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Anziani colpiti dalla crisi pandemica, i sindacati scrivono ai sindaci

Non si tratta solamente della categoria che ha pagato il prezzo più alto in termini di vite, ma anche quella più in sofferenza dal punto di vista sociale.

Servono misure condivise
Antonio Montani, Carla Mastrantonio e Marcello Notari

La Spezia - Trentadue lettere, per altrettanti sindaci, per chiedere di riprendere al più presto e con rinnovato vigore la prassi della contrattazione sociale in vista delle approvazioni dei bilanci di previsione, così da poter dare la giusta considerazione alle problematiche che stanno vivendo gli anziani, una delle fasce della popolazione maggiormente colpite dal Covid-19. A inviarle sono stati Carla Mastrantonio, per Spi Cgil, Antonio Montani, per Fnp Cisl e Marcello Notari, per Uil pensionati.

"Le organizzazioni sindacali dei pensionati sono consapevoli che l’emergenza Covid 19 ha determinato una grave caduta in termini produttivi, economici e sociali, portando molti cittadini a situazioni di estremo disagio - affermano i tre segretari -. Pertanto occorre rilanciare il welfare territoriale, per fare fronte ai bisogni della popolazione e in particolare di quella anziana. Servono risorse ingenti per rispondere a questi bisogni, ma anche una nuova progettualità che individui le priorità dettate anche dall’esperienza maturata con la gestione dell’emergenza".

In questa prospettiva, i sindacati dei pensionati intendono aprire un confronto con le amministrazioni locali per costruire un percorso innovativo che possa dare risposte ai vecchi e nuovi bisogni, aprendo la strada anche ad un nuovo modello di relazioni che veda la partecipazione attiva delle parti sociali come soggetti portatori di nuova progettualità a una programmazione condivisa.
"A tale scopo, riteniamo fondamentale, come primo passo, la sottoscrizione dei un “Protocollo di intenti” tra le amministrazioni comunali e sindacati dei pensionati che impegni le amministrazioni della provincia spezzina a realizzare un programma di interventi condiviso su tutte le tematiche che investono la popolazione anziana".

I temi della contrattazione sociale e del protocollo dovrebbero riguardare la costituzione di un osservatorio sulle fragilità e nuove povertà; strumenti contro la povertà come bonus energetico ed agevolazioni fiscali per addizionale Irpef, Tari, Imu; emergenza abitativa; spesa sociale; offerta di servizi sociali come trasporto e telesoccorso; assistenza domiciliare; accesso al Tpl con tessere gratuite e buoni viaggio per ultrasessantacinquenni e anziani con bassi redditi, servizio taxi con tariffe ridotte; dotazione di tablet e smartphone e relativi corsi di formazione per l'utilizzo; prevenzione e cura della persona.

In questo quadro, è fondamentale il monitoraggio e la trasparenza sulle risorse pubbliche trasferite ai Comuni, il contrasto all'evasione fiscale e contributiva, attenzione alla sicurezza e legalità ed un approccio dedicato e specifico alle aree interne, laddove la presenza di piccoli agglomerati abitativi distanti dai grandi centri rende ancora più complicato intervenire sulle disuguaglianze sociali, sugli aspetti sanitari e sul diritto alla mobilità.

"L'età media della provincia spezzina è elevatissima, la più alta all'interno della regione con la popolazione più anziana d'Europa. Riccò del Golfo e Follo spiccano sotto questo punto di vista - hanno aggiunto Mastrantonio, Montani e Notari, affiancati da Davide Fazioli, della segreteria dello Spi Cgil - ma alcuni problemi sono diffusi ovunque, come l'efficacia della medicina territoriale, la possibilità di spostarsi e la solitudine di migliaia di persone. E inoltre c'è unh aumento impressionante di nuovo poveri. Ci sono comuni che hanno instaurato buone pratiche, ma non tutti. Bolano è da anni il capofila nel confronto con i sindacati, seguono Santo Stefano, Arcola, Beverino e, anche se da qualche tempo non ci convocano, anche Castelnuovo Magra e Luni. Il capoluogo, invece, ci invita in maniera formale prima dell'approvazione dei bilanci, ma dopo che sono già stati definiti".
Le aree più critiche sono quelle della Val di Vara e della Riviera, dove ci sono comuni in cui il rapporto tra anziani e giovani è di 6 a 1. Ma anche in città le cose non vanno meglio, con quartieri in cui la popolazione è costituita al 40 per cento da over 65enni che raramente escono di casa o vedono qualche parente. Un fenomeno che rende evidente come sia indispensabile prevedere situazioni di cohousing o la nascita di condomini socialtai.

I sindacalisti si chiedono come proseguirà la campagna vaccinale, quando gli anziani potranno dirsi fuori dai pericoli della pandemia, e sottolineano le difficoltà vissute dalle donne sole, che ricevono in media pensioni che sono il 40 per cento di quelle degli uomini, a causa di carriere lavorative più discontinue o di pensioni di reversibilità.

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