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Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Maggio - ore 17.40

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Amianto a Marola, dopo sei mesi ancora nessuna risposta

La prima campagna di monitoraggio non ha dato esito a causa della presenza di troppe polveri nei filtri. Per i marolini è sbagliata la posizione della centralina, ma la direttrice di Arpal difende la scelta: "Ci sono venti prevalenti ben noti".

Pesano le assenze di Comune, Asl e Marina

La Spezia - A sei mesi dal fortunale che ha divelto le coperture in amianto di alcuni capannoni dell'arsenale militare, a poche decine di metri dalle case di Marola, i timori della popolazione sulla dispersione di fibre di asbesto restano ancora senza una risposta.
C'era voluto tempo - troppo, secondo i marolini - per arrivare al giorno in cui l'intero consiglio comunale aveva approvato una mozione che impegnava l'amministrazione a muovere le leve per il monitoraggio ambientale della situazione e per iniziare a cercare risorse e finanziamenti che portino la Marina militare a rimuovere le coperture in fibrocemento.

Qualcosa, in verità, ha iniziato a muoversi, come ha spiegato ieri l'assessore all'Ambiente Kristopher Casati in una relazione che ha inviato ai membri della commissione Ambiente riunita a Palazzo civico. I risultati, però, non sono ancora "soddisfacenti". E forse per i marolini non li saranno mai, viste le numerose obiezioni che sono state sollevate dai Murati vivi nel corso della seduta, a cominciare dal posizionamento della centralina di rilevazione, posta lungo la salita di Viale Fieschi, all'altezza dell'ufficio postale. Un punto in cui, secondo gli abitanti, i venti quotidiani di mare e di terra non transitano. E dove, al contrario, c'è una elevatissima presenza di traffico veicolare, tanto che i filtri utilizzati per la rilevazione della presenza delle fibre di amianto sono stati ritenuti non idonei dal laboratorio di analisi genovese al quale sono stati inviati, proprio perché troppo pieni di polveri.

"Dobbiamo individuare il modo migliore per non avere i filtri impaccati dalle polveri del traffico e avere campionamenti idonei. Abbasseremo il tempo di test dei filtri da sei a quattro ore, sostituendoli più spesso nell'arco della giornata e vedremo se le cose andranno meglio", ha illustrato Fabrizia Colonna, direttrice della sede spezzina di Arpal e, di fatto, unico interlocutore di commissari e cittadini, vista l'assenza di Casati, dei rappresentanti Asl e della Marina militare.
"Sarebbe stato interessante capire da Asl il perché della scelta di un solo punto di campionamento, peraltro così vicino al traffico veicolare. A Pistoia Arpat ha collocato le centraline in ben cinque punti per un campionamento simile", ha fatto notare William Domenichini.
Colonna ha tentato di fare chiarezza: "Abbiamo collocato un solo punto di rilevazione per una valutazione economica e tecnica, in attesa di approfondire, se i risultati ci diranno che è necessario, se ci sarà il minimo dubbio della presenza di amianto. Nel golfo ci sono venti e brezze costanti, per cui è noto che se ci sono fibre di amianto nell'aria transitano certamente in quel punto. Abbiamo modelli dettagliati che ce lo confermano e un monitoraggio sulla presenza di fibre di asbesto svolto alcuni anni, dal quale peraltro emerge una situazione tranquillizzante.
Di fronte all'amarezza espressa da Domenichini per "la paginetta su un monitoraggio che per ora è fallito" consegnata da Casati dopo mesi di attesa il presidente della commissione Marco Tarabugi ha assicurato che il cammino dei lavori è appena iniziato.
Per i Murati vivi Lorenzo Pavoni ha sollevato diversi dubbi sulle modalità di svolgimento delle analisi.
"Stiamo utilizzando le tecniche previste dai protocolli - ha replicato Colonna - e Arpal non è un ente che si tira indietro quando ci sono da fornire esiti preoccupanti. Basta vedere cosa sta succedendo con l'abbattimento del Ponte Morandi. Se solo c'è il dubbio che le condizioni ambientali possano essere non sicure noi lo segnaliamo agli enti preposti".
Se Guido Melley se l'è presa con le assenze che hanno impedito di avere risposte esaurienti, anche da parte dell'amministrazione comunale ("Sarebbe stato utile anche un funzionario dell'Ufficio Ambiente, in assenza dell'assessore", ha detto), Massimo Lombardi si è scagliato contro presunte "bestemmie scientifiche", sostenendo che nel lavoro in corso manchi il "requisito di scientificità".
La direttrice di Arpal ha replicato che "la determinazione della presenza di fibre di amianto si fa con microscopio ottico o a scansione elettronica, come nel nostro caso. Se ci sono troppe polveri nei filtri non si riesce a fare. Ma nel 2019, questo è il top a disposizione per svolgere questo tipo di analisi".
Massimo Caratozzolo ha aggiunto che "l'impressione è che di fronte a un problema serio come quello dell'amianto, per il quale nessuno ha fatto nulla per anni, potevano essere messe sul piatto maggiori risorse, che consentissero di ricorrere a verifiche strumentali più diffuse, anche per fugare ogni dubbio sulla volontà di arrivare in fondo alla questione".
Con l'attacco di Fabio Cenerini all'Asl - "è una vergogna che non si sia presentato nessuno, non è nemmeno la prima volta che questo accade, forse dovremmo scrivere una lettera come commissione" - la seduta è andata verso l'epilogo, con i marolini che si sono avviati verso le scale con sguardi sfiduciati e ancora molti dubbi nella testa.

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