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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Agosto - ore 22.15

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Balene piene di plastiche nel Santuario Pelagos

Tracce di ftalati in balenottere, capodogli e globicefali. Lo rivela il WWF nella Giornata mondiale degli Oceani. Bianchi: "Un avvertimento per la nostra stessa salute".

Balene piene di plastiche nel Santuario Pelagos

La Spezia - Il WWF ha condotto una recente indagine pioniera all’interno di una ricerca durata 7 anni nel Santuario Pelagos con biopsie di tessuti prelevati da circa cento esemplari di cetacei: le analisi hanno mostrato un’elevata contaminazione di questi animali a sostanze tossiche. Nei tessuti di balenottere comuni, capodogli e globicefali sono state trovate tracce di ftalati, un additivo delle materie plastiche. Le femmine dei cetacei risultano meno contaminate degli esemplari maschi, per via dell’effetto di disintossicazione che avviene durante l’allattamento con cui trasferiscono i propri contaminanti al piccolo. Globicefali e capodogli risultano più contaminati tra quelli analizzati rispetto agli esemplari che si trovano nell’Atlantico, a conferma della ‘particolarità’ del Mare Nostrum. Queste due specie sono infatti predatori all’apice della catena alimentare marina e quindi sono soggette a maggiori concentrazioni.
La media di concentrazione del DEHP (lo ftalato più tossico) scoperta nei campioni di tessuto dei cetacei è di 1060 microgrammi per chilo, molto alta considerando che il livello ‘sentinella’ è di 300 microgrammi per chilo. Gli ftalati hanno effetti tossici sulla fertilità e sullo sviluppo del feto. Sono considerati anche interferenti endocrini e alcuni di essi sono classificati come cancerogeni. Il fatto più grave è che, contrariamente ad altre sostanze tossiche, gli ftalati e vengono metabolizzati rapidamente: questo dimostra quanto l’inquinamento per i cetacei che vivono nel Santuario Pelagos sia persistente. Inoltre, a differenza di globicefali e capodogli, il modo con cui si nutrono le balenottere, filtrando grandi volumi di acqua per estrarre il cibo, li rende particolarmente vulnerabili alla contaminazione da microplastiche. Tutti questi risultati sono un indicatore chiaro della situazione dei cetacei in tutto il Mediterraneo e non solo nel Santuario.

Ed è proprio la lotta all’inquinamento da plastiche - “Encouraging solutions to plastic pollution” - il messaggio focus della Giornata Mondiale Oceani-World Oceans Day - che si celebra oggi in tutto il mondo e che il WWF ha scelto per lanciare la sua Campagna #GenerAzioneMare in un evento speciale che si svolge oggi presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, una delle più prestigiose istituzioni di ricerca. La Campagna prevede attività e progetti su cinque fronti cruciali per risolvere la crisi dei mari: lotta all’inquinamento, alla pesca eccessiva e a quella illegale, sostegno alla pesca sostenibile e educazione al consumo responsabile, difesa delle specie, come tartarughe e cetacei, tutela degli habitat costieri e di quelli con alto valore di biodiversità, come il Santuario Pelagos. Il lancio si collega anche agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per difendere il Capitale Blu discussi nella prima Ocean Conference in corso in questi giorni a New York".

“La contaminazione da plastica per balene, capodogli e globicefali che vivono nel Mare Nostrum dovrebbe essere un segnale di avvertimento per la nostra salute. Già gli studi della professoressa Cristina Fossi, dell’Università di Siena, avevano dimostrato la forte concentrazione di microplastiche nell’area del Santuario Pelagos. Ma l’inquinamento da sostanze chimiche rilasciati dalle plastiche è solo uno dei pericoli che corrono i nostri mari. Per questo vogliamo creare una GenerAzione Mare che sia consapevole dell’importanza del valore degli oceani e allo stesso tempo capace di difenderlo da chi continua a impoverirlo - ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia - Se l’Oceano fosse un paese rappresenterebbe la settima economia mondiale. Il suo valore è stimato di almeno 24.000 miliardi di dollari tra prodotti ‘diretti’ come la pesca, e indiretti come turismo, educazione ed anche sottrazione di CO2 e biotecnologie. In questi anni abbiamo eroso questo ‘fondo di investimento pubblico’ sconosciuto, minacciando così le generazioni future. Questa rotta distruttiva può essere invertita con azioni chiave su sviluppo sostenibile, riduzione dell’inquinamento a partire dalle micro e macro plastiche, riduzione gas serra, tutela degli habitat, recupero degli stock ittici, cooperazione internazionale, partenariati pubblici e privati e tanta informazione”.

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