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Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Marzo - ore 16.15

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Assistenti sociali, educatori, mediatori culturali uniti nel progetto "(S)legami"

Presentato il progetto di inclusione sociale e sostegno ai senza fissa dimora: un nuovo modo di intervento sul territorio attraverso l’unione delle competenze. Nello Spezzino trenta i clochard acclarati nei comuni più grandi, duecento interessati.

i numeri della portà di strada
Assistenti sociali, educatori, mediatori culturali uniti nel progetto "(S)legami"

La Spezia - Via a "(S)legami", progetto di inclusione sociale per persone senza fissa dimora. Lo hanno illustrato, nel corso di una conferenza stampa, il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, l’assessore ai servizi sociali Giulia Giorgi e la curatrice del progetto Valeria Fanfani. Si tratta di un nuovo modo di affrontare i bisogni dei cosiddetti “clochard“ e di prendersi cura del territorio."Il grande valore di questo progetto sta tutto nel suo titolo, nel suo doppio significato - dichiara il sindaco Pierluigi Peracchini - da una parte l’importanza dei legami per emanciparsi dalla condizione di invisibilità in cui vivono le persone senza fissa dimora e, dall’altra parte, la consapevolezza che l’unione fra tutte le associazioni fa la forza. Un progetto importante e di ampio respiro, che non solo mira a migliorare la qualità della vita delle persone che abitualmente dimorano in strada ma che, a cascata, avrà un impatto sociale fondamentale in tutto il territorio”. "Il progetto nasce dall'idea di migliorare la qualità di vita delle persone senza fissa dimora - ha aggiunto l’assessore ai servizi sociali Giulia Giorgi - Abbiamo messo coinvolto e messo in rete tutte le associazioni che da anni si occupano di queste tematiche e abbiamo condiviso obbiettivi comuni. Sarà una risposta concreta alle problematiche di chi non ha una casa anche come piano strategico per il futuro e per arrivare a conoscere, individuare e supportare tutte le persone che vivono in strada. Un lavoro lungo che porterà sicuramente ad un ottimo risultato grazie alla professionalità e all’impegno dei servizi sociali e di tutte le associazioni operanti nel settore".

I numeri della povertà di strada. Sono interessati al progetto tutti i comuni dei tre distretti, soprattutto quelli nei cui territori si trovino persone senza fissa dimora o siano collocate strutture che li accolgano per fornire beni ed i servizi essenziali. I clochard che stazionano soprattutto nei Comuni più grandi sono una trentina; quelli che transitano e utilizzano i vari servizi sono più di 200; al dormitorio, soprattutto durante l’emergenza freddo sono presenti 190 persone, mentre le varie mense che distintamente offrono o colazione, o pranzo o cena somministrano circa 65/70 pranzi, 40 colazioni e 60 cene, compreso i sacchetti da asporto.

La mission e i soggetti coinvolti. Si prevede d'intercettare e sostenere in un anno attraverso servizi di emersione del fenomeno (unità di strada, mense, centri di ascolto) almeno 150 persone senza fissa dimora e di distribuire beni di prima necessità ad almeno duecento beneficiari, di prendere in carico con percorsi di sostegno all’inclusione almeno una quindicina di persone e di ospitare in alloggio a coabitazione cinque persone. In questo modo si intende avviare buone pratiche di accoglienza in cui le persone senza dimora possano ri-sentirsi inserite socialmente e uscire dall'invisibilità.
Fra i soggetti coinvolti si assommano dieci associazioni che da anni lavorano in favore di persone che vivono in situazioni di grave emarginazione sociale come i senza fissa dimora: Cooperativa Lindbergh, Buon Mercato, San Francesco Onlus, G.V.V. AIC Italia San Giovanni Bosco, Centro di Ascolto Caritas, Associazione Nuovo Mondo, Auser, Missione 2000, Croce Rossa Italiana, A.d.a, si sono riunite, per rispondere all’ avviso di coprogettazione presentando un progetto congiunto dal titolo “(S)Legami – progetto di inclusione sociale per persone senza dimora”. Sul territorio della provincia spezzina queste associazioni hanno sempre gestito il lavoro con gli homeless attraverso i loro volontari, con questo progetto si realizza un lavoro di squadra, nasce un Associazione Temporanea di Impresa con capofila la cooperativa Lindbergh, che provvederà non solo a distribuire di beni di prima necessità, ma anche a promuovere forme di accoglienza ed interventi socio-educativi di inclusione.

