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Allarme dell'Ordine: "Mancano infermieri nelle Rsa, assistenza a rischio"

Tra le proposte, la deroga al vincolo dell'esclusività per i dipendenti pubblici. "Senza soluzioni, gli ospiti dovranno andare in ospedale".

Interviene l'Opi
Allarme dell'Ordine: "Mancano infermieri nelle Rsa, assistenza a rischio"

La Spezia - “Nelle ultime settimane i responsabili di numerose strutture sanitarie convenzionate del nostro territorio hanno inviato più appelli al nostro Ordine professionale: chiedono infermieri, chiedono di diffondere le loro offerte di impiego per infermieri. In alcune di queste realtà il numero dei professionisti infermieri rimasti attivi è davvero basso, e mette a rischio la continuità assistenziale”. A lanciare l'allarme è l'Opi Ordine delle professioni infermieristiche della Spezia. “I motivi di questa situazione – spiega l'organizzazione - sono abbastanza evidenti: il primo è legato alla possibilità che hanno oggi le Aziende sanitarie pubbliche, in forza del Decreto Cura Italia, di assumere professionisti in forma più snella, a seguito dell’emergenza Covid19: questo aspetto ha favorito in alcuni casi lo spostamento di infermieri dal settore privato convenzionato al Pubblico Impiego (le ASL). L’altro è quello di personale che si è infettato in servizio, e che quindi non è disponibile per un periodo abbastanza lungo; l’amaro risultato finale è che in alcune di queste realtà (Rsa importanti e con molti ospiti) restano in servizio davvero pochi infermieri, sottoposti a turni durissimi; è vero che buona parte dell’assistenza di base è effettuata da personale oss che attualmente non manca ma, come è noto, gli operatori socio sanitari non possono somministrare farmaci, e la presa in carico che caratterizza l’attività dell’infermiere deve essere svolta da quest’ultimo, anche in forza delle normative professionali che governano il settore, e che qui non ripeteremo per non annoiare nessuno”.

L'ordine degli infermieri osserva che “i motivi storici alla base delle effettive diversità fra la Sanità pubblica e la Sanità convenzionata meriterebbero convegni e dibattiti (peraltro già svolti) ma -qui e ora- è del tutto inutile ragionarne: i fatti sono che in certe Rsa del nostro territorio, se non si troveranno infermieri, si arriverà al punto di portare gli ospiti negli ospedali: dove la situazione, pur se migliorata negli ultimi giorni, non è esattamente di pieno relax, anzi. Con grave disagio delle persone che sono in quei letti, quasi sempre anziane e certamente fragili; e con ricadute organizzative pesanti sull’organizzazione sanitaria tutta. Che cosa fare? Abbiamo letto molte proposte e alcune sono piuttosto fantasiose, quando non pericolose, tipo permettere la assunzione ‘in deroga’ di professionisti stranieri senza iscrizioni agli albi professionali italiani: chi farà la verifica della conoscenza della lingua? Chi fa la verifica i titoli? Anche in emergenza non è giusto accettare una minore sicurezza nelle attività…negli ultimi anni, solo il nostro piccolo Ordine ha intercettato una decina di falsi infermieri, italiani e non. Altre proposte sembrerebbero invece già più solide. Ad esempio, da sempre il dipendente pubblico ha il vincolo della esclusività (solo per il Comparto, mentre per i dirigenti medici esiste la possibilità di agire su più contesti): si potrebbe derogare al vincolo, per la sola durata di questa emergenza, esattamente come si è fatto per le procedure di assunzione, per permettere agli infermieri delle ASL di effettuare servizio anche nelle strutture private convenzionate. La cosa, trattata evidentemente in protocolli d’intesa che includano le organizzazioni sindacali e riservati a quelle situazioni -che già esistono- di grave emergenza, dovrebbe coinvolgere solo chi ne fa richiesta, e lasciando naturalmente come prioritario il servizio per la propria ASL; una ipotesi che non deve imporre nulla a nessuno e certamente con il giusto riconoscimento per una attività professionale strategica, che permetterebbe di mantenere gli ospiti al loro posto, anche per non sovraccaricare le degenze della stessa ASL”.

“Per chiarire il concetto con gli addetti ai lavori – concludono dall'Opi -, si tratta di una estensione dei già esistenti e partecipati progetti di attività in ‘prestazione aggiuntiva’ che andrebbero a riguardare, in questo caso, anche strutture esterne (è qui che si deve intervenire: oggi ciò non è previsto, ovviamente, dai regolamenti aziendali dedicati). Ovviamente, non ci si può improvvisare infermieri di una RSA: ma intanto, proprio perché le situazioni che ci sono già state descritte come complesse riguardano la somministrazione delle terapie, ecco che un infermiere in servizio in una realtà ospedaliera ha competenza e facoltà di azione sull’argomento. Anche chi non aveva una idea precisa del ruolo degli infermieri ha scoperto, in questo disastro che ha travolto le nostre vite e la nostra Società da fine Febbraio, che la figura è strategica: lo è anche nella Sanità privata e, se non si interviene in qualche modo ‘nuovo’, evidentemente con qualcosa che sia ‘in deroga eccezionale’ al normale andamento, non vediamo come superare la attuale difficoltà; va infine ricordato ancora che le strutture che ci contattano per assumere infermieri – semplicemente- non li trovano, ed il punto critico è questo: non ci sono praticamente più infermieri ‘a disposizione’".

Dato quest'ultimo per l'Opi confermato dal "fatto che il nostro Ordine provinciale degli infermieri ha iscritto negli Albi professionali, nell’ultimo mese, 22 nuovi professionisti che si sono laureati qui (Università di Genova), a Pisa e a Parma, e questi neo colleghi sono oggi già tutti in servizio nella Sanità pubblica, o stanno per accedere in questi giorni. Come sempre da parte nostra massimo rispetto del ruolo di tutti: questa ipotesi dovrà essere valutata e trattata dall’ASL, dai responsabili delle strutture private e dalle organizzazioni sindacali del settore; noi restiamo a disposizione per ogni utile e concreta iniziativa, come già fatto nelle procedure di iscrizione d’urgenza che hanno visto i laureati spezzini dell’11 Novembre inseriti nell’Albo già la mattina del giorno successivo, così da consentire agli stessi di iniziare subito l’attività professionale”.

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