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Avventura in kayak con un messaggio chiaro: "Le vite dei migranti contano"

Il sudafricano sarzanese Matthew Waterkeyn in viaggio verso la Costa Azzurra, 365 chilometri per tenere viva la causa di chi parte dall'Africa in cerca di un futuro migliore.

Quella notte con Soldini...
Avventura in kayak con un messaggio chiaro: "Le vite dei migranti contano"

La Spezia - Trentacinque anni, nato in Zimbawe, nazionalità Sudafricana, formazione nel Regno Unito – è ingegnere civile -, residenza, moglie e figli a Sarzana. In fin dei conti non c'è da sorprendersi che – migrante egli stesso – Matthew Waterkeyn abbia deciso di lanciarsi in un'avventurosa esperienza acquatica per lanciare un messaggio di vicinanza ai migranti che quotidianamente cercando di raggiungere le nostre coste. Un viaggio a bordo di un kayak gonfiabile partito in questi giorni dalle acque spezzine con meta Antibes, tra Cannes e Nizza, in Costa Azzurra. Con un messaggio ben chiaro scolpito tanto sulla canoa quanto, in vesti di hashtag, sui profili social dell'esotico sarzanese: #MigrantLivesMatter. Ovvero, la vita dei migranti conta. In tutto sono 365 chilometri, tanti quanti – non una scelta casuale - quelli che separano le coste libiche da Malta. Superata Savona, ora Waterkeyn procede spedito verso le acque francesi.

L'idea di pagaiare per lanciare un messaggio pro migranti nasce lo scorso autunno, quando Matt va a trovare l'amico Giovanni Soldini, celebre navigatore solitario, anche lui, da tempo, spezzino d'adozione. “Lui e il suo equipaggio – racconta Waterkeyn - avevano appena vinto la Rolex Middle Sea Race, una gara che inizia a Malta, passa attraverso il rettilineo di Messina, quindi fa un giro intorno alla Sicilia, lambisce Stromboli, Pantelleria e Lampedusa, infine rientra a Malta. In queste stesse acque, ogni giorno, persone raccolte in fragili natanti fuggono disperatamente per le loro vite. Non sono circondati da equipaggi dei media in motoscafi ed elicotteri. Se raggiungono il traguardo, non ricevono il benvenuto come eroi, ma continuano a vivere nella paura, nell'ombra. Molti muoiono in mare. Quelli che vengono salvati, sono riportati all'inferno da cui scappano. Se qualcuno cerca di portarli in salvo, scopre che i porti sono chiusi e deve affrontare multe pesanti e azioni penali. L'idea del Lifeboat challenge - questo il nome dell'avventura - mi è quindi venuta per provare in qualche modo ad attirare l'attenzione su questa situazione folle e ribadire un fatto ovvio – ma del quale sembra ci si sia dimenticati – , cioè che le vite dei migranti contano”.

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