeguatamente formate e per poter svolgere un lavoro di qualità".
Cristiano Mancini, di Unisin Falcri, ha fatto notare come negli ultimi anni Crédit Agricole abbia rilevato banche in forte difficoltà portando nei luoghi di origine servizi di riferimento per l'intero gruppo, anche per assorbire eventuali esuberi. "A noi non è ancora stato prospettato niente, ma se arrivasse un servizio di qualità che traguardi il futuro potrebbe rivelarsi un vantaggio. D'altronde siamo stati la banca migliore negli ultimi tempi...", ha sottolineato.
"Il problema reale - ha proseguito Gianluca Bassi, di Uilca - è che se non vengono rimpiazzate queste persone ci troveremo in difficoltà nel futuro. Non pensiamo che si possano perdere tutti quei posti di lavoro, ma già vederne sparire 70 sarebbe troppo".
"La nostra preoccupazione - ha detto Giacomo Menchelli, di First Cisl - è quella di trovare le migliori condizioni possibili per i lavoratori. Avremmo fatto volentieri a meno del cambio di nome e della riorganizzazione, ma siamo all'interno di un gruppo consolidato. La comunicazione è stata un fulmine a ciel sereno, nel piano industriale non era prevista nessuna acquisizione di banche del gruppo da parte della capogruppo. Ma è una tendenza di tutto il settore".

Nella direzione di Carispezia l'età media è di 52 anni, mentre nelle filiali è di 47, e sono 685 i dipendenti della banca, 430 dei quali in provincia della Spezia. Numeri importanti, che fanno della banca del territorio una azienda di grande importanza.
"I nostri obiettivi sono la difesa sindacale, la difesa della mobilità e la difesa delle professionalità - ha affermano Ermanno Cozzani, di Fibac Cgil -. Per centrarli potrebbe essere utile costituire sul territorio un polo per il marketing o un presidio dedicato al credito".
"Non è detto che chi lavora in direzione possa passare a lavorare in filiale dall'oggi al domani, è anche una questione di ambiente. Chiederemo un osservatorio per i singoli casi e un percorso di formazione", ha ribadito Barbara Vela, di Fabi.

L'assessore al Lavoro e vicensidaco Genziana Giacomelli ha rassicurato i presenti rispetto all'attenzione che l'amministrazione sta dedicando alla questione: "Il sindaco ha già incontrato i vertici aziendali e i parlamentari spezzini. C'è il massimo interesse e garantiamo il nostro impegno per arrivare a una soluzione positiva".
"Dobbiamo pensare che il cambiamento è avviato - ha puntualizzato la dirigente Rosanna Ghirri - e che l'importante sarà gestirlo al meglio, anche con la presenza dell'amministrazione. Per quanto riguarda le attività che potrebbero sorgere in città penso all'incubatore o 'village' per il sostegno alla nascita di piccole imprese, progetto che si è fermato perché la banca aveva chiesto risorse al partner industriale per poterne far parte. Forse in cambio di questa operazione che ci penalizza potremmo vedere di essere più incisivi".

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