Le forze in campo. Il progetto rappresenta un nuovo modo di intervento sul territorio attraverso l’unione delle competenze dei volontari a quelle di educatori, mediatori culturali e assistenti sociali. Si realizza in sintesi attraverso tre aree di intervento: servizi di bassa soglia, Croce Rossa, Ambulatorio Medico e Coop. Lindbergh, si uniscono per la nascita di un’Unità di Strada. Si prevedono due unità di strada per tre volte alla settimana, una messa a disposizione dalla Croce Rossa e l’altra dal Tavolo delle Povertà. Attraverso l’unità di strada si svolgono le prime attività di ricerca e contatto con le persone senza fissa dimora. L’équipe di lavoro è composta da volontari, educatori, mediatori culturali e da una figura sanitaria a supporto delle attività e fornirà informazione/orientamento servizi rivolti a persone senza dimora, beni di prima necessità (coperte, the). Azione innovativa è quella dell’installazione in aree protette di “Armadietti Solidali”, esperienza ormai diffusa in molti paesi europei che dà la possibilità, a persone senza dimora, di custodire i loro beni in armadietti dislocati in città, accessibili 24 ore al giorno. Ci sono poi i servizi di prossimità e di accoglienza di base: il Gruppo S.G. Bosco quattro giorni a settimana offre colazione, servizio docce e lavanderia oltre che un deposito bagagli. Il Centro di Ascolto Caritas, da par suo, assicura assistenza per erogazione di beni di prima necessità (prima colazione, generi di vestiario, medicine, ecc), buono doccia, dormitorio oltre che, accoglienza, orientamento inserimento in strutture. Ci sono anche i Frati di Gaggiola a garantire pasti caldi tutti i giorni e due volte a settimana distribuiscono indumenti usati. Missione 2000 offre invece la mensa serale. Il sabato mattina Buon Mercato in Piazza Cavour, attraverso la redistribuzione di beni di prima necessità si attiva per entrare in contatto con i vari soggetti ed indirizzarli nei presidi dedicati. A tutto ciò vanno aggiunte le attività educative ed i gruppi di auto mutuo aiuto realizzate da Lindbergh, per dare ascolto e far emergere le eventuali potenzialità dei singoli homless ed il laboratorio di teatro sociale di Auser, per valorizzare esperienze e capacità espressive di ognuno. Fra gli obiettivi non mancano i percorsi di mediazione sociale e alloggiativa: questa parte del progetto ha la finalità di accompagnare le persone nella ricerca di un lavoro o di una abitazione. Si avvieranno anche progetti di housing first attraverso 5 posti letti messi a disposizione dall'Istituto Salesiano San Paolo della Spezia per persone in situazione di disagio abitativo che vogliono intraprendere un percorso formativo di autonomia, come ad esempio lavoratori che non sanno dove andare a vivere e che non hanno l’autonomia economica per affittare sin da subito un appartamento o padri separati che si trovano in strada perchè hanno perso la propria casa.

Sarzana c'è. Eretta: "Percorso condiviso per non abbandonarli a loro stessi". A seguito di un finanziamento europeo con Fondi per l’ inclusione sociale e per l’estrema povertà “Interventi per il contrasto alla grave emarginazione adulta e alla condizione di senza Dimora”, la Regione Liguria ha invitato le Conferenze dei Sindaci a bandire un avviso di coprogettazione per interventi rivolti a senza fissa dimora con l’obiettivo di intercettarli, garantirgli beni di prima necessità e di avviare percorsi d’inclusione per allontanarli dalla strada. Il Comune della Spezia quale capofila si è adoperato per gestire il bando la cui operatività coinvolgerà non solo il Distretto sociosanitario 18 “Spezzino“ ma anche il Distretto sociosanitario 19 “Val di Magra”, con capofila Comune di Sarzana, così come il Distretto sociosanitario 17 “Riviera e Val di Vara “, con capofila il Comune di Bolano. Anche Sarzana, come detto, ha scelto di far parte del progetto e alla conferenza di questa mattina ha partecipato infatti anche l'assessore alle politiche per la casa Costantino Eretta: “Questa amministrazione – dichiara Eretta a margine dell'incontro coi giornalisti - si è messa da subito al lavoro sul fronte della richiesta di case popolari mettendo in atto criteri oggettivi e chiari sull'assegnazione degli alloggi. Ma non ci siamo fermati qui: anche sul nostro territorio esistono persone senza fissa dimora e per questo abbiamo avviato un percorso condiviso per non abbandonarli a loro stessi”. “Sarzana è città solidale, attenta ai bisogni degli ultimi - ha scritto invece il sindaco Ponzanelli in una nota - . Con questo progetto, che coinvolge varie competenze, sarà possibile offrire un approccio attento e mirato nella gestione e nei percorsi di inclusione delle persone senza fissa dimora nei confronti delle quali questa amministrazione ha la massima attenzione”.

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