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Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Marzo - ore 22.43

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Amianto nella sede Telecom spezzina? Il giudice ordina le verifiche

Tre lavoratori difesi dall'avvocato Buondonno portano avanti una causa per cinque anni, laddove altri avevano rinunciato. Ora il loro potrebbe trasformarsi in un caso pilota a livello nazionale.

11 alti dirigenti dell'azienda indagati
Amianto nella sede Telecom spezzina? Il giudice ordina le verifiche

La Spezia - La storia prende le mosse nel 2014 ma a cinque anni suonati dall'inizio siamo decisamente in alto mare. Un elemento però ha riattualizzato il tutto: sono stati infatti iscritti nel registro degli indagati undici alti dirigenti del gruppo Tim (così si chiama oggi ufficialmente la Telecom), provvedimento in seguito a cui è stato disposto l'incidente probatorio per verificare la presenza di amianto aerodisperso nella centrale di Corso Nazionale 584, a due passi dal supermercato Esselunga. Ciò è accaduto in seguito alla querela presentata da tre lavoratori, assistiti dall'avvocato spezzino Andrea Buondonno.
I dipendenti dell'azienda sono Maurizio Cozzani, Stefano Perri e Fabio Petrozzi, ma è chiaro che la loro storia professionale è comune a tante altre, non solo alla Spezia ma su tutto il territorio nazionale. Buondonno ha preso in mano la vicenda dopo che i tre lavoratori nel 2015, con l'assistenza legale di un altro avvocato, chiesero al giudice del lavoro il cosiddetto accertamento tecnico preventivo col quale si chiedeva una verifica approfondita sul sito in questione e sulla possibilità che nell'aria si fossero pericolosamente disperse fibre d'amianto. All'epoca dei fatti il giudice Patrono nominò un consulente tecnico d'ufficio, l'ingegner Tricerri, mentre i lavoratori si avvalsero della consulenza di un super-esperto in materia come il professor Giorgio Isidoro Lesci dell'Università di Bologna. Un contraddittorio tecnico e alla fine della procedura, l'atp fu respinto perché non fu riconosciuto alcun pericolo di aereodispersione delle fibre.

Incassato il no, è cambiata la strategia e mentre altri lavoratori si sfilavano dalla vicenda (anche un Comitato nazionale, disciolto alle prime negatività), i tre superstiti decisero di rivolgersi all'avvocato Buondonno sostenendo di patire patologie connesse all'amianto, consapevoli di combattere una battaglia che non è soltanto la loro: la perizia di Lesci d'altro canto giungeva a conclusioni ben differenti da quelle che furono assunte allora dalla Procura spezzina. Secondo il regolamento non è possibile fare ricorso all'atp così si è proceduto a depositare querela con 500 pagine di perizie ed analisi tecniche sull'amianto. Un fascicolo densissimo, affidato alla dottoressa Soffio che ammette la possibilità di un reato di lesioni, concentrando quindi la questione sulla presenza di malattie pertinenti sui lavoratori querelanti. Non c'è invece alcun riferimento sulla presenza o meno nella centrale di Corso Nazionale dell'amianto aerodisperso. A due medici di Asl fu affidato l'incarico, ma Buondonno contestò la procedura: "Nella querela avevamo avanzato anche l'ipotesi di responsabilità penale, almeno per omissione, da parte di Asl. Ecco perché secondo noi quell'analisi andava affidata a qualcun altro". Anche perché i medici, dopo aver visitato i lavoratori, esclusero qualsivoglia patologia attinente. Ma quel che si chiedono i lavoratori è per quale motivo niente è stato fatto a proposito della presenze di fibre disperse all'interno della centrale: la pavimentazione dei locali, la colla con cui era stata posata, sono questi i materiali messi nel mirino, con cui tutti i lavoratori avevano a che fare tutti i giorni per molte ore. Figuriamoci quando a causa di lavori di adeguamento delle strutture, alcuni pezzi sono stati letteralmente asportati, ridotti in mille pezzi e lasciati per settimane ai bordi delle stanze come fossero mucchietti di polvere semplice.

Alla richiesta di archiviazione, naturalmente si oppongono e il gip De Bellis dà loro ragione rimettendo il fascicolo al pm indicato, con relativi accertamenti da svolgere. L'ultimo capitolo di questa storia tortuosa che, ripetiamo, potrebbe andare avanti per anni ma che potrebbe anche andare a rappresentare una sentenza pilota per tutta Italia, sono gli undici avvisi di garanzia per altrettanti manager di Tim, anche se nessuno spezzino risulta coinvolto. E di conseguenza non solo i lavoratori, ammalatisi di asbestosi, saranno di nuovo visitati, ma viene disposto l'incidente probatorio, ovvero la perizia tecnica volta ad accertare se effettivamente ci siano fibre di amianto disperse nella sede di Migliarina, oggi ancora in attività anche se non più occupata continuativamente come un tempo. Naturale che il pensiero vada anche agli altri lavoratori, una cinquantina nella sola provincia della Spezia, dislocati nelle altre centrali territoriali, alcune delle quali presentano caratteristiche pressoché simili se non identiche visto che anni di edificazione, materiali utilizzati e usura sono praticamente gli stessi, almeno laddove non si è già intervenuto per la bonifica: "Stiamo parlando di un fenomeno pericolosissimo, negli anni qualche dipendente Telecom è morto per mesotelioma, l'ultimo l'anno scorso. Non possiamo certo dire con evidenza che ci sia consequenzialità fra le due cose ma l'allarme per lo meno ci sembra giustificato - ha concluso Buondonno -. Abbiamo chiesto che Asl e la stessa azienda tirassero fuori i dati relativi alle malattie legate all'amianto e che hanno lavorato in quella centrale".

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Maurizio Cozzani, Stefano Perri e Fabio Petrozzi
L'avvocato Buondonno coi lavoratori Maurizio Cozzani, Stefano Perri e Fabio Petrozzi,


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