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Asl al lavoro per allestire sino a oltre 30 posti letto in Rianimazione

Molti addetti ai lavori e i sindacati hanno criticato l'organizzazione dell'azienda sanitaria spezzina che ora si trova con casi positivi di Covid-19 sia al Sant'Andrea che al San Bartolomeo.

La situazione nei due ospedali

La Spezia - Da qualche giorno circola via telefono una domanda: "Perché non dedicare uno dei due ospedali della provincia unicamente ai casi di Covid-19? Magari il San Bartolomeo di Sarzana, che è parzialmente inutilizzato e dotato della struttura di Pneumologia". "Sarà fatto a tempo debito", è stata la risposta raccolta in via confidenziale da CDS da uno dei massimi responsabili della sanità provinciale.
Oggi, da più parti, c'è la convinzione che il tempo trascorso sia troppo. E a sostenere questa tesi c'è il numero dei contagi che si moltiplicano di giorno in giorno al Sant'Andrea come al San Bartolomeo. Una situazione estremamente complicata, denunciata a gran voce a partire da ieri da tutte le sigle sindacali di categoria. Sì, perché a farne le spese, oltre ai malati, sono anche medici, infermieri e Oss. Come in ogni epidemia il personale sanitario è tra le categorie più esposte: ne sono una dimostrazione fin troppo chiara i 14 medici morti in Lombardia, i 5 (almeno) risultati positivi al coronavirus in Asl 5 e la quindicina di infermieri spezzini e sarzanesi che hanno subito la stessa sorte.
Un propagarsi, quello spezzino, dovuto anche alla carenza cronica di posti letto della provincia spezzina, dove è frequente ricorrere agli "appoggi" per i malati che non hanno posto nel reparto di destinazione. Così facendo, secondo gli addetti ai lavori, la propagazione del contagio è stata drammaticamente facilitata e oggi la Asl 5 si ritrova con entrambe le strutture ospedaliere coinvolte.
A questo quadro preoccupante si aggiunge l'applicazione del protocollo per i tamponi, che vengono somministrati solamente a chi presenta i sintomi. Ogni Regione ha scelto quali disposizione dare al proprio personale, con grandi differenze tra le une e le altre. In Liguria si segue il modello suggerito dall'Istituto superiore di sanità, in Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana... si fa in altrettanti modi differenti. L'Oms ha lasciato intendere di ritenere migliore il modello veneto (che poi è quello coreano), secondo il quale i test vengono fatti a tutti coloro che sono potenzialmente entrati in contatto con casi conclamati, sia che abbiano i sintomi, sia che non li abbiano. Ed è quello che viene chiesto anche per il personale medico e infermieristico: tamponi per tutti coloro che hanno accudito malati affetti da Covid-19.

A queste criticità fanno da contraltare alcune notizie positive.
Nelle ultime ore sono arrivati i Dispositivi di protezione individuale (in particolare le mascherine) di cui ha estremo bisogno chi si aggira tra camere e corsie per ore e ore.
Inoltre è stato dato avvio a una riorganizzazione e allo spostamento dei malati. Come già da alcuni giorni al Sant'Andrea Terapia intensiva e Rianimazione, insieme a Malattie infettive restano le strutture complesse che accolgono i casi conclamati, mentre Otorinolaringoiatria e Medicina d'urgenza sono state dedicate ai casi sospetti. Spostamenti e nuova organizzazione anche al San Bartolomeo di Sarzana, dove Pneumologia è stata identificata come la struttura complessa per i casi conclamati così come Medicina donne, con le pazienti che sono state accorpate all'ala maschile.
Contestualmente la Asl 5 è al lavoro per aumentare il numero dei letti in Terapia intensiva nell'ospedale Sarzanese con l'aggiunta di una dozzina di posti. Si arriverebbe così a 16/17 posti totali che, unendosi ai 16 presenti al Sant'Andrea, porteranno la disponibilità a oltre 30, poco più del doppio di quanti sono oggi ricoverati in gravi condizioni (14 pazienti).

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