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Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Novembre - ore 14.23

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Bingo, la commissione Lavoro spinge sulla proroga regionale

Audizione di sindacati e lavoratori della sala di Piazza Cavour: il primo passo è ottenere un anno di tempo per trovare le soluzioni più ragionevoli e scongiurare il licenziamento di 40 dipendenti.

Bingo, la commissione Lavoro spinge sulla proroga regionale

La Spezia - Poche settimane per salvare i lavoratori del Bingo del Golfo, la sala presente da 16 anni in Piazza Cavour, nei locali che un tempo ospitavano il cinema Cozzani. Le rassicurazioni giunte recentemente dalla Regione non hanno ancora avuto seguito tramite l'approvazione della proroga di un anno all'entrata in vigore della legge regionale, approvata nel 2012 e pronta ad entrare in vigore il 2 maggio del 2017, e i 40 dipendenti del bingo spezzino temono di essere agli sgoccioli della propria carriera, avendo già ricevuto le lettere di pre-licenziamento dalla proprietà. Una vicenda complessa, nella quale si mescolano il regolamento comunale, la legge regionale e una attesa normativa statale, le concessioni e le licenze, la difesa dei posti di lavoro dell'azienda spezzina e la condanna unanime nei confronti dell'abuso di gioco, perpetrato in grandissima parte attraverso le slot machine.
Una vertenza che nell'immediato può essere risolta solamente con la concessione della proroga da parte della Regione e che poi dovrà essere affrontata con la massima attenzione, per evitare di ritrovarsi nella stessa situazione tra 12 mesi.

"Un anno è meglio che niente, ma bisogna agire, nel frattempo. La cosa assurda è che parliamo di un problema che deriva da una distanza di 16 metri", ha detto Giampiero Orlanducci, per la Fisascat Cisl, facendo riferimento al fatto che tanto la legge regionale quanto il regolamento comunale stabiliscono una distanza minima di 300 metri tra le sale gioco e i luoghi sensibili (scuole, ospedali e chiese) e che tra il Bingo del Golfo e la cappella della chiesa di Santa Maria Assunta corrono 284 metri.
"La ludopatia non si combatte così - ha proseguito il sindacalista -, sono sufficienti un computer e una connessione. Da parte nostra lanciamo un appello di cuore, senza nessuna polemica e chiediamo al consiglio comunale di prendere un provvedimento con coscienza, senza alcuna strumentalizzazione: balla il destino di 40 famiglie".
"Siamo qua per discutere il destino di questi lavoratori - ha puntualizzato Marco Lattanzio, rappresentante di Filcams Cgil -, poi si affronterà il tema delle slot. Dobbiamo discutere come risolvere il problema, ci sono soluzioni possibili e differenze di cui tenere conto tra slot e bingo, ma prima di tutto serve evitare che i licenziamenti si concretizzino".

Nel corso della commissione è stata in qualche modo ventilata dal commissario Giulio Guerri l'ipotesi che lo spauracchio della chiusura della sala bingo sia stato agitato per non rinunciare prevalentemente alle slot machine presenti anche nella struttura di Piazza Cavour. Ma l'obiettivo dei sindacati è quello di salvaguardare tutti i posti di lavoro: "Ci sarebbero comunque degli esuberi, il problema resta". Un problema che era noto dal 2012, che sembrava potesse essere superato qualche mese fa con il trasferimento delle competenze tra Regioni e Stato in discussione nel referendum costituzionale, ma che comunque non è stato affrontato con la dovuta attenzione nel corso di tutto questo tempo. Tanto che oggi 40 lavoratori si trovano a dover sperare che - in emergenza - vengano prese le misure necessarie per concedere alla politica, ai sindacati e alla proprietà di valutare come salvare dall'inasprimento delle leggi contro il gioco una realtà che, comunque, è differente rispetto a quella delle slot e dà uno stipendio a decine di persone.

"Sulla falsa riga di quello che è stato deciso dalla Regine Lombardia, in attesa di una legge nazionale potremmo spezzare una lancia in favore dei lavoratori del Bingo", ha detto Maria Grazia Frijia, seguita da Edmondo Bucchioni, che ha condannato "ogni forma di proibizionismo", sostenendo che "un conto è la vicinanza dalle scuole, non dimenticando che c'è il divieto di gioco per i minori, altra cosa sono i luoghi di culto... E poi queste restrizioni dovrebbero valere anche per tabacchini e le ricevitorie del lotto... Mi sembra - ha concluso - una normativa un po' ipocrita".
Pietro Antonio Cimino ha chiesto ancora una volta conferma - senza trovarla - di voci di corridoio che prevedono un supermercato al posto del bingo, mentre Maurizio Ferraioli - che ha parlato al posto di Massimiliano Pannone - ha ricordato a Frijia e Bucchioni di aver votato la delibera del 9 gennaio 2012 con la quale il consiglio approvava la distanza minima di 300 metri per la concessione di licenze per le sale da gioco. "Il presidente nazionale di Federbingo mi ha spiegato quanto siano importanti le entrate delle slot per le sale bingo. Oggi - ha riferito - siamo a fare i conti con una liberalizzazione forsennata: troviamo queste cosiddette macchine di intrattenimento ovunque".
Dopo un breve quanto classico momento da saloon sull'avvicendamento tra Pannone e Ferraioli, Lattanzio ha richiamato i commissari al loro ruolo: "Siete capaci di affrontare il problema?".
Terenzio Dazzini ha allora chiesto come sia da interpretare la normativa regionale, che parla di rilascio dell'autorizzazione, trovando dai sindacati la spiegazione che le sale bingo sono in deroga da parte dello Stato, non in fase di rinnovo.
Il delegato Rsa, Andrea Testa ha poi preso la parola, sottolineando come "dopo cinque anni, ci si è svegliati all'ultimo. La politica riesce a fare qualcosa? La Regione ha annunciato la proroga, ma al momento non c'è nulla iscritto nel prossimo consiglio. Concordo con la visione di Ferraioli, ma noi siamo in quaranta, tra pulizia, sicurezza e addetti alla sala, mentre per le slot bastano una o due persone. O ci date delle risposte, o andremo a casa, con la dignità che abbiamo mantenuto sino ad oggi, ma senza sapere a chi dare la colpa".

Mentre il presidente della commissione Pier Luigi Sommovigo ha rivendicato di essersi astenuto alle votazioni sul gioco trovandole in contraddizione con il fatto che esso derivi un terzo delle entrate dello Stato, Luigi De Luca ha proposto un ordine del giorno per capire se si possa modificare il regolamento e Bucchioni ha chiesto di convocare direttamente la commissione regolamento.
Dopo i nuovi interventi di Guerri e Frijia e quelli di Enrico Chiocca e Fabrizio Andreotti, Sommovigo ha sintetizzato la posizione della commissione che preparerà un documento che evidenzi il problema, sollecitando la Regione ad approvare la proroga (che dovrebbe calendarizzarla in consiglio a fine marzo o a fine aprile) e il Comune della Spezia a modificare il regolamento cittadino.

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