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Canile spezzino verso le cento adozioni in due anni e mezzo

Nessun rientro a San Venerio per gli animali affidati: "Percorso conoscitivo con famiglie è passaggio fondamentale".

Qualche numero
Il cane Binario

La Spezia - Sono 96 le adozioni effettuate negli ultimi 29 mesi, intervallo di tempo nel quale non si è registrato alcun rientro in canile di quattro zampe che erano usciti scodinzolanti, felici per aver trovato una famiglia. L'associazione L'Impronta tira le somme di questo primo periodo di gestione del canile municipale della Spezia. Nel dettaglio, sono 13 le adozioni del 2018, relative agli ultimi cinque mesi dell'anno, essendosi il sodalizio insediato ad agosto di quell'anno. Il 2019, primo anno 'completo', le adozioni sono state 39. Qualcuna in più, poi, nell'anno appena concluso, il 2020: 44. Il Covid-19 non ha quindi scoraggiato il lavoro del canile né, evidentemente, ma voglia di accogliere in casa un amico quadrupede. L'associazione sottolinea infine che il primo agosto 2018 nella struttura erano presenti 100 cani dei Comune di Sarzana e della Spezia; ora ce ne sono 76 (perché ovviamente, al netto delle tante adozioni, ci sono gli ingressi), con un calo, evidentemente, del 24 per cento.

“Quando in canile viene una famiglia per adottare – spiegano dall'associazione focalizzando l'attenzione sul concetto di 'adozione consapevole' -, il nostro compito, se siamo volontari seri, è di capire prima di tutto le esigenze della famiglia stessa e indicare i cani che potrebbero adattarsi a quello specifico stile di vita. Dall’incontro diretto col cane poi si può capire quanto la famiglia vorrà andare incontro al cane, perché non dobbiamo mai scordarci che ci deve essere un punto di incontro, altrimenti qualcosa non funzionerà con la maggior parte dei cani. Da qui si inizia un percorso conoscitivo: i cani, ognuno con le sue specificità, hanno bisogno di tempo per capire, per comprendere chi hanno davanti, per fidarsi e per essere pronti poi a lasciare quello strano branco variegato del canile che nel momento del bisogno ha offerto loro quel senso di appartenenza che era venuto meno. È inutile ripetere che ogni cane è un individuo unico e speciale, quindi non è possibile fare programmi, sarà il cane a dirci quando il momento è arrivato, più la famiglia sarà disposta a trovare un punto di incontro e ad empatizzare con il cane e più tutto questo avverrà fluidamente. Forzare questo processo di adattamento vuole dire non rispettare il cane, i suoi tempi e le sue emozioni. Come associazione, come volontari e come gestori del canile ribadiamo la necessità del percorso conoscitivo tra famiglia e cane”.

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