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A Castellazzo le celebrazioni per San Benedetto

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A Castellazzo le celebrazioni per San Benedetto

La Spezia - Come ogni anno, la festa di San Benedetto abate è stata celebrata alla Spezia con una messa che si è tenuta nella chiesa delle monache benedettina di clausura, al colle di Castellazzo. Diversi fedeli sono intervenuti alla celebrazione, presieduta dal vicario generale della diocesi monsignor Enrico Nuti, presenti anche altri sacerdoti. Le monache erano presenti nel coro della chiesa. All’omelia, monsignor Nuti ha tracciato un profilo del patrono d’Europa.”Questo giorno di grazia che ci è dato nella solennità di San Benedetto – ha detto il vicario generale – ci consente di andare alla radice della nostra vita di fede. E doverosamente anche ci indica dove andare per affrontare il mondo che viviamo. C’è infatti un singolare parallelismo tra ciò che è capitato a vivere a Benedetto e quello che stiamo vivendo noi oggi”. Monsignor Nuti ha così proseguito: “Anche Benedetto deve affrontare un mutamento di civiltà. E’ crollato ormai quello che rimaneva ancora dell’impero romano ed è dentro la trasformazione seguita alle invasioni barbariche. Anche noi siamo in un cambio, in un mutamento: i parametri ordinari della vita sono tutti sconvolti sino alle loro radici più profonde, e all’apparenza nulla può più essere dato per scontato. Perché tutti i cardini e non solo quelli visibili e sensibili, ma addirittura quelli più profondi, sino ad arrivare alla nostra struttura genetica e al nostro stesso modo di pensare, di rappresentarci la realtà, non sono più quelli di prima. Alcune sicurezze che apparivano, in realtà non erano delle sicurezze: come il mito che il vero conoscere fosse solo il sapere scientifico e tecnologico, che avrebbe sostituito altri saperi tradizionali, come anche quelli legati all’esperienza di fede, all’esperienza religiosa...”. “Dunque – ha concluso il celebrante – c’è da ritornare a Benedetto. Egli lascia Roma, lascia la sua carriera politica e il suo ruolo non per fuggire dal mondo per disinteressarsene. Ma per assicurare al mondo sconvolto il fondamento vero. Egli a ottimo titolo è stato scelto come patrono d’Europa. Non soltanto perché abbiamo bisogno di intercessioni dall’alto, ma perché abbiamo bisogno di modelli vivi, che ci facciano capire come riscoprire le radici di una socialità altrimenti sconvolta”.

